Il Foro di Livio

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Una fontana in piazza Saffi, storia di un progetto mancato

E se al centro della città ci fosse una fonte? Per qualche tempo quest'idea fu presa sul serio. Storia di un progetto mancato. 

In questi giorni si potrebbe ascoltare almeno lo sciabordio dell'acqua di una fontana al centro di piazza Saffi mentre, in conseguenza dei nuovi decreti, il silenzio s'impadronisce del cuore urbano.  Questa sarebbe un'esperienza di fantastoria, perché, com'è evidente, la fontana in immagine, benché progettata, non sia mai stata realizzata. Un grande “fonte inaugurale” avrebbe infatti sostituito la secentesca colonna della Madonna del Fuoco e il progetto venne firmato nel 1905 dagli ingegneri Carlo Cesari e Andrea Misirocchi. 

In realtà, da subito si dovette far fronte al cronico basso profilo alla forlivese: si specificava, infatti, che non si pretendesse dal nuovo manufatto una vera e propria costruzione monumentale. Non c'era molto nelle casse del Comune, quindi si scelse il cemento come materiale prevalente. Certo, era previsto anche l'uso di blocchi di marmo rustico e di calcare per rendere suggestivo il basamento della fontana, simile a scogli addossati l'uno sull'altro. La colonna centrale della fontana sarebbe stata alta undici metri e il getto dell'acqua in caduta avrebbe incontrato due piani onde creare una cascata spumosa e rumoreggiante. La struttura, fin troppo minimalista per quel tempo, ricordava un alfiere degli scacchi e, a parte i giochi d'acqua particolari per l'altezza di caduta, non sembra il frutto di una profonda ispirazione. Un gentile laghetto a quadrifoglio, protetto da una balaustra in ferro battuto, avrebbe sicuramente dato ristoro ai piccioni. In ogni caso si sarebbe trattato di una fontana alta come un palazzo di quattro piani e curiosa come attrazione turistica. Per vincere il buio, ecco quattro candelabri disposti sul vertice di un quadrilatero attorno alla fonte, i quali avranno lo zoccolo di base trasformato in pubblica fontanella a getto continuo, raccolta da vaschette al piede, onde al di fuori del perimetro della cancellata si possa attingere acqua comodo populi. I lampioni, dunque, erano destinati a un duplice uso. Lampioni che, in anni dal fremito per le novità luminose, vedevano proprio il 1° luglio 1904 accendere la piazza per la prima volta con il gas municipalizzato. Secondo le testimonianze del tempo l'effetto fu notevole: “La piazza Maggiore ha molta luce, sebbene le palle dei fanali appaiano piccole” dirà Guarini, mentre altri facevano le pulci sui troppi costi che la modernità avrebbe comportato. 

La piazza, allora intitolata a Vittorio Emanuele, nella sua ampiezza, era difficile da illuminare, mentre più cospicuo era il punto di vista del Corso. Si ribadisce che s'intende ancora luce pubblica a gas, nonostante che tale tecnologia avesse preso la via dell'obsolescenza in luogo dell'elettricità. Infatti, il Consiglio Comunale aveva appena costruito lungo la via Emilia, poco prima della piazza d'Armi, il Gassogeno, alimentato dal carbon fossile che giungeva via mare dall'Inghilterra fino a Ravenna e trasportato a Forlì attraverso la tranvia. Acqua e luce, comunque, erano costanti in una città ottocentesca ma trascorsa dal fervore tecnologico e industriale con la rete quattrocento lampioni che lottavano contro il buio cittadino. Il canale era ancora ben in vista in centro, rappresentando l'economia di sempre. D'altro canto in quegli stessi mesi, alla fine di corso Diaz, si era innalzato il Torrione che, camuffato in un'improbabile ma aggraziata e ancor bella torre circolare dai merli ghibellini, portava ai forlivesi acqua potabile sotto pressione. Il fresco restauro non ha ripristinato la fattezza finto-antica che la struttura aveva prima di essere distrutta dalla guerra, che pertanto continua a colpire l'occhio per quanto stoni con la vicina Rocca di Ravaldino. 

Che fine ha fatto il progetto? Fu presentato il preventivo alla Giunta municipale: 40 mila lire, né troppo né poco, ma sufficiente per accantonare, temporeggiare e dimenticare. Altre proposte prevedevano di usare la colonna della Madonna del Fuoco come perno della fontana però alla fine non se ne fece nulla. Sarà preferito il massiccio monumento a Saffi. 

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" Vi racconto la storia del ""Foro di Livio"". Insegno, ma sono anche giornalista. Sono dottore in Giurisprudenza ma anche in Scienze religiose. Osservatore curioso, sono appassionato di storia locale e di musica del Settecento. Ho il vizio di scrivere e pubblicare (con discrezione) saggi, manuali, racconti. Mi occupo anche di birra, ma questa è un'altra storia "

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