Martedì, 26 Ottobre 2021
Mollo tutto e vado via

Opinioni

Mollo tutto e vado via

A cura di Michelangelo Pasini

A tavola in viaggio: il (difficile) passaggio da schizzinoso a sperimentatore

Prima di partire per il nostro viaggio a tempo indeterminato avevo un brutto rapporto con il cibo con cui non avevo familiarità. Nel giro di pochi mesi il mio approccio è cambiato radicalmente: qualche giorno fa ho mangiato (nuovamente) grilli e api.

Il lunghissimo viaggio iniziato ormai un anno fa ha cambiato tante cose di me e del mio carattere. Una delle più evidenti è senza ombra di dubbio il mio rapporto con il cibo. Son cresciuto un po' viziato quando si parlava di mettersi a tavola: come tanti bambini non amavo particolarmente nè frutta nè verdura. E quel che è peggio,non mi piaceva sperimentare: adoravo una decina di piatti e pretendevo di mangiare sempre quelli. Niente di grave se non fosse che il tempo non ha cambiato le mie abitudini alimentari: "tu che sei così schizzinoso col cibo, come fai quando visiti tutti quei posti strani", questo era il mantra che sentivo ripetere da parenti e amici ogni volta prima di partire per un viaggio. E, a pensarci bene, chi me lo diceva non aveva poi tutti i torti.

Come facevo a mangiare in Russia, in Cina, in Palestina? Semplice: andavo sul sicuro. Conoscevo alcuni piatti fondamentali e tra questi sceglievo quelli che più si avvicinavano ai miei gusti. E per tutto il tempo non facevo altro che ordinare lo stesso cibo. Un anno ad Hong Kong raggiunsi il paradosso: in una città dove la cultura alimentare è così sviluppata, piena zeppa di ristoranti fino a scoppiare, ho costretto Elisa a cenare tutte le sere nello stesso posto. Mi ero innamorato di una viarietà di noodles e non volevo saperne di cambiare. Lei non poteva che odiarmi e il più delle volte mi accompagnava al ristorante non ordinando nulla, aspettava che avessi finito e poi mi chiedeva di andare con lei altrove, dove avrebbe sperimentato di tutto e di più.

Orrore, orrore. A pensarci adesso rabbrividisco.

Perché in questi ultimi dodici mesi la situazione è cambiata radicalmente. A dir la verità le mie abitudini sono iniziate a cambiare un po' prima, quando con grande fatica ho allargato i miei orizzonti culinari inserendo nella mia dieta una serie infinita di piatti di cui prima non volevo neanche sentir parlare.

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Poi però quando siamo partiti per il nostro viaggio a tempo indeterminato il mio approccio al cibo è mutato alla velocità della luce. Sono partito da Forlì che mangiavo di tutto un po' ma ero ancora restio alle sperimentazioni, e sono arrivato in Croazia (qui abbiamo raccontato i nostri primi giorni sui Balcani) con la voglia di provare tutto. Sicuramente capiterà anche a voi, una volta arrivati in un paese straniero, l'impulso di assaggiare, testare, mangiare tutti i piatti tipici che vi capitano sotto mano. Ecco, io fino a quel momento in ambito strettamente alimentare avevo timore di osare. Amavo i viaggi avventurosi, ma ero cauto quando si trattava di cibo. Poi qualcosa è cambiato: ero libero, con una voglia indescrivibile di vedere cose nuove e di conoscere culture diverse, e finalmente potevo farlo. Senza limiti nè geografici nè temporali. E allora mi sono completamente lasciato andare, anche grazie alla fortuna di poter entrare davvero in sintonia con l'universo gastronomico dei paesi che visitiamo. Spesso infatti una vacanza, per lunga che sia, consente di assaggiare solo una minima parte del cibo di uno stato; immaginate uno straniero che arriva in Italia per due settimane: se non vuole correre potrà visitare due, massimo tre regioni. Se viaggiasse al nord rinuncerebbe quindi a cucine imprescindibili come quella campana, pugliese e siciliana: nella situazione contraria non conoscerebbe i cappelletti romagnoli, la pappa col pomodoro toscana o i canederli della tradizione trentina.

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Mentre noi possiamo stare a lungo in un paese e batterlo palmo a palmo, innamorandoci quindi di tutte le sue varietà regionali: ho imparato così a riconoscere quanti varianti di burek si possano trovare nei balcani, mi sono reso conto della complessità della cucina albanese; ho capito quanto sia difficile preparare l'anatra alla pechinese, sono riuscito ad individuare ogni singolo ingrediente dei più diversi tipi di hummus e a rendermi conto di come un piatto semplice come gli shashlik abbiano differenze sostanziali non solo di stato in stato ma anche di regione in regione. Infine, dopo due lunghi periodi passati in India mi sono riuscito ad innamorare, solo alla nostra terza visita, del suo piatto per eccellenza: il thali.

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