Domenica, 14 Luglio 2024
La domenica del villaggio

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Storie di ordinaria femminilità: Antonella Conti, la leader gentile del gigante dei servizi

A lei capita di guidare, forse indirizzare è verbo più pertinente, una cooperativa, Formula Servizi, di grandi dimensioni e di altrettante ambizioni

Antonella Conti è persona riflessiva, diretta, garbata. Trasmette la sensazione d’aver molto imparato dalla propria vita e da quel che, attorno a se, in termini di società, economia, relazioni, ha visto nascere, morire, cambiare. Saper mettere a frutto esperienze, per altro, è stata virtù femminile, in Romagna, fin dai tempi in cui le opportunità per le donne, erano quasi nulle. A lei capita di guidare, forse indirizzare è verbo più pertinente, una cooperativa, Formula Servizi, di grandi dimensioni e di altrettante ambizioni. Un gruppo di lavoro nato a Forlì, nove donne si proponevano per fare pulizie. Mi capitò, negli anni Novanta, di ragionare con l’allora presidente della cooperativa della pulizia degli uffici di Confcommercio, associazione di cui ero direttore. Quella era la prospettiva, servire aziende e organizzazioni forlivesi. Chi avrebbe potuto immaginare che, quarant’anni e diverse rivoluzioni culturali dopo, l’antica “Pulix coop”, con un nome diverso, fatturasse oggi 77 milioni di euro in un anno, viaggiasse verso i tremila lavoratori coinvolti, agisse nell’ambito delle tecnologie avanzate in Italia?

Ho incontrato Conti qualche settimana fa a “Salotto blu”, non la conoscevo. Le sue riflessioni pacate e responsabili mi hanno incuriosito. Per questa intervista per la “Domenica del villaggio”, con maggiore spazio a disposizione, l’ho sentita qualche giorno fa.

Antonella, da dove viene? 
Siamo originari di Bertinoro, mia mamma era  insegnante  per l’infanzia, mio babbo è stato autista, agricoltore, negoziante.

Poi?
Mi sono diplomata geometra. Venni assunta da una azienda ove si facevano prefabbricati, a Panighina. A ventitre anni ero sposata e avevo mia figlia. L’azienda andò in difficoltà per lavori commissionati, eseguiti alla perfezione ma mai pagati. Mi resi conto di come funziona il mondo del lavoro. 

Un bel battesimo. Poi?
Lavorai in municipio a Forlì, affiancando l’architetto Elves Sbaragli che stava ultimando la realizzazione del Parco Urbano. Mi trovavo bene ma il mio incarico era a termine. Lavorai, allora, nei cantieri navali dove si costruivano barche a vela, allargai le vedute. Ero abituata a prendere le misure con il metro, in azienda le cose  si misuravano con il calibro e i periti erano tutti maschi.

Ha qualcosa contro i maschi?
Assolutamente no, ma le donne non hanno nulla di meno. Passai alla cooperativa dei postelegrafonici, che realizzava alloggi per i soci. Infine entrai in “Pulix coop”, che poi diventò Formula servizi.

Scommetto che si sentì a casa.
Ero orientata alla cooperazione, avevo attitudine ad ascoltare gli altri, anche chi la pensava diversamente. Sono stata consigliere comunale e assessore a Bertinoro: la pubblica amministrazione apre la mente, abitua ad un pensiero diverso dal tuo. Ricordo con piacere i sindaci con cui ho collaborato, Giancarlo Zeccherini e Nevio Zaccarelli. 

La famiglia ha contato?
Anche mia figlia, per una singolare coincidenza del destino, è diventata mamma a ventitre anni. Oggi ho tre nipoti, ne sono molto contenta. 

In diciannove anni di “Formula” di svolte epocali ne ha viste, immagino.
Certo. Per prima, cronologicamente, quella di natura ambientale: all’inizio per noi quella all’ambiente e alla sostenibilità era una forma di attenzione dettata da convincimenti, simile a quella che avevamo per la società e per le persone, in seguitò è diventata necessità. Oggi è elemento caratterizzante della nostra attività. Non si compete a grandi livelli, senza.

La seconda.
E’ quella avvenuta 2014. Già eravamo una grande  azienda, conosciuta in Italia ma concentrata sulle pulizie. Fu allora che cominciammo a organizzare servizi diversi e complessi: archivistica, logistica, gestione magazzini, servizi alla cultura. E cominciammo a proporci in quella nuova veste. Oggi in quei campi diciamo la nostra, ci viene concessa fiducia da committenti importanti. Abbiamo sviluppato professionalità nuove, dato spazio a talenti. E affrontato nuovi mercati.

Ce n’è stata una terza?
Si, in termini organizzativi si chiama “facility”, che significa prendere in carico tutte le esigenze di un edificio complesso, compresi impianti meccanici, idraulici, elettrici, domotici. Infine, potremmo definirla la quarta svolta, arrivammo alla realizzazione stessa, partendo da zero, degli edifici. Era un momento di crisi per l’edilizia, pensammo di poter dire la nostra mettendo a frutto le esperienze acquisite sul campo.

Com’è andata ?
Piuttosto bene, abbiamo maturato crediti di fiducia per poterci a candidare ad appalti importanti, in ambiti che guardano decisamente alla modernità. Oggi siamo impegnati a realizzare edifici che rispettano qualsiasi standard. Benessere, qualità della vita, socialità, salubrità personale e collettiva.

Fate parte dell’arcipelago di Lega Coop, gigante della economia che molto conta nei luoghi ove si decidono le cose. Che rapporti intrattenete con la politica?
Rapporti, per un’azienda come la nostra, ce ne devono essere, agiamo in prevalenza attraverso contratti pubblici, noi come tutti gli altri nel nostro campo. Da tempo, però, abbiamo affidato le relazioni sindacali a Legacoop, noi abbiamo conservato un profilo strettamente aziendale. Oggi le centrali di committenza sono regionali e ministeriali, la dimensione non è più locale. Ciò presuppone un ulteriore sforzo di organizzazione. Siamo una grande impresa ma i nostri competitor sono ancora più grandi.  

Possiamo dire che è cambiato il campo di gioco?
Possiamo dirlo. Per la natura stessa del modello cooperativo ci confrontiamo con portatori d’interesse, soprattutto quello sociale. Un tempo, rapportandoci con un singolo comune, qualunque fosse il suo indirizzo politico, potevamo capire le esigenze e gli obiettivi che aveva. Con il ministero non si ragiona su queste basi. Non è questione di indirizzi politici ma di modo di procedere dei committenti.

Il territorio dove siete nati continua a costituire brodo di coltura, oppure no?
Siamo nati qui, a lungo abbiamo lavorato soprattutto qui.  Forse, pensandoci, potevamo nascere solo qui. Una intrapresa di nove donne che si proponeva al mercato faceva parte di una tendenza nata prima qui che altrove. Il territorio è importante, ci tenevamo e ci teniamo a creare valore per la comunità. 

La questione femminile pare sia nodale per voi.
Indubbiamente. Non può che essere così. L’azienda ha circa tremila dipendenti, l’85 percento sono donne.

Si dice che in questi casi aumenti la competizione interna. E’ una baggianata?
Il tema sussiste ma si va smorzando. Se le donne in azienda sono in numero adeguato e possono avere opportunità le cose migliorano. Se alle donne diamo la possibilità di realizzarsi effettivamente, cosa che troppo a lungo non è accaduta nella società economica, diminuisce la conflittualità. Diventa una nuova normalità.

A proposito, Meloni e Schlein, due donne alla guida dei principali partiti.
Una stagione che aspettavo da tempo, non mi capacitavo che la cosa non avvenisse. Mi chiedevo: possibile che siamo tante, competenti, più scolarizzate dei maschi,  ma che qualche ostacolo ci fermi sempre prima? Era diventato un problema culturale, per l’Italia. Sono due donne che hanno molte cose da dire e da fare. Ci porterà molto bene, abbiamo finalmente rotto l’incantesimo.

Si dice che lei pratichi una idea di presidenza “low profile”.
Questa mia caratteristica di non voler troppo apparire era nota alla cooperativa. Tutti coloro che mi hanno voluto alla presidenza ne erano consapevoli. Con il mio arrivo alla presidenza abbiamo diviso la governance tra esecutività, guidata dal direttore generale, e controllo, che viene esercitato dal consiglio di amministrazione che guido. 

Poi c’è l’atteggiamento personale. Riservato, meno visibile all’esterno.
Penso a come aiutare l’azienda, non mi piacciono gli annunci, devono parlare i risultati. Il tempo che ho a disposizione lo devo dedicare all’azienda,  che è molto cambiata in questi ultimi quattro anni, per evoluzione naturale delle cose. Il cambiamento va spiegato all’interno, processato, il lavoro è sempre di più. Tutti coloro che lavorano con noi debbono capire dove stiamo andando. Lo ritengo fondamentale. Ho dovuto, scelto, preferito, in questi quattro anni, dedicarmi a questo. 

Nella cooperazione sociale c’è una questione riferita alla entità degli stipendi dei lavoratori. Il neo presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, ha detto a “Salotto blu” che occorre intervenire.
Oggi, in Italia, in generale, a prescindere da dove lavori, se sei solo in famiglia o sei l’unico a lavorare, con uno stipendio fai fatica. Noi siamo una cooperativa, il nostro contratto nazionale di riferimento  ha una componente economica ridotta. Diciamolo, il sistema delle pulizie era poco considerato, con la pandemia il nostro lavoro è stato rivalutato, hanno cominciato a ringraziarci per la prima volta da sempre. 

Tutto vero ma il problema resta.
Sono la prima a saperlo. E’ stato rinnovato il contratto dopo sette anni  che era scaduto. Al tavolo dei rinnovi contrattuali ci sono tutti gli attori, compresi sindacati e ministero. Noi lo abbiamo immediatamente applicato, ma negli appalti nessuno ce lo ha riconosciuto. E quelli  in corso  dureranno ancora per anni. Il Paese deve capire che gli appalti al massimo ribasso non sono la soluzione. Poi c’è dell’altro.

Cosa?
Che il nostro obbiettivo è offrire le migliori condizioni di lavoro,  di sicurezza, anche ambientale, di prevenzione di malattie e infortuni. E anche quello di offrire condizioni economiche adeguate. Su questo tema sta crescendo sensibilità nel Paese e noi, lo posso garantire, il problema ce lo poniamo ogni giorno. E non lo lo lasceremo lì a prendere polvere.

Ringrazio Antonella Conti. Buona domenica, alla prossima.
 

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