Lunedì, 20 Settembre 2021
La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Centri storici: una cultura ed una economia da salvare. La battaglia è persa?

I book makers quotano la resurrezione dei centri più o meno quanto lo scudetto del Cagliari nel prossimo campionato.

Neppure prima della pandemia i centri delle città romagnole se la passavano tanto bene. I vecchi tempi del tutto esaurito nei negozi e dei giovani accalcati davanti alle vetrine, del rito della “vasca” tra piazze e corsi, erano ormai un ricordo. Centri commerciali artificiali forniti di parcheggi gratuiti, tasche leggere dei clienti e affitti pesanti, eccetera ed eccetera. A forza di eccetera  i negozi progressivamente si rarefacevano e le piazze si svuotavano.

Poi è arrivato il maledetto virus: anziani e maturi hanno scoperto le gioie della casa ed escono meno, lo smart working ha dimezzato impiegati e frequentatori degli uffici, giovani e canuti hanno scoperto che comprare su Amazon costa meno. Gli stessi che, con ragione, condannano l’impoverimento sociale dei centri, comprano on line come non ci fosse un domani.  Per la vivacità dei centri, e soprattutto per i negozi, non è un bel vedere. Né un bel prevedere: I book makers quotano la resurrezione dei centri più o meno quanto lo scudetto del Cagliari nel prossimo campionato. La battaglia è persa? Per capirci di più ho interrogato persone che ne sanno.     

Ravenna

A Ravenna Mauro Mambelli gestisce alcune attività di ristorazione ed è presidente della Confcommercio, associazione largamente rappresentativa: “La battaglia non è affatto persa. Certo, qui come ovunque è il settore della accoglienza a trainare i negozi, la gente viene in centro soprattutto per sedersi a un tavolo, bere qualcosa. La movida è “educata”, non da preoccupazioni. Il “quadrilatero del gusto” con i tavoli fuori a Ravenna funziona, il centro si riempie praticamente ogni sera. E’ sorto un  nuovo comitato di commercianti, “Spazio in Ravenna”, ben visto dal Comune, assai utile. Per i negozi problema serio è rappresentato dal commercio on-line, i giganti della distribuzione non pagano tasse, occorre intervenire con politiche fiscali serie. Oltre tutto, se compri on line non esci di casa, il centro ne soffre. Credo meno, invece, nella concorrenza dei centri commerciali, hanno anche loro gatte da pelare”.

Forlì

A Forlì la situazione è particolare. Ciò che viene definito centro storico è porzione della città molto vasta, basta imboccare Corso della Repubblica per rendersene conto. Forlì era a inizio Novecento la capitale, “e zitadon”, di una grande provincia, ospitava tutti gli uffici di riferimento. Mussolini rese ancor più ambiziosi strutture e destini della città; nel dopo guerra, per reazione, avvenne il contrario. Solo negli anni Novanta, con il Sindaco Franco Rusticali, si mise mano ad un deciso restayling urbanistico. Fatto sta che il centro è “infinito”, l’effetto desertificazione è spesso  evidente. Chi conosce il centro come le sue tasche è il vice-direttore della Confesercenti. Fabio Lucchi. Se ne occupava già quando lavorava in Confcommercio, da una quindicina d’anni lo fa nel suo nuovo ufficio, ha seguito un gran numero d’iniziative: “C’erano difficoltà anche prima del Covid, la pandemia le ha acuite ma è in corso una reazione, molte persone hanno voglia d’uscire e l’amministrazione comunale ha imboccato la strada giusta  rendendo gratuita la possibilità di occupare suolo pubblico. Anche qui “tira” di più l’accoglienza rispetto ai negozi, il commercio on line è competitor scomodo e sleale. Stiamo lavorando per far capire che riempire le autostrade di camioncini che consegnano prodotti a casa significa impoverire il ruolo di presidio sociale dei negozi. Apriamo un circuito virtuoso, invece, tra consumatori, negozi e catene distributive per far arrivare i prodotti nei negozi. E per quanto riguarda la movida non lanciamo allarmi ingiustificati. A Forlì le cose sono sotto controllo: dobbiamo attrarre giovani , senza di loro il centro muore”.

Rimini

A Rimini, ove l’economia ruota principalmente attorno al turismo, il centro, limitato da Ponte di Tiberio e Arco di Augusto, pedonalizzato da decenni, non pare perdere troppi colpi. Qualche ragione la spiega Davide Ortalli, direttore della Cna. “Rimini ha pagato un prezzo altissimo al Covid, ma quasi sorprende l’intraprendenza di chi opera in centro: il settore dell’accoglienza inventa nuovi percorsi, il commercio prova sempre più a puntare su innovazione ed esclusività dei prodotti, altrimenti con i centri commerciali, e soprattutto con l’on-line, non la sfanghi. Sono convinto che gridare al lupo contro Amazon e altre catene sia inutile, viaggiano purtroppo più veloci del nostro sconcerto. Dobbiamo formare commercianti in grado di sfruttare e non subire le vendite on line. E contano le politiche comunali: a Rimini, per fare un esempio, il Borgo San Giuliano, trasformato in parco sull’acqua appoggiato al Ponte di Tiberio, è diventato luogo d’incontro e di esperienza gastronomica”.

Cesena

A Cesena sul futuro del centro ha idee nette Augusto Patrignani, presidente della Confcommercio. Patrignani, che è anche presidente del Cesena calcio, società che qualche anno fa il gruppo Pubblisole, con grande merito, salvò dalla scomparsa, lancia un avvertimento e fa una proposta. “parliamoci chiaro, qui e nelle altre città il rischio concreto è che in centro restino bar e ristoranti e che i negozi scompaiano. Rimettiamo mano, allora, alle vecchie autorizzazioni commerciali, impediamo che qualsiasi locale ad uso commerciale possa essere trasformato dall’oggi al domani in attività d’accoglienza. Anche perché, alla lunga, un centro senza negozi danneggerebbe tutti. E poi creiamo bellezza, miglioriamo l’arredo urbano. E modifichiamo le politiche d’accesso al centro, senza parcheggi comodi e a buon mercato la gente non viene”.  

Patrignani più di altri lancia la palla nella metà campo occupata dalla politica. Ha ragione? Detto che ognuno deve fare la sua parte, a cominciare dalle associazioni imprenditoriali, chi amministra deve rendersi conto che il tempo stringe. 
Negli ultimi mesi a “Salotto blu” ho interrogato sul futuro delle città leader di mondi diversi: sindacati, banche, campus universitari, organizzazioni sociali e sanitarie etc. Tutti sostengono che tempi e ritmi delle città rallenteranno, che meno gente confluirà nei centri rispetto al passato. Aggiungo che probabilmente sarà in inverno, con meno tavolini esposti, che ci renderemo conto di come stanno le cose.

E’ vero che le città romagnole non sono identiche ma alcune tendenze sono comuni. I Sindaci, a mio giudizio, devono tenere presente che i centri storici non sono più soggetti “forti”. Avere un negozio in centro era un privilegio, oggi non dico sia una missione ma quasi. Servono politiche “shock” in grado di rianimare il malato. Osservo anche, timidamente, che ciascuna delle nostre città vanta, in centro storico, giacimenti culturali su cui, in altri Paesi, si costruirebbero economie. Ma questo è altro tema, lo riprenderemo. Buona Domenica.       

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