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La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Il liscio, una pacifica rivolta di un popolo. Il resto del Paese non ha conosciuto quella febbre

Riccarda Casadei, figlia di Secondo, sosteneva che mai s’era realizzata una mostra che riconnettesse vita e opera del padre, a quel punto c’abbiamo provato. Lei, assieme alle figlie Lisa e Letizia, s’è messa generosamente a disposizione

Ecco perché vi suggerisco di visitare la mostra su Secondo Casadei che si aprirà a Forlì il 3 Settembre (e di partecipare alla grande Festa di “Cara Forlì”). C’era, tra Ottocento e Novecento, una Romagna attraversata da insuperabili divisioni economiche e sociali. Pochi avevano tanto, molti avevano nulla. Si viaggiava su carrozze distinte che correvano su binari destinati a non incontrarsi. Se nascevi contadino, e quasi tutti nascevano contadini, il solco del tuo destino era tracciato: vivevi e morivi nel podere del padrone, te ne allontanavi solo per fare il soldato. Nulla in comune avevi con i possidenti, se non la passione per il ballo.

I ricchi amavano la musica mitteleuropea, il valzer, la polka, la mazurca. Contadini e operai, con le loro donne che esplodevano di energia, ascoltavano quella musica uscire dalle case padronali di città e di campagna. Aspiravano a farsi coinvolgere da quella allegria che pur, tra i ricchi, era signorilmente trattenuta. Poi Carlo Brighi, prima che l’Ottocento tramontasse, accelerò i ritmi viennesi con il clarinetto in do e li fece diventare pacifica rivolta di un popolo. Ballare divenne gioia condivisa di chi aveva fatica e incertezza come prospettiva esistenziale. Ecco perché in Romagna la tradizione del ballo è, ancor oggi, accostabile a quella del Salento, il resto del Paese non ha conosciuto quella febbre. Ecco perché il liscio romagnolo è espressione di una cultura e non solo festa.

Poi arrivò, negli anni venti del Novecento, Secondo Casadei, il figlio del sarto di Sant’Angelo di Gatteo, che dette ordine a quella passione folle: trasformò l’entusiasmo in spettacolo, il dialetto in canzone, l’irrequietezza in strofe. E portò, nel 1954, la Romagna nel mondo con quella poesia, “Romagna mia”, che da settant’anni ricorda a qualsiasi latitudine che c’è sempre una casetta cui tornare. Secondo Casadei, un uomo buono, un genio modesto, un acuto osservatore dell’animo umano, è stato un gigante del Novecento romagnolo. In mostra a Forlì osserverete, per la prima volta, i suoi oggetti, i suoi ricordi, le immagini del suo  complesso percorso esistenziale, ascolterete la sua musica.

In un tracciato ricostruito all’interno del Salone Comunale, in Piazza Saffi, ne seguirete la biografia attraverso cose mai viste: lo spartito manoscritto dalla sua prima composizione e quello di “Romagna mia”, la scultura dedicata a “Un bes in bicicleta”, canzone che, negli anni Trenta, rivoluzionò il costume in campagna, gli abiti di Arte Tamburini, la prima cantante donna di un’orchestra romagnola, nel 1952.  E tanto altro. Vedrete il Maestro strappare una cambiale negli anni sessanta, come fecero tanti romagnoli abbandonando le ristrettezze di secoli, incontrerete i musicisti che crebbero con lui: Giovanni Fantini, Vittorio Borghesi, Giovanni Fenati, Denis Bazzocchi, Pino Flamigni, Ivano Nicolucci, e altri. Scoprirete gli approcci alla orchestra di suo nipote Raoul Casadei, formidabile continuatore dell’opera dello zio e promotore, dagli anni ottanta in poi, di una brillante e coinvolgente immagine della Romagna. 

Riccarda Casadei, figlia di Secondo, sosteneva che mai s’era realizzata una mostra che riconnettesse vita e opera del padre, a quel punto c’abbiamo provato. Lei, assieme alle figlie Lisa e Letizia, s’è messa generosamente a disposizione. Per parte mia, ho curato la parte narrativa e la individuazione di immagini e oggetti ma nulla avrei  potuto senza  la preziosissima collaborazione dello staff di persone che guida i Musei Civici forlivesi. Professionisti di alto livello, abituati a maneggiare con cura ogni giorno storia e cultura della città che hanno accettato con entusiasmo di lavorare su una proposta decisamente Pop. 

Uso il termine Pop perché pochissimi, nel Novecento, furono popolari quanto Secondo. Sia perché era apprezzatissimo: le spose chiedevano una sua canzone il giorno delle nozze, ai bambini si dava il suo nome. I suoi dischi, ne vedremo in mostra, erano appesi nei tinelli delle case di campagna. Sia perché stette sempre dalla parte della sua gente, quella laboriosa e semplice che lui aveva coccolato e che a lui s’era sempre rivolta con affetto. In mostra potrete “toccare” il violino che durante la seconda guerra mondiale s’era portato nella stalla in cui abitava con la famiglia. Non aveva più reddito: per cinque anni nessuno ballò, in Romagna, e Secondo riprese ago e filo, lui che aveva inciso dischi a Milano per “La voce del padrone”, e si mise a fare il sarto ambulante tra le campagne. Tutti lo sostenevano con qualcosa da mangiare per sua moglie Maria, per i figli Gianpiero e Riccarda.

Si sta riscoprendo la sua figura e quella della tradizione musicale folk romagnola, si parla di un riconoscimento da parte dell’Unesco. Sarebbe cosa splendida, scrivo di lui da una quindicina d’anni so bene quanto Secondo abbia pesato nella evoluzione sociale e culturale della nostra terra. Ricordo nitidamente quando la faccenda cominciò:nel Novembre del 2020, sotto la cupa volta pandemica, mi telefonò un pomeriggio Gianluca Zattini, Sindaco di Forlì. Mi disse: “Mi sono accorto che ricorrono i cinquant’anni dalla morte di Secondo Casadei. Sono stato ieri a casa della signora Riccarda Casadei, mi ha dato disponibilità a realizzare un grande spettacolo a Forlì la prossima estate, da intitolare a suo padre.”. “Cara Forlì”, di cui oggi tutti parlano, nacque così, da quella intuizione. 

La grande festa sarà riproposta in Piazza Saffi Sabato 3 e Domenica 4 Settembre con musica, ballo e magnifici interpreti. Ingresso gratuito. Dal 3 all’11 Settembre sarà aperta la mostra nel Salone Comunale, con ingresso gratuito e omaggio, fino ad esaurimento, del catalogo che abbiamo predisposto, ricco di immagini e informazioni. Sugli orari vi informate on line. Non mancate: dobbiamo sostenere questo vento che spira alle spalle della musica folk romagnola: cultura, socialità, economia, turismo, ne ebbero spinta decisiva, proviamo a far ripartire quel volano. Intanto che ci divertiamo e riviviamo, assieme, in allegria, i tempi migliori che la Romagna abbia mai avuto.

Buona domenica.

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