Mollo tutto e vado via

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Mollo tutto e vado via

A cura di Michelangelo Pasini

Il paradosso di Ella, Sri Lanka: "che brutta, è troppo turistica", disse il viaggiatore occasionale

Come nel giro di pochi mesi è cambiata la nostra visione: da viaggiatori snob nei confronti dei luoghi affollati di turisti ad amanti di certe mete più... frequentate!

Siamo in viaggio da ormai oltre sei mesi e ultimamente ci capita sempre più spesso di ragionare sul concetto di luoghi turistici. Quasi tutti i viaggiatori duri e puri che incontriamo sulla strada ripetono lo stesso mantra. Quel posto non mi è piaciuto, troppo turistico. Oppure no, in quella città non ci vado, ci sono troppi turisti, è finta. Li capiamo benissimo, facevamo così anche noi fino a qualche anno fa, presi da una sorta di snobbismo da esperti viaggiatori zaino in spalla. Non siamo mai arrivati al punto di evitare un monumento importante perché troppo rinomato e conosciuto, ma avevamo posizioni abbastanza estreme in proposito.

E oggi? Come la pensiamo ora che il viaggio non è più una parentesi della nostra vita, ma la nostra quotidianità?

Beh, oggi pensiamo quasi l'opposto. Quando giri il mondo per così tanto tempo, a migliaia di chilometri da casa, capita di non incontrare un connazionale o comunque un europeo (ora siamo in Asia!) per mesi. Certo, passiamo sempre volentieri del tempo con ragazzi e ragazze locali, ma di tanto in tanto non è male trovare qualcuno con cui si condividono lingua e cultura... Non solo: dopo mesi in India, di cui alcuni passati in città o paesini dove eravamo le uniche facce diverse, inizino a mancarti certe cose. Quali? Gli esempi che si fanno sono sempre gli stessi... il cibo e le comodità in prima battuta (certo famiglia e amici son scontati!).

E allora è capitato che dopo esserci spostati dall'India allo Sri Lanka siamo arrivati a Ella, una cittadina di montagna nata ad uso e consumo dei turisti: è costituita solamente da due vie, sulle quali si affacciano ristoranti e guest-house. Non pensate ad un'invasione di turisti, ce ne saranno stati al massimo un centinaio. Forse meno. Ma il paese è talmente piccolo che la cosa per qualcuno può risultare fastidiosa.

Quel qualcuno eravamo noi un pugno di anni fa, nonché gran parte delle persone che abbiamo conosciuto a Ella.

Ne abbiamo incrociati tanti che li lamentavano: domani andiamo via di qui, troppo turistica. 
E poi chiedevano: voi quanto starete? 
La nostra risposta li lasciava spiazzati: almeno dieci giorniElla è così turistica che non possiamo fare a meno di adorarla.

Perchè?

Dopo mesi avevamo trovato una camera con standard realmente occidentali, un terrazzo su cui lavorare baciati dal sole, ristoranti che servivano sia cibo locale che piatti internazionali di qualità. Avevamo la possibilità di mangiare un hamburger a buon prezzo e bere una birra: due cose che sembravano ormai una chimera (eh si, la carne di manzo e gli alcolici sono davvero difficili da reperire in queste zone). Ogni sera incontravamo qualcuno di diverso, facevamo quattro chiacchiere e inevitabilmente si finiva a parlare di quanto Ella per loro fosse deludente. Abbiamo anche incontrato in ben due occasioni degli italiani, cosa davvero rara da queste parti.

Gran parte di coloro che si lamentano perché un posto è troppo turistico sono spesso così superficiali da non vedere al di là del proprio naso e da etichettare un luogo alla prima occhiata. Invece Ella di turistico ha solo due strade. E quando diciamo due intendiamo due. Di numero. Basta uscire un chilometro per gettarsi nuovamente a capofitto nello Sri Lanka più verace, quello che vive di raccolta di té e poco altro. Saremmo potuti restare mesi nella famosa Ella, perdendoci nelle montagne della Hill Country e nei villaggi vicini durante il giorno e tornando in mezzo ai turisti alla sera, dividendo con loro una pizza o, follia, ordinando una bottiglia di vino.

Non potevamo però passare più di qualche ora con i nostri nuovi amici, perché 24 ore dopo il loro arrivo sarebbero sicuramente stati in viaggio verso una nuova meta, alla ricerca dello Sri Lanka autentico. Peccato ci sarebbe piaciuto condividere con loro le nostre esperienze in motorino nelle montagne vicine alla ricerca di una cascata sconosciuta raggiungibile solo tramite un sentiero nascosto nella giungla, o raccontare loro di quando i monaci di un tempio scavato nella roccia ci hanno invitato a bere il tè e abbiamo parlato insieme di religione e scelte di vita. Che dire di quando durante un trekking è iniziato un temporale e una famiglia ci ha dato ospitalità e offerto un pranzo tra le piantagioni di tè. Fatto sta che per loro il ricordo di Ella sarà quello di due caotiche vie turistiche e qualche breve scarpinata, mentre a noi rimarrà la soddisfazione di avere girovagato per giorni tra giungla e montagne incredibili ma, per una volta, con finale garantito di doccia calda e, perchè no, un enorme hamburgher!

Morale della favola, non snobbate i luoghi turistici ma cercate di andare oltre loro superficie senza essere troppo snob, avranno sicuro qualcosa di buono da offrire anche ai viaggiatori più audaci.

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