Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Le donne di Santa Febronia

Le monache di Schiavonia hanno 48 ore per andarsene e trovare una nuova sistemazione. L'ultimatum scade il 31 luglio 1805.

Nel tardo pomeriggio del 31 luglio 1805, il tratto finale di Borgo Schiavonia vide giungere otto carrozze e otto carretti. Una gran folla era lì ad assistere. I mezzi erano stati messi a disposizione dalle più abbienti famiglie forlivesi su richiesta dell'autorità che allora si chiamava Napoleone, di fresco incoronato Re d'Italia. Che cosa stava accadendo? Stava scadendo l'ultimatum che aveva intimato alle monache di lasciare il monastero di Santa Febronia, complesso religioso un tempo situato tra le vie Cornelio Gallo, Orto Schiavonia e corso Garibaldi. Il trasloco doveva essere eseguito a cura della municipalità “usando ogni riguardo” nei confronti “delle Monache le quali devono essere decentemente condotte al Monastero loro destinato”. Cosa che avvenne in parte, in quanto fu motivo di divertimento vedere quelle donne forzatamente dal monastero. Chiesero di andare in Duomo per cantare le litanie alla Beata Vergine del Fuoco, quindi le carrozze si diressero altrove. L'ultima correttrice di Santa Febronia, Maria Domenica Cignani, aveva collaborato con le autorità francesi per ottenere un trattamento consono ma al nuovo regime interessava ben poco il retaggio religioso di Forlì. Chiesa e monastero vennero chiusi per sempre nel 1810, affittati e in parte adibiti a deposito. Così, tardivamente rispetto ad altri conventi o monasteri urbani, il nuovo corso della storia spazzò via un nucleo di piccole e grandi storie: le Paolotte, le monache che vi vivevano, speravano di essere rimaste delle superstiti nell'onda secolarizzatrice che dal 1797 imperversava in Romagna ma non ci fu nulla da fare. Dapprima i poderi del monastero (Malmissole, San Tomè, Buganeto, Selva in Ravaldino, Coriano) vennero ceduti all'asta e il ricavato fu confiscato dai soldati francesi. Si pose dunque la domanda sul futuro della struttura, anche se la risposta pareva scontata. Per salvarla, si doveva sacrificare un altro monastero e fu indicato quello del Corpus Domini. Ma era di proprietà privata quindi impossibile da rilevare. Così il cerchio si strinse e la decisione fu presa: il 20 luglio 1805 venne pronunciato il decreto di soppressione. 

Sparirono così anche alcune tradizioni legate a questo tratto di corso Garibaldi, come la festa del Sacro Cuore di Gesù, sorta da un legato testamentario di due gesuiti spagnoli che vollero che in perpetuo si celebrasse a Forlì in Santa Febronia questa festività: "Otto giorni prima della festa, infatti, vi darà il solito segno di campane e analogamente i tre giorni prossimi precedenti alla festa". Seguiva una processione con trombetta e tamburi. La chiesa veniva solennemente apparata con damasco alle porte ed erano previste indulgenze a chi le avesse varcate. All'altar maggiore campeggiava l'immagine del Sacro Cuore, "accanto ad essa saranno accese sei candele alla mattina a doppo pranzo". Inoltre, al mattino si faceva suonare l'organo "e per l'esposizione dell'Augustissimo Sacramento la sera, nel cui tempo saranno accese ventiquattro candele, e ne rimanenti altari due per uno darassi la Benedizione al Popolo". Sia per l'esposizione, sia per la benedizione, si chiedeva la presenza delle "due torcie solite" mentre i cantori intonavano le Litanie della Beata Vergine e dopo il Tantum Ergo. In quel giorno, nella chiesa di Santa Febronia, venivano celebrate trenta messe. Similmente, ma in tono minore, si teneva la festa di Santa Febronia (5 luglio). 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Con la Restaurazione, il monastero non fu ricostituito e l'ordine delle Paolotte a Forlì nemmeno. Che fine fecero quelle donne? Furono portate nel vicino convento di Santa Chiara, ma per poco giacché anche questo grande spazio religioso venne completamente atterrato. Oggi rimangono scarsissime tracce e queste signore non si sono nemmeno meritate il ricordo dei loro concittadini, tanto che i più non sanno nemmeno dell'esistenza di questo monastero del quale la maggior parte degli indizi architettonici è sparita nella prima parte del Novecento. Quindi è il caso di fare qualche nome. Si sa che tre paolotte di Santa Febronia troveranno ospitalità nel monastero di Santa Maria della Neve, e se ne aggiungeranno poi altre fino a convivervi: Maria Domenica Cignani, Geltrude Teresa Grandi, Anna Rosa Grandi, Maria Veronica Cignani, Fortunata Bassi, Angela Biondi. Con loro c'erano altre monache provenienti da Santa Chiara, Santa Maria della Ripa, terziarie francescane e domenicane, tutte per quel tempo anziane, relitti di un mondo che si volle interrompere senza troppi complimenti. Si ha notizia, il 28 febbraio 1828, di una paolotta senza abito monastico e non più legata all'obbligo della clausura nel monastero del Corpus Domini. Nessuno, allora, si premurò di ascoltare e trascrivere le loro storie; oggi di queste donne è già molto se conosciamo il nome.

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

Attendere un istante: stiamo caricando i commenti degli utenti...

Commenti

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
ForlìToday è in caricamento