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La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Lontana dalla frenesia di Rimini, c'è la dolce e competente Romagna Toscana che guarda al mondo

Frequento tutt’ora la Romagna toscana, ne ammiro i connotati. E questa domenica descrivo ciò che cui ho assistito qualche giorno fa a Modigliana, ove opera l’Accademia degli Incamminati

Nel 1923, Benito Mussolini, con uno degli atti d’imperio che gli erano propri, decretò il passaggio alla Romagna di territori che da secoli ricadevano nella giurisdizione e nella influenza culturale di Firenze. Sul perché della decisione s’è molto detto e scritto; fatto sta che alla Romagna, i cui confini erano da decenni oggetto di discussione, s’aggiunsero colline e montagne ricche di storia, giacimenti culturali e comunità che, dalle alture di San Piero, Tredozio, Portico, Modigliana, Santa Sofia, Verghereto,  si spingono fino alla pianura e a Castrocaro.

Venne, per chi viveva in quei luoghi attraversati da pulsioni politiche febbrili (erano terre di passaggio obbligato di persone, merci, idee) una fase di ripensamento. I riferimenti amministrativi cambiavano ma non tardò a farsi strada un bonario sentimento d’accettazione della nuova realtà. Rimasero inalterati i tratti di popolazioni laboriose, gentili, amanti del bello, dell’ ambiente, delle culture. Lontana dal nastro stradale della via Emilia che brulica di comparti produttivi, ancor di più dal mare, la Romagna toscana è come una di quelle ragazze meno appariscenti e meno alla moda di altre, che al primo sguardo possono sfuggirti ma che, quando cominci ad apprezzarne pensieri e modi, ti piantano una spada nel cuore. Come cantavano in coppia, in un lontano Sanremo, Little Tony e Patti Pravo.

Ne parlo con discreta cognizione: mia mamma nacque, e visse fino a dopo il matrimonio, a Portico. Quando, da bambino, mi ci portavano, mi colpiva l’inflessione toscana dei vecchi e il modo d’essere della gente: il fare silenzioso, il rispetto, l’ammirazioni dei talenti, l’abitudine di formulare giudizi prudenti. Allora vivevo con i miei genitori in una città iconoclasta, vociante, insonne e rivolta al futuro come Rimini, ove tutti correvano e protestavano, impegnati com’erano a costruire un modello turistico unico al mondo. Frequento tutt’ora la Romagna toscana, ne ammiro i connotati. E questa domenica descrivo ciò che cui ho assistito qualche giorno fa a Modigliana, ove opera l’Accademia degli Incamminati, patrimonio culturale pari a quello assicurato dai Filopatridi, dai Benigni, dagli Imperfetti, etc. in atri luoghi della Romagna.

Tre ragazzi modiglianesi con ormai più d’un capello bianco in testa, Giancarlo Aulizio, medico, Giancallisto Mazzolini, avvocato a Firenze, e Giuseppe Mercatali, da trent’anni sindaco ombra del paese e spigolo dell’acqua santa per chiunque abbia bisogno di qualcosa, s’impegnano, con successo, a mantenere accesa la fiaccola dell’accademia. Sabato 16 Ottobre scorso avevano messo in programma una tornata accademica incentrata sulle politiche mediterranee. Sono andato e ho avuto il privilegio di assistere a uno spettacolo imperdibile, quello della competenza. Sede dell’incontro è il teatro degli Sozofili; tiene, a spanne, un centinaio di posti o poco di più. Il sindaco, Iader Dardi, fa gli onori di casa e, pur con garbo, coglie l’attimo per rammentare agli intervenuti le dolenze locali, tra esse la mancanza di un medico di base sia a Modigliana che a Tredozio. Per la millesima vola penso che la politica sanitaria trascuri le colline e che la pandemia non abbia insegnato abbastanza sulla urgenza di pensare a una sanità diffusa. Subito dopo inquadro, sul palco, stretti attorno a un minuscolo tavolo, tre persone che potrebbero figurare in qualsiasi simposio internazionale. 

Apre le danze il presidente in carica dell’ accademia, Venerino Poletti: è cresciuto nella pianura della Bassa Romagna, non è solo primario all’ospedale di Forlì, è medico di fama internazionale, pioniere di interventi chirurgici complessi. Accanto a lui c’è Antonio Patuelli, presidente emerito dell’accademia. Occhio: Patuelli è presidente dell’associazione italiana delle banche e presidente della Cassa di Ravenna. Non è solo l’uomo di maggior prestigio istituzionale che vanti oggi Ravenna, ma anche personaggio ascoltato negli ambienti economici europei. Al suo fianco è seduto Pier Ferdinando Casini, il parlamentare italiano di più lunga militanza, oggi nel ristrettissimo lotto degli effettivi candidati alla Presidenza della Repubblica a Febbraio 2022. E’ presidente onorario della accademia.

E’ un colpo d’occhio sorprendente, ci sarebbe da chiedersi come sia possibile mettere attorno a un tavolo personaggi simili, a Modigliana. Ho intervistato a Salotto blu Poletti e un paio di volte Patuelli, pur essendo quest’ultimo assai prudente nel concedere interviste. Conosco Casini da più di quarant’anni. So, quindi, cosa li porta a Modigliana un sabato che potrebbe essere dedicato alla famiglia, senza alcun compenso diretto o indiretto, tra mille impegni, per incontrare un pubblico quantitativamente ridotto, lontano dalle luci dei riflettori. Non mi serve chiederglielo, lo so. E’ la gentilezza dell’ambiente, l’idea di trovarsi a casa, l’orgoglio di sostenere un luogo ove si è sempre dato spazio al sapere, a idee di tolleranza, all’apertura a mondi diversi. E, infatti, la loro generosa lezione del sabato, su quei temi è incentrata. E se qualcuno si chiede cosa c’azzecchi Casini, bolognese trapiantato a Roma, con la Romagna e l’accademia, gli basti sapere che già parecchio prima del 1983, anno in cui entrò alla Camera, la Romagna delle colline era casa sua, giovane democristiano, tra la Sarsina del Senatore Cappelli e la Modigliana del sindaco Bernabei, amici e maestri. Tanti ricordano, da queste parti, il ragazzo alto e smilzo, dall’eloquio rotondo e dalla cordialità contagiosa, che instaurava amicizie e contatti con addosso un abito di velluto marrone a costine sottili. Casini non ha dimenticato tempi e persone, riconosce tutti uno per uno, abbraccia e scambia battute. E quando si toglie la giacca e rimane in bretelle, sul piccolo palco, per spiegare, in piedi davanti a una carta geografica, con semplicità di termini e linguaggio immaginifico, scenari complessi, da super specialisti, come lo scontro tra grandi potenze che sta infiammando il Mediteranneo e da cui dipende gran parte del nostro futuro, la sua non è solo una “lectio magistralis”, è spettacolo puro. 

Casini e Patuelli, in tandem, mettono in scena lo spettacolo della competenza, di chi sa in un’epoca di incompetenza arrogante. A ciascuno il suo compito, non si diffonde conoscenza se alle spalle non c’è studio, relazioni, abitudine all’ascolto, capacità di spiegarsi. Qualcuno obietterà: fanno mestieri gratificanti, ci sono esistenze ben più difficili. E’ vero, come è vero che s’impara da qualunque persona, che qualsiasi sapere è importante. Rimane, però,  che se vuoi capire di più sugli scenari economici e strategici internazionali ti consiglio sentitamente di  ascoltare Patuelli e Casini, non me. E se loro sono disponibili a farlo, senza alcun ritorno se non il piacere della divulgazione, è educato ringraziarli.  

Come vanno ringraziati coloro che, generosamente, operano all’interno di accademie e altri luoghi che difendono cultura e competenza. E in tal modo difendono lo stare assieme, il condividere, la trasmissione del pensiero. Succede in molti luoghi della Romagna, fortunatamente, anche da ben prima che diventasse terra universitaria. Ma nella Romagna toscana, della quale altre domeniche e con altri argomenti vi parlerò, c’è da sempre una specie di meritoria, pervicace, fissazione per l’approfondimento. Forse in collina il tempo dilata, forse quel verde e quel silenzio incoraggiano la riflessione. Più in generale, vi consiglio di star lontani dalla Romagna toscana, se non volete prendere una sbandata. Il clima, la gastronomia, uno dei tanti ponti millenari a schiena d’asino, un quadro conservato in una chiesa, un sentiero che conduce a un eremo, un torrente sulle cui pietre riposare la stanchezza, una nota improvvisata di jazz che rimbalza dal bosco, possono farvi innamorare. E, come sapete, se t’innamori d’una ragazza istintivamente riservata sei cotto per sempre. 

Buona domenica, alla prossima.     

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