Mollo tutto e vado via

Opinioni

Mollo tutto e vado via

A cura di Michelangelo Pasini

Il momento più difficile del viaggio, quello di cui nessuno parla mai

Quando torni a casa dopo un lungo, lunghissimo viaggio, tutto ti sembra rimasto come l'hai lasciato. Ma tu sei cambiato e non sai come dirlo agli altri, che sembrano non capirti.

Ogni anno dopo le feste natalizie su quotidiani e magazine online escono articoli che raccontano il ritorno a casa degli expat per festeggiare il Natale in famiglia. Quest'anno uno mi ha colpito in maniera particolare. L'ho quindi liberamente tradotto, che significa che ho apportato modifiche, aggiunte e operato tagli per farlo più "mio".
L'articolo originale era questo.

Vedi il mondo, provi cose che non hai mai sperimentato, incontri persone nuove, ti innamori, vedi posti meravigliosi, conosci altre culture, ma poi improvvisamente finisce tutto.
Solitamente quando le persone raccontano un viaggio si concentrano principalmente sulla partenza e sull’esperienza: perché nessuno parla mai del ritorno a casa?

Quando si lascia il proprio paese per un lungo viaggio intorno al mondo (o anche per lavorare all’estero) si va incontro ad alcune inevitabili difficoltà: bisogna adattarsi a un nuovo contesto, farsi nuovi amici, avere a che fare con una cultura che spesso ci è aliena. Ma, fidatevi, a tutto questo ci si fa l’abitudine, perché le difficoltà sono compensate dalla potenza della nuova esperienza. E è ora di tornare a casa ci si trova a dover affrontare il difficilissimo momento degli addii, siano essi a luoghi o persone. La sensazione di stare lasciando qualcosa di bello arriva nell’esatto istante in cui si compra il biglietto del ritorno. Ma la tristezza causata da tutti questi saluti forzati è mitigata dal pensiero di ritrovare famiglia e amici, un momento che hai ben impresso in testa fin dalla tua partenza. Come fosse un bellissimo sogno.

Poi ritorni a casa, vedi amici e parenti, passi le prime settimane a raccontare le storie dei tuoi viaggi, lasciando a bocca aperta chi invece è rimasto a casa. Per qualche settimana sei la star della compagnia, tutto ti sembra così nuovo ed eccitante. Poi piano piano le cose iniziano a cambiare. Le persone lentamente si abituano alla tua presenza a casa e tu non sei più quella novità che ha illuminato i primi giorni dopo il tuo ritorno. Quindi si fanno strada le solite domande: pensi di ripartire presto? Quali sono i tuoi piani per il futuro? Cosa farai quando sarai vecchio e non avrai più voglia di viaggiare.

Arriva così alla parte più triste del ritorno casa dopo essere stato fuori per uno o più anni: ti  rendi conto che niente intorno a te è cambiato. Certo, sei contento che tutti siano felici e in salute, che le persone a cui vuoi bene abbiano nuovi lavori, amici e fidanzati, ma una parte di te continua a disperarsi: “non capite quanto invece io sia cambiato?”. Parliamo di un cambio di prospettive, sogni e aspettative. Delle abitudini che sei contento di aver perso e delle nuove cose che ritieni importanti. 

Di tutto questo vorresti che gli altri se ne rendessero conto, perché ti piacerebbe condividere e parlarne con qualcuno.
Ma non c’è un modo semplice per spiegare come si cambia (migliora?) quando ci si lascia tutto alle spalle e si è costretti a impegnarsi per qualcosa di nuovo. Senti di essere cambiato perché percepisci quotidianamente un modo di essere (diverso), ma non riesci a spiegarlo a chi ti sta vicino.

Ti arrabbi, ti senti abbandonato e solo. Nei momenti di sconforto arrivi a pensare che partire, andarsene di casa, fare un’esperienza del genere, possa non valere tutto ciò; anche perché una volta a casa tutto sembra essere esattamente come prima. A cosa è servito quindi andarsene se niente è poi mutato? Poi d’improvvisocambi idea e il tuo pensiero viaggia in una direzione diametralmente opposta: ciò che hai fatto sembra essere l’unica cosa che conta veramente, perché ha davvero cambiato tutto. Ti ha cambiato.

Hai passato molto tempo a imparare una nuova lingua. Solo che questa lingua ora non la parla nessuno intorno a te: per questo non riesci a spiegare agli altri come ti senti.

Ecco perché per molti il viaggio diventa qualcosa molto vicino a una droga e a una dipendenza. Al ritorno dal primo viaggio che si intraprende non si vede l’ora di farne uno nuovo. Perché? A causa del “lato oscuro del viaggiare”, ovvero la necessità di ritornare in un luogo in cui si è circondati da persone che parlano la stessa lingua che hai imparato con tanta difficoltà. Una lingua che non è né l’inglese, né lo spagnolo e neanche in cinese. Quando si torna da un viaggio si sogna il momento in cui si torna indietro.
Dove “indietro” è il posto in cui anche quelli che ti circondano sanno cosa significhi partire, cambiare, crescere, fare esperienze e imparare.
Per poi tornare nuovamente a casa e sentirsi più “persi” che in qualsiasi paese straniero.

Questa è la parte più difficile del viaggio ed è la ragione per la quale ogni volta che torniamo non possiamo fare a meno di scappare. Nuovamente.

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