Il Foro di Livio

Il Foro di Livio

Una Fiera del Libro a Forlì?

Tipografi, editori, mecenati: storie e imprenditori di cui essere orgogliosi e da ricordare, all'ombra dell'Hotel della Città.

All'Hotel della Città idee in corso. Dopo anni di erba alta si spera che presto sia fruibile l'importante struttura, la più rilevante edificata qui nel Dopoguerra. Con l'inizio dell'estate si è parlato di un destino universitario per il bianco edificio e già qualcosa si sta muovendo nell'isolato su corso della Repubblica. Era, quella degli anni Cinquanta, una Forlì che sapeva progettarsi, inventarsi, pensava ancora in grande: grazie all'impegno di privati che hanno reso quel tratto di Borgo Cotogni un ricetto per artisti e per personalità di spicco. Poi, come spesso capita all'ombra di San Mercuriale, si è tornati all'eccesso di modestia, e tutto è rientrato nell'argine di un comune albergo di lusso. Comune fino a un certo punto, perché la struttura è architettonicamente prestigiosa. Fa un certo effetto, ora, vedere (dall'esterno) spogliato di tutto il salone dove fino a pochi anni fa si mangiava, un camerone che ben si offre alla luce e che aspetta di mostrarsi di nuovo con decorosa e degna destinazione. Nel frattempo, gli arredi originali, di pregio, sono spariti. Sarebbe potuto essere il luogo per ospitare le collezioni del Novecento artistico forlivese ma forse nessuno ci ha pensato e soprattutto la proprietà della struttura rimane privata. In ogni modo, si potrebbe ricondurre l'edificio alla storia di chi lo volle, e suggerire, in anni in cui è e sarà difficile organizzare manifestazioni di ampio respiro e vasta partecipazione, l'allestimento di una fiera del libro a Forlì. I motivi storici sarebbero molto più validi delle perplessità e degli ostacoli che naturalmente pone ogni progetto che vada al di là del naso. A ognuno, comunque, il suo mestiere e qui si ritorna alla storia mentre si spera che nel frattempo siano ricollocate le originali tesserine bianche sulla facciata nel lato di via Fortis, staccate per un restauro lasciando malamente il calcestruzzo ancora a (brutta) vista. 

Forlì, infatti, vanta una lunga storia editoriale. Addirittura risale al Cinquecento la vicenda di Francesco Marcolini che lasciò la città mercuriale per trasferirsi a Venezia dove fonderà una sua stamperia di successo. Nel 1495, invece, a Forlì sono attive le stamperie di Girolamo Medesano, e quella di Paolo Guarini e Giangiacomo De' Benedetti: entrambe le tipografie daranno alla luce, come primo testo pubblicato in città, il medesimo libretto: De elegantia linguae latinae. Prolifica fu l'attività di altri nomi a caratteri mobili nel Seicento ma si può citare la tipografia di Antonio Barbiani, attiva tra il 1710 e il 1821 con oltre duecento pubblicazioni. Quest'impresa, inizialmente in Borgo San Pietro e poi in largo de' Calboli, fu rilevata nel 1822 da Luigi Bordandini il cui marchio diventa quello degli atti istituzionali grazie anche all'enorme torchio in ferro che staccava la concorrenza. Si tratta degli antesignani dei tipografi che hanno lavorato nell'urbe rendendola, a cavallo tra Otto e Novecento, sede di numerose e prestigiose riviste. 

Però, venendo a tempi recenti, ci sono due storie che hanno del clamoroso. Fabbri e Garzanti hanno radici forlivesi ed entrambi hanno dato grandi contributi all’editoria italiana. Imprenditori di successo più o meno contemporanei che faranno futuro sulla carta ed avranno successo, in ambo i casi, a Milano. Nel 1947 viene varata la “Fratelli Fabbri Editori”, fondata, appunto, da fratelli forlivesi: Giovanni, Dino e in un secondo momento Rino Fabbri. Il primogenito era un medico che preferì allo stetoscopio la carriera dell’editore. Infatti, già da una manciata di anni si era dedicato alla stampa di alcuni libri scolastici. I Fabbri, insomma, erano figli di un lavoratore che si era trasferito a Milano. A Forlì rimasero i cugini, tra cui Mario che fu, tra l’altro, Podestà della città romagnola dal 1930 al 1936. Settore caratteristico delle edizioni Fabbri erano le enciclopedie (genere ormai obsoleto) e testi per studenti. I forlivesi furono i pionieri, tra l’altro, delle dispense vendute “a puntate” in edicola che più avanti sarebbero diventate un tormentone. Serie fascicoli di successo portano il cognome dei forlivesi. Più avanti, le edizioni dei fratelli Fabbri si sarebbero confermate l’operatore dominante dei libri di testo per i licei. Ormai milanese, Giovanni Fabbri manteneva saldi i legami con la città degli avi se così ebbe a scrivere: “Mantengo il proposito di tornare a Forlì appena possibile per trascorrervi la fine di una settimana”. 

Aldo Garzanti, nato a Forlì nel 1883, dopo aver frequentato il Liceo Classico “Morgagni” e la Facoltà di Lettere a Bologna, si trasferirà a Milano per lavorare nel settore dei prodotti chimici. Figlio di Maria e Livio, maestro elementare, soldato al seguito di Garibaldi nella campagna del 1866, crescerà in un contesto familiare imbevuto di ideali mazziniani. Appassionato di studio e di libri, nel 1938 fa sua la prestigiosa casa editrice Treves su consiglio dell’amico Aldo Spallicci. Così nacque la Garzanti Editore, punto di riferimento degli intellettuali del tempo. Ma il suo legame con Forlì è inscindibile, al punto da esprimere a più riprese il desiderio di onorare la terra d’origine con una realizzazione di pregio. Nel 1947, l’editore incarica l’amico Giò Ponti di progettare la nuova sede dell’azienda milanese. Da qui all’idea di chiedere al grande architetto un’opera importante anche per la sua Forlì, il passo è breve. Nel 1952, lasciata la direzione della casa editrice al figlio Livio, presenta all’amministrazione comunale di Forlì una proposta per la costruzione e la gestione di un grande albergo. Ecco, dunque, l’Hotel della Città attraverso il quale darà origine alla Fondazione atta a realizzare un luogo per ospitare artisti, scienziati, letterati, studiosi. Si torna quindi al punto di partenza, al grande edificio che se ne sta lì, a metà strada tra piazza Saffi e piazzale della Vittoria, in attesa di tornare ad essere il salotto culturale della città. 

Il Foro di Livio

" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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