Morta di Sla, nasce un gruppo di preghiera nel nome di Cristina: "Seguiremo il suo esempio"

La sensazione diffusa fra quanti l’hanno frequentata, è di aver conosciuto una santa.

A quasi due mesi dall’ultimo saluto a Cristina Betti, la forlivese morta di Sla il 17 luglio scorso in odore di santità, si è costituito un gruppo di preghiera e catechesi nel suo nome, che si riunirà a cadenza mensile. “Sulle orme di Cristina”, questa è la denominazione, si ritroverà per la prima volta il 25 ottobre prossimo, alle 20, nei locali della parrocchia di Roncadello. Alla recita del Santo Rosario e alla celebrazione della Messa, seguirà una catechesi tenuta da don Antonino Nicotra, parroco dell’Unità pastorale Roncadello, Malmissole, Poggio, Barisano e San Giorgio, con condivisione finale fra i presenti. “Nel corso dei nostri incontri – scrive lo stesso don Nino nella chat del gruppo – cercheremo di seguire l’esempio di Cristina, fatto di tanta accettazione e fiducia nel Signore, con un tempo dedicato alla preghiera e un altro alla riflessione”.

“Pregheremo nel suo nome - dichiara l’amico Giovanni Laghi – ma raccoglieremo anche ricordi personali, cercando di concretizzare nella nostra quotidianità la testimonianza che ci ha dato con la sua vita”. Per ora il gruppo si compone dei tanti amici, parrocchiani di Roncadello e non solo, che hanno frequentato Cristina nel corso della sua malattia, la sindrome laterale amiotrofica, che in genere incute terrore solo a nominarla, pensando ad una esistenza di sofferenza e di totale dipendenza dagli altri e che lei aveva invece ribattezzato la ‘Somma Lode all’Altissimo’”. La sensazione diffusa fra gli amici rimane quella di aver conosciuto una santa. Sebbene prigioniera del suo corpo, grazie anche agli affetti che le hanno sempre gravitato intorno, a cominciare dal marito Cristian e dai tre figli Alan, Michelle e Alex, la 45enne non si è mai arresa. Fino a quando il male, diagnosticato nel 2013, non l’ha costretta alla totale dipendenza dagli altri, Cristina ha fatto la catechista a Roncadello.

Era anche membro del terz’ordine carmelitano, tant’è vero che il rettore del Carmine don Enrico Casadio, appena saputo della sua morte, ha così dichiarato: “Vorrei che questa giovane donna rimanesse nei nostri cuori per il coraggio con cui ha vissuto l’esperienza della malattia, fino ad essere lei stessa sostegno con la preghiera incessante, delle tante persone che l’andavano a trovare”. “Quando mi accostavo a lei – ha ricordato don Nino nell’omelia funebre - avevo la sensazione di avvicinarmi a qualcosa di santo”. Una sua amica, presente al funerale, ha dichiarato senza indugio: “Andare da lei era come frequentare Gesù”. “Chissà quanto ha sofferto… almeno adesso ha smesso di soffrire”. Quanti di noi - continua don Nino nell’omelia - hanno reagito alla morte di Cristina con espressioni del genere”. Pensando a lei, viene in mente la domanda che Gesù poneva alla gente che era andata nel deserto da Giovanni: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”. Per noi potrebbe suonare così: “Che cosa siete andati a vedere in quella casa di Roncadello”? Una povera donna sfortunata? No. A dispetto della malattia, non dava quell’impressione. Cristina soffriva, ma sapeva che questa vita è un passaggio: “Lei rimane con noi, nella comunione dei santi, a indicarci la strada da seguire per gustare la vita eterna oggi e per sempre, quando vedremo il Risorto faccia a faccia”. Cristina Betti come Benedetta? “Vai Cristina – commenta Emanuela Bianchi Porro, sorella della Venerabile dovadolese che diventerà beata sabato in Cattedrale – ti aspettano gli angeli: un giorno capiremo perché in Dio non si muore”

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