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Coronavirus, la Romagna diventa "arancione scuro" per due settimane ad eccezione del Forlivese

La decisione è stata presa sabato pomeriggio dopo le riunioni fra i sindaci dei territori coinvolti, insieme a Regione e Ausl Romagna

Il comprensorio di Forlì resta in zona arancione. I restanti comuni della Ausl Romagna, cioè quelli delle province di Rimini e Ravenna e del cesenate entreranno in "zona arancione scuro" e il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, firmerà una nuova ordinanza analoga a quelle già approvate per la Città metropolitana di Bologna e l’Imolese. La decisione è stata presa sabato pomeriggio dopo le riunioni fra i sindaci dei territori coinvolti, insieme a Regione e Ausl Romagna. Nel provvedimento è escluso il territorio di Forlì, che si è opposto all'inasprimento delle misure, restando di fatto un'isola arancione in mezzo all' "arancione scuro" di cui si colora tutto il resto della Romagna e la provincia di Bologna.

Commenta il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini: "Ho manifestato alla Regione, assieme al presidente della Provincia Fratto, la mia totale contrarietà alla chiusura delle scuole, ad oggi per fortuna i numeri ci permettono di tenerle aperte in presenza. Cosa succede domani non lo so, e se c'è da ragionare su specifici parametri come per esempio le Superiori e ulteriori limitazione dei movimenti ci guarderemo, ma chiudere le scuole elementari e medie assolutamente no, dato che le abbiamo definite finora come il luogo più sicuro". Zattini ha inoltre aggiunto che "nel nostro territorio i contagi sono ancora sotto controllo e non si rilevano emergenze epidemiologiche. Continuamo ad essere responsabili e prudenti, mettiamo la mascherina, manteniamo il distanziamento e rispettiamo le regole. La tutela della salute pubblica resta la nostra priorità". Di diverso avviso il sindaco di Santa Sofia, Daniele Valbonesi: "Personalmente credo fosse meglio una scelta uniforme e, in base ai dati, penso che sia solo rimandare un problema. Di diversa opinione l'amministrazione forlivese che ha insistito per mantenere le restrizioni attuali. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni e spero di sbagliare le mie previsioni".

“Ancora una volta - affermano il presidente della Regione Bonaccini e l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini - accogliamo la richiesta di intervenire arrivata dalla sanità e condivisa coi territori. Insieme ai sindaci prendiamo una decisione difficile e sofferta, consapevoli tutti delle difficoltà e della stanchezza con sui sono alle prese da mesi attività economiche, famiglie, studenti, ma abbiamo il dovere di ascoltare le autorità sanitarie e fare tutto ciò che possiamo per fermare la ripresa del contagio, più veloce a causa di nuove varianti e ora in grado di colpire maggiormente anche giovani e giovanissimi. Siamo al lavoro col Governo per accelerare il più possibile la campagna vaccinale, per avere ristori veloci, anche in presenza di ordinanze regionali, e i congedi parentali, per non lasciare soli i genitori nel momento in cui si agisce sulla scuola. Tenere duro adesso, con molta probabilità vuol dire affrontare l’ultimo miglio e guardare ai prossimi mesi con maggiore fiducia. Facciamolo tutti, ancora una volta”.

Carradori (Ausl): "I casi Covid sotto ai 19 anni sono aumentati del 50%: colpa della variante inglese"

"Dalla fine di gennaio abbiamo costantemente visto crescere la curva dei contagi con una differenza importante: se prima il Covid colpiva in particolare gli anziani, in queste ultime settimane la situazione si è totalmente invertita - spiega il direttore generale di Ausl Romagna Tiziano Carradori -. La percentuale degli over 80 positivi al Covid si è ridotta di quasi il 70%, questo grazie sia al vaccino sia perchè nel frattempo abbiamo avuto la dominanza della variante inglese, mentre i casi di Covid sotto ai 19 anni sono aumentati del 50%. Le scuole sono sicure, è tutto il movimento sociale che gli sta attorno che potenzia la maggior sensibilità dei giovani al virus e che fa sì che si diffonda. Abbiamo una potenza di produzione di 6000 vaccini al giorno e siamo fermi a un quarto della nostra potenzialità: fino a quando non arriveranno più dosi di vaccini, dobbiamo contrastare la diffusione del Covid. La variante inglese fino a tre settimane fa interessava il 13% dei casi: adesso siamo arrivati a oltre il 50% in Romagna e in alcuni contesti, come nei 4 comuni ravennati già in zona arancione scuro e nei Comuni a sud di Rimini, abbiamo punte fino all'80%. Questa variante colpisce di più i giovani e si diffonde molto più rapidamente".

"Altra questione: alcuni amministratori hanno deciso di comportarsi diversamente (il riferimento è alla zona di Forlì, che resterà in zona arancione, ndr) - attacca Carradori -. La variante inglese però non conosce confini, noi avevamo proposto che fosse tutta la Romagna ad assumere questo provvedimento. Dobbiamo guardare come le cose si possono muovere, altrimenti di volta in volta qualcuno sta aperto e qualcuno sta chiuso e chi sta aperto determinerà nuove chiusure. Questo finchè non avremo raggiunto un certo livello di copertura vaccinale. Mediamente ogni giorno ci troviamo con 700-750 nuovi casi: fino a una settimana fa eravamo alla metà. Non abbiamo per ora un grande problema sugli ospedali, perchè abbiamo investito molto sul tamponamento e sul tracciamento; ma questa attività di tracciamento è possibile fino a quando i numeri sono gestibili. Perchè se dobbiamo contattare per ogni caso una decina di persone, e quindi circa 7-8000 al giorno, quelle persone che devono fare le telefonate non possono più dedicarsi a fare i vaccini".

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