Sabato, 25 Settembre 2021
La domenica del villaggio

Opinioni

La domenica del villaggio

A cura di Mario Russomanno

Solo una su 142: poche donne sindaco? E' perché le candidature le fanno gli uomini

"Ho scoperto che Rimini, Cesena, Forlì e Ravenna hanno complessivamente eletto, dall’unità d’Italia, centoquarantadue sindaci. Quante donne? Una sola, Nadia Masini a Forlì"

A “Salotto blu”, la trasmissione che conduco a Video Regione, incontriamo con  regolarità i Sindaci. Ho avuto l’opportunità d’intervistare tutti i primi cittadini delle comunità più popolose, quasi mai s’è trattato di donne. Incuriosito, ho svolto di persona una ricerca. Ho così scoperto che Rimini, Cesena, Forlì e Ravenna hanno complessivamente eletto, dall’unità d’Italia, centoquarantadue sindaci. Quante donne? Una sola, Nadia Masini a Forlì per un mandato, dal 2004 al 2009. Se è vero che in passato limitazioni normative riguardavano le donne (oggi appare incredibile ma sono diventate elettrici sono nel 1946), il fenomeno appare sorprendente in una terra nella quale le donne sono con grande merito passate, dagli anni cinquanta in poi, dal ruolo di “azdore” a quello di protagoniste dello sviluppo. Basti pensare alla diffusione delle imprese femminili, alla determinante presenza di donne nelle libere professioni, nella sanità, nelle organizzazioni sociali e culturali. Eppure a guidare le principali giunte non vengono chiamate: sono quasi certo che neppure Faenza, Cervia o Cesenatico abbiano mai avuto una donna sulla tolda di comando. Le amministrazioni pubbliche sono state guidate quasi sempre da compagini di sinistra, sulla carta attente alle pari opportunità. Ho posto dunque la questione a donne formatesi in ambienti di sinistra e delle quali, avendole in passato incontrate in trasmissione, conosco attitudine alla analisi e schiettezza.  

Luciana Garbuglia, attuale prima cittadina di San Mauro Pascoli, insegnante, detiene un primato ineguagliato in Emilia-Romagna: è stata eletta sindaco per ben quattro volte, segno inequivocabile d’affezione e stima dei concittadini nei suoi confronti. Garbuglia ha tono di chi molte ne ha viste: “Le donne devono trovare dentro se stesse coraggio per partecipare alla politica e concorrere alle posizioni di primo piano. Certo, devono superare ostacoli che i maschi abitualmente non si trovano di fronte. A cominciare dal pregiudizio di chi afferma che le donne non hanno tempo, che è anche una scusa per tenerle fuori. Le donne, volta e gira devono essere proposte dagli uomini, visto che sono i maschi a conservare i ruoli d’indirizzo. Non sono molte le “prescelte” ma non  credo si tratti d’ostracismo, è che le donne non vengono in mente a chi deve decidere visto che sono gli uomini a proporsi insistentemente. Ma ricordiamo da dove siamo partite, fino al 1946 non votavamo neppure! Insistiamo, sosteniamo le donne”. Sorridendo, Garbuglia conclude con un aneddoto: “Nella mia precedente giunta non c’era inizialmente neppure un uomo, la normativa sulla parità di genere ci ha indotte a rimediare!”.

A Faenza è cresciuta nell’associazionismo cattolico Manuela Rontini, consigliere regionale dell’Emilia Romagna, dem un tempo sospettata di eresia renziana, primatista di consensi. Quella regionale è competizione per la quale l’elettore può esprimere sulla scheda la preferenza per un candidato o un altro. Rontini nel 2020 ne ha raccolte ottomila, una valanga, risultando prima nel collegio e staccando gli uomini. Lei è per natura divertita e divertente, figurarsi su un tale argomento: “Le donne la sopravvivenza politica se la guadagnano con le preferenze. Anche le mie colleghe consigliere regionali Lia Montalti a Cesena ed Emma Petitti a Rimini, per esempio, ottengono abitualmente tantissimi voti. Il problema è che le nostre candidature sono decise da maschi. Ma poi noi viaggiamo forte, conosciamo probabilmente la società meglio degli uomini. Ma non faccio drammi, un po’ di maschilismo c’è nella vita di tutti i giorni e anche in politica. Si pensa sempre che gli uomini abbiano il tempo per tutti e noi no. Certo il fatto che debbano esistere le quote rosa, comunque al momento necessarie, fa riflettere”. A “Salotto blu”, un paio d’anni fa Rontini spiegò d’essere disponibile a candidarsi a sindaco di Faenza, ove sì è votato nel 2020 e dove il PD ha presentato invece Massimo Isola, diventato primo cittadino con un’ottima performance. 

A Forlimpopoli sindaca è Milena Garavini, volitiva figlia di contadini diventati commercianti, un passato da formatrice professionale. L’abbiamo due volte invitata a “Salotto blu”, in entrambe le occasioni i nostri social hanno registrato largo consenso, anche femminile, nei suoi confronti. Non succede sempre. Sulla questione che trattiamo Garavini, abitualmente allegra, si fa pensierosa: “Per una donna è complicato, la tempistica della pubblica amministrazione, del sindaco in particolare, mal si concilia con gli impegni privati, serve particolare determinazione e organizzazione. Ma esiste anche un maschilismo strisciante, alle donne non viene perdonato nulla, il giudizio su di noi è sempre pronto a levarsi. Su come sei, come ti presenti o comporti, su quel che dici. Sui contenuti poi, non puoi risultare minimamente approssimativa, rischi d’essere stroncata. Per contro all’uomo non viene chiesto d’essere perfetto, anzi. Per questo motivo noi, che forse più degli uomini siamo abituate a darci obbiettivi, talvolta siamo prese da ansia da prestazione. Non dimentichiamo, poi, lo sbarramento iniziale: per essere inserite in lista occorre l’approvazione di organismi a maggioranza maschile. Poi però il sostegno della gente che ci motiva e inorgoglisce".

Idee simili ha Marianna Tonellato, trentatre anni, avvocato, sindaca di Castrocaro. Fu la prima tra i sindaci ad attivare la “diretta social” quotidiana con i cittadini nel periodo più buio e angosciante della pandemia. “Centoquarantuno a uno per gli uomini? Un risultato impressionante. Credo che la faccenda sia che le candidature nei partiti sono sempre state individuate con il criterio della appartenenza stretta ad un gruppo. Ma tra le donne scarseggiano le “yes woman”, se mi si passa l’espressione, disposte a dar ragione a prescindere. Chi è talmente “folle” da voler fare la sindaca, calcolando le difficoltà logistiche che una donna affronta nella gestione familiare, difficilmente è condizionabile. Risulta pertanto più tranquillizzanti indicare uomini. Aggiungiamo che da una decina d’anni il partito non può più assicurare carriere politiche per quando finisci i tuoi mandati. Le donne lo sanno e ci riflettono, gli uomini si buttano: si rendono disponibili poi si vedrà, sono meno abituati di noi a far programmi. Infine una considerazione: mi duole dirlo ma mi pare quasi che a destra si dia più spazio alle donne di quanto accada a sinistra”.

Su quest’ultimo punto è netta Gessica Allegni che dal PD s’ è mossa qualche anno fa verso sinistra: di LEU, formazione fondata da Pier Luigi Bersani e altri, Allegni è stata coordinatrice in Emilia Romagna oltre che assessore a Bertinoro. Comunicatrice nata, paladina non da oggi dei meno garantiti, Allegni non fa sconti: “In politica la maggioranza del capitale sociale è in mano agli uomini, difficile aspettarsi la promozione delle donne. Si riconosce generalmente maggior valore alla fedeltà ad un gruppo o a un personaggio che alle qualità personali d’un potenziale candidato e le donne sono, sotto questo profilo, considerate troppo autonome. Anche se noi abbiamo una marcia in più degli uomini e siamo meno condizionabili. Mi sono resa conto che su questo tema ultimamente la destra ha fatto qualche passo in avanti rispetto a noi di sinistra. Noi siamo più “correntizi”, conta appartenere ad uno schieramento. Senza dimenticare che una donna indicata per un incarico è scelta per cooptazione dagli uomini. Occorre ribaltare questo schema, altrimenti la questione non sarà mai risolta”.

Questione che infine, dalla operosa e verdeggiante Russi, affronta con piglio deciso la sindaca Valentina Palli, trentacinque anni, avvocato. Garbata, sorridente, Palli mi stupì a “Salotto blu” per la determinazione con cui liquidò la faccenda della unione dei comuni, asserendo che Russi poteva benissimo non farne parte. Ne spiegò con chiarezza le ragioni in un periodo in cui, va detto, discutere le unioni era come bestemmiare in chiesa. Sulle questione femminile che le pongo è altrettanto netta: “Vorrei sapere quante donne si sono effettivamente proposte, ribaltando gli schemi tradizionali in cui siamo da sempre ingabbiate e che di certo non ci aiutano. Siamo per natura riflessive, forse troppo, siamo continuamente a chiederci cosa succederà, potrò badare alla famiglia, ai figli, ai genitori? Gli uomini sono più leggeri, sperano che tutto si risolva, sono abituati al fatto che qualcuno li aiuterà e risolverà i loro problemi. Noi facciamo continue auto analisi, dobbiamo avere più coraggio, proporci. Poi ci sono le norme sulle pari opportunità, del tutto inadeguate, che ci danneggiano. Per permetterci di prendere impegni pubblici servirebbe, ad esempio, maggiore flessibilità sugli orari di lavoro. In Italia sono considerati eroi quelli che stanno in ufficio fino alle dieci di sera, nei paesi evoluti ci si chiederebbe cosa hanno fatto tutto il giorno e li si farebbe uscire obbligatoriamente alle diciassette! Ciò detto, coraggio donne, facciamoci avanti: siamo in grado di fare mille cose, sindaco compreso, meglio di  altri..”

La chiudo qui, non servono commenti. Servirebbe, forse, qualche sindaca in più. Da verificare, poi, se nelle Regioni dove non guida il centro sinistra le cose vanno davvero diversamente. Ma in questa rubrica ci dobbiamo occupare di Romagna ove, peraltro, il Pd ha candidato e visto eleggere in questi anni in Consiglio Regionale, oltre alle colleghe citate da Rontini, anche Nadia Rossi, Francesca Marchetti e Valentina Ravaioli. In somma se le metti in pista le donne vanno forte. Non sarà mica per questo che noi maschietti preferiamo saperle ai box? Buona Domenica, alla prossima.
 
 

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