Sabato, 20 Luglio 2024
La domenica del villaggio

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Il pericolo maggiore? Che tutto diventi un litigioso talk show

I due miliardi stanziati dal governo non sono brustoline, tutt’altro. E le anticipazioni d’impegno della presidente europea non paiono promesse da marinaio. Tutto questo, però, non basterà. Lo sanno i nostri sindaci

In quanto a presenze istituzionali non possiamo lamentarci. Sono arrivati in Romagna la premier Meloni, i suoi vice Salvini e Taiani e pure Ursula Von Der Leyen, che la rivista economica “Forbes” definisce la donna più potente al mondo. Segni di attenzione in parte dovuti, ma importanti. 

La visita della presidente della Commissione europea è stata significativa. Diciamolo: siamo tutti sospettosi nei confronti dell’Europa e delle sue procedure. Vedere a Cesena Von Der Layen che si stringe fisicamente alle sindache e ai sindaci della Romagna devastata, incoraggia, anche più delle misurate, ma non fredde, parole da lei pronunciate. E’ la forza di immagini e simboli. L’ espressione “tin bota”, che qualcuno di genio le ha suggerito, è risultata indubbiamente efficace. Talmente improvvisata che l’interprete, sorpresa, l’ha omessa dalla traduzione simultanea. Una battuta che ai calciofili ha ricordato (in tutt’altro contesto, intendiamoci) il Mourinho che, una quindicina di anni fa non spiccicava ancora una parola d’italiano ma che si presentò a Milano con l’accattivante “non sono un pirla”. Presentarsi come uno di casa, aiuta. Soprattutto quando un popolo, come quello romagnolo oggi, ha bisogno di coccole.

L’immagine di Meloni e Von Der Leyen, donne tenaci e pragmatiche, affiancate a perorare la causa della Romagna, è indubbiamente potente. I due miliardi stanziati dal governo non sono brustoline, tutt’altro. E le anticipazioni d’impegno della presidente europea non paiono promesse da marinaio. Tutto questo, però, non basterà. Lo sanno i nostri sindaci. Enzo Lattuca qualche giorno prima ci aveva messo un attimo a entrare in tackle (da ragazzo è stato promettente difensore centrale), affermando: “se gli aiuti non saranno puntuali monterà la protesta della gente”. Qualcuno lo ha criticato, ma di certo il sindaco non ha detto una sciocchezza. Gian Luca Zattini, interloquendo pubblicamente con il vice premier Antonio Tajani in visita a Forlì, non s’è attardato in complimenti, ma ha descritto con efficacia la tremenda realtà: “in città undicimila famiglie hanno perso tutto”. Michele De Pascale, che tira un sospiro per Ravenna salva, ma che è anche presidente della provincia, ha avvertito: “dovremo creare infrastrutture colossali”.

E’ proprio così. Nessuno in Romagna si piange addosso, ma, razionalmente, siamo ad una svolta epocale. Vanno alleviate le sofferenze economiche di un numero sterminato di persone, famiglie, aziende, nelle città e nei paesi annichiliti. Altrimenti tristezza e depressione vinceranno. Chiunque, tra le migliaia di persone che in questi giorni hanno dato una mano, può descrivere la luce cupa che illumina gli occhi di chi ha dovuto dolorosamente sgomberare casa e azienda, triturando mobili, oggetti e sentimenti. Per adesso chi ha sofferto è sostenuto da una comunità affettuosa e solidale. Gli “sbadilatori” hanno offerto aiuto e conforto psicologico. Ma dopo? 

Si deve intervenire su intere filiere ed economie: la Camera di Commercio stima siano state colpite ventiseimila imprese con trecentocinquantamila occupati. Un solo settore, la frutticoltura aggredita dall’acqua è la più moderna e organizzata del Paese, dà lavoro a moltissime persone. Se però le radici delle piante da frutto andranno in asfissia (molti esperti temono che sarà così) saremo di fronte a una catastrofe. Ci vorranno anni per ricominciare. E intanto?

Si deve riscrivere la geografia di vallate splendide, dense di storia e giacimenti culturali, disarticolate da frane e smottamenti. In fretta, altrimenti si spopoleranno definitivamente. Chi rimarrà, con il rischio dell’isolamento, su monti e colline dove già mancano medici, banche, distributori, scuole e servizi? Infine, lo scrivo facendo scongiuri, occorre fare in fretta a mettere in sicurezza le acque, partendo dalla montagna ove i fiumi nascono, e poi a scendere fino alla Via Emilia. Abbiamo capito, nostro malgrado, che l’acqua può diventare il nemico peggiore. Chi ci garantisce che non torni una pioggia come quella di quei giorni nefasti?

Serviranno montagne di denaro, investimenti, intelligenze (umane, non artificiali) professionalità, tecnologie, capacità di scelta e di visione. E, soprattutto, unità d’intenti. Uno sforzo senza precedenti non si fa se non si trova una linea operativa comune. Occhio. Le televisioni nazionali, che pur hanno svolto un lavoro documentale magnifico, stanno rapidamente virando sul talk show, un genere a basso costo e di sicura resa. Conduttrici e conduttori lo sanno: basta mettere insieme cane gatto e gli ascolti sono assicurati. Il gioco delle parti, le accuse reciproche (il governo non fa abbastanza, la colpa è di Bonaccini, etc), vanno via via sostituendo le immagini da Forlì, Faenza, Conselice, Sarsina. The show must go on. Far litigare gente in studio costa infinitamente meno che mandare inviati, approfondire, etc. 

E’ una trappola in cui non devono cadere la politica, la classe dirigente, la società romagnola. Quella che ci aspetta è la prova più grande che la nostra terra abbia mai affrontato. Senza rispetto, condivisione di obiettivi, non ce la faremo, e sarà la rovina. Non è tempo di egoismi, tattiche, astuzie. E’ tempo di costruttrici e costruttori di futuro.

Visita Ursula Von Der Leyen 1

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