Il Foro di Livio

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Tempo di "maturità elementare"

Volge al termine un difficile anno scolastico. Inizia la stagione degli esami: ecco cosa offriva l'istruzione a Forlì un secolo fa.

Giugno è il mese che si porta via la scuola e, con l'aroma intenso sprigionato dai fiori dei tigli che ombreggiano molte strade forlivesi, accompagna verso gli esami di fine anno. Ciò che era consuetudine, questa volta è stata disattesa per la ben nota questione del virus. Quindi si faccia un salto indietro, cercando come gli antenati vivevano cotale momento di passaggio. Ma prima bisogna citare un'amara constatazione che si legge sul "Pensiero Romagnolo" del 22 marzo 1914, dove i forlivesi non fanno una gran figura: “Il popolo nostro non legge, non studia, le sue doti, i suoi sentimenti, le sue facoltà, quel complesso che forma la sua caratteristica psicologia, cozza colla concentrazione, colla meditazione, colle molteplici virtù dello studioso. Gli stessi giuochi ricreativi che esigono un certo sforzo mentale sono scartati a priori dal popolo nostro o addirittura sconosciuti: ad esempio a Forlì non potrà mai sorgere ed aver vita un circolo scacchistico”. Infatti, secondo l'autore del testo: “La nostra Romagna, pur così ricca di scuole, pur madre di un popolo dalla pronta e sveglia intelligenza, è una delle regioni d'Italia semianalfabete”. E non solo: “il nostro popolo tanto appassionato alla politica non si abbona ai giornali che della politica sono i portavoce. E' certo che non sa leggere il giornale moderno chi non si è prima esercitato a leggere molti libri”.

Il 29 giugno 1913, sullo stesso settimanale, si avverte che a breve inizieranno “gli esami di maturità nelle scuole elementari”. Per la precisione: “per quelle femminili le prove scritte sono fissate per il 4 e il 5 luglio, gli orali nei giorni successivi”. Più avanti, si legge: “per quelle maschili, invece, il 7 e l'8 luglio, e gli orali nei giorni successivi”. Poi si scopre che “nelle altre classi, i corsi maschili e i corsi femminili avranno principio l'11 luglio e finiranno il 18 luglio”. L'Istruzione primaria a Forlì, a cavallo tra Otto e Novecento, contava quattro scuole maschili urbane, un paio di scuole femminili urbane, una scuola mista suburbana e ventisette scuole rurali. Qualche anno prima, nel 1911, una legge giolittiana volle rendere le scuole elementari, fino ad allora gestite dai Comuni, un servizio statale. Sarebbe spettato allo Stato, dunque, il pagamento dello stipendio ai maestri, così da alleviare i bilanci comunali che non sempre avevano consentito, proprio per ragioni di cassa, una corretta organizzazione scolastica. Arrivando a tempi più recenti, l'ultimo esame di licenza elementare nelle scuole statali italiane si è svolto nel giugno del 2004.

Se rimaniamo in quegli anni, con un periodo scolastico interrotto da festività scomparse (come il 20 settembre: anniversario della breccia di Porta Pia, e l'11 novembre: genetliaco del Re), si scopre che in tempo di guerra (l'8 novembre 1915), "riaprono le Scuole Elementari nel Palazzo Paulucci Piazza avendolo sgombrato le Truppe. Si alterneranno un giorno le maschili, un giorno le femminili; parte anche, coi primi dell'anno, v'installeranno nel pianterreno del Palazzo Vescovile (locale del vicariato) offerto da Mons. Vescovo”. Sembrano affermazioni molto contemporanee. Pochi mesi dopo, si scopre, dal "Diario Forlivese" di Filippo Guarini che: "aderendo all'invito del Municipio, il Marchese Alessandro Albicini (...) ha messo a disposizione del Sindaco un vasto locale a pianterreno del suo Palazzo, dove troveranno posto i bambini del nido (così si chiamano i figli dei richiamati di età inferiore ai 3 anni)". Si descrive anche com'erano distribuiti i vani: "C'è sala, dormitorio, cucina, corridojo, proservizi e giardino. Per le scuole elementari ha dato le splendide sale della Galleria, con le pareti ornate di bellissimi quadri. Così nel palazzo Albicini vi saranno 6 aule per le scuole, e un magnifico luogo pel nido; opera patriottica e caritatevole". Quindi, in quel periodo emergenziale, si avevano tre scuole elementari vicinissime: nel Palazzo Paulucci Piazza (oggi Prefettura), nel Palazzo Albicini (angolo tra piazza del Duomo e corso Garibaldi) e nel Palazzo Vescovile (oggi ha altre funzioni, ed è in via Solferino). 

L'istruzione pubblica primaria a Forlì (comprendente quelle che fino a pochi anni fa si chiamavano più dolcemente "scuole elementari") si può dire che nacque nel 1812 quando, regnante Napoleone, fu aperta una scuola per rione (cioè quattro in tutto) con il seguente programma didattico: leggere, scrivere e far di conto (le quattro operazioni). Trent'anni dopo, regnante Gregorio XVI, i giovani forlivesi sui banchi saranno 171 di cui 15 nel Rione Cotogni, 28 nel Rione Ravaldino, 65 nel Rione Schiavonia, 63 nel Rione San Pietro. A questi si aggiungono i "conservatori" di San Francesco Regis (27) e di Sant'Anna e delle esposte (56). Con Pio IX sul soglio pontificio, le scuole pubbliche forlivesi saranno 7 maschili e 5 femminili con 336 alunni e 162 alunne. Alla fine del secolo si consolida lo "schema" di 4 scuole maschili urbane, 2 scuole femminili urbane, una scuola mista suburbana e 27 rurali. L'anno scolastico 1924-25 vede in città 58 classi complete, più tre classi suburbane. Nelle frazioni funzionano scuole miste, e non tutte hanno il "corso completo" dalla prima alla quinta. In classe entrano 2341 alunni e 1893 alunne. Sono tre i Direttori didattici, circa 120 gli insegnanti. 

Ma la Forlì di un secolo fa offriva anche le "scuole superiori". Per lo più condensate nell'odierno Palazzo della Provincia di piazza Morgagni, noto, appunto, come Palazzo degli Studi. Qui avevano sede l'Istituto Tecnico "Matteucci" (cioè "Ragioneria" ante litteram), fondato nel 1860 con accenti più agronomici, per poi virare verso l'indirizzo commerciale e amministrativo, mantenendo pur sempre agrimensura, agronomia e fisica. Vi era pure l'appena nato (nel 1923) Liceo Scientifico che il 6 giugno dell'anno successivo avrebbe preso il nome di "Fulcieri Paulucci di Calboli". Vi si trovava anche la Stazione Agraria (con laboratorio di chimica) e l'Osservatorio meteorologico (si nota ancora l'anemometro che vortica). Il 1° novembre 1777 era stato inaugurato il Ginnasio Cesarini-Mazzoni, quello che sarà poi il Liceo Classico "Morgagni": nei suoi primordi, annoverava le seguenti cattedre: scuola d'abbaco, leggere e scrivere, grammatica, umane lettere, eloquenza, logica e metafisica, fisica e matematica, istituzioni mediche, istituzioni civili e canoniche, anatomia e teologia. L'Istituto, con l'Unità d'Italia diverrà "scuola classica di grado inferiore" (Ginnasio), coi rami "classico" e "tecnico", e due classi di "lettere italiane, latine e greche, storia e matematica" (Liceo). Si segnala che alla fine dell'Ottocento c'era una trentina di studenti, la prima scolara si iscriverà nel 1894. 

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Dopo numerosi tentativi ottocenteschi nascono anche le "Magistrali"; il 4 gennaio 1891 la scuola sarà intitolata a Marzia degli Ordelaffi (un nome purtroppo perso per la strada). Nel 1902 apre i battenti la "Regia Scuola Industriale Femminile" poi intitolata a Giorgina Saffi (per lungo tempo sarà nota come "Istituto Tecnico Femminile"), alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio. Il 5 luglio 1900 era nata la "Scuola Industriale Maschile" che oggi, mutatis mutandis, si chiama "Istituto Tecnico Tecnologico" dedicato a Marconi, oltre a non esser più soltanto "maschile". Già presente come "Scuola Comunale di Disegno Applicato alle Arti e ai Mestieri" dal 1894, diverrà poi statale col nome di "Scuola Regia d'Arti e Mestieri Umberto I" e più avanti preferirà l'aggettivo "industriale". Cent'anni formava: aggiustatori, meccanici, elettricisti, falegnami, ebanisti, modellisti, decoratori, intagliatori, elettrotecnici motoristi. Era prevista anche una sezione serale di disegno applicato per operai. Pare strano, però, che Forlì non abbia conservato un Istituto agrario, visto che molte scuole (vista l'esigenza del territorio) avviavano a lavori in questo campo. In particolare la "Cattedra ambulante di agricoltura" che, dal 1902 si prefiggeva di insegnare la tecnica agraria e le applicazioni scientifiche dell'agricoltura con un occhio particolare nei confronti del progressi del settore. Era "ambulante" perché aveva sedi sparse: Forlì, ma anche Mortano (Santa Sofia), Civitella, Meldola, Teodorano, Bertinoro, Forlimpopoli, Dovia, e altre località. Qui gli studenti sperimentavano le nuove varietà, dando poi impulso a colture "minori" da queste parti come il tabacco, senza dimenticare la bachicoltura. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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