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Il ricordo

"Ho volato con Marco sopra Forlì, grazie per avermi fatto toccare il cielo con un dito"

“Marco, tu sei e sarai per sempre il pilota che mi ha fatto toccare il cielo con un dito”

Ho volato con Marco Meneghello, scomparso nell’incidente aereo insieme al colonnello Giuseppe Cipriano. Rifletto, e scrivendo mi sfogo. Libero quello che provo. Questa tristezza deve essere costruttiva. Non devo consolare, ma dare forza con le mie parole. E allora Marco, tu sei e sarai per sempre il pilota che mi ha fatto toccare il cielo con un dito.

Già, perché prima di quel 17 febbraio non avevo mai volato, vuoi per un pizzico di paura, vuoi perché non si è concretizzata una vera opportunità. Questa volta l’occasione l’ho colta proprio al volo: conferenza stampa di presentazione del corso di Cultura Aeronautica per gli studenti delle scuole superiori e possibilità di salire a bordo di un Siai U-208 del 60esimo Stormo dell’Aeronautica Militare con base a Guidonia, in provincia di Roma, per un sorvolo della città. Capirai Marco, per uno che è cresciuto a pane ed Aeronautica, sì perché papà è stato luogotenente del Secondo Gruppo Manutenzione Autoveicoli di Forlì, maturando tanta passione per l’aviazione militare, era come salire sulle giostre. Vivere in una favola. 

Sì, Giovanni, stai volando. Ma mai mi sarei immaginato un’esperienza così bella. Perché si è trattato non di un semplice sorvolo della città, ma di un volo in formazione. Di quelli che si ammirano durante le evoluzioni delle Frecce Tricolori. Un leader ed altri quattro equipaggi, formando un diamante che ha incuriosito tanti forlivesi. In quel momento ho ripreso quello che stavano catturando i miei occhi, per poter avere un ricordo da condividere con tutti gli amici più cari. È in quel ricordo ci sarai per sempre tu, Marco. La tua espressione, celata dietro ad occhiali da sole da Top Gun, era distesa e sorridente. Passione e dedizione. Il rumore a bordo impediva un dialogo diretto, anche perché ero seduto nel sedile posteriore. Ma tu hai spiegato a motori spenti alcune delle manovre fatte durante quei 20 minuti, trascorsi troppo velocemente, come la virata "sfogata", un carico di adrenalina che richiede la massima precisione sfruttando il piano verticale di volo. Benché la cabrata fosse molto decisa, sino a portare il velivolo quasi in verticale, seguita da una virata con le ali a coltello e quindi una picchiata e richiamata sino a rientrare sulla stessa quota e traiettoria iniziale voltati di 180 gradi, non ho avvertito alcune malessere, così come la nostra videomaker Alice e l’altro giornalista passeggero. Prima di decollare Marco ci avevi ricordato della presenza dei sacchetti in caso di problemi di stomaco, ma sono rimasti lì inutilizzati: in quella manovra decisa hai avuto una mano di piuma, facendo valere le tue oltre 2600 ore di volo.   

Dal nostro monoelica ho visto quanto sia bellissima la nostra Forlì, dal forese al centro storico. E non ti nascondo che un brivido di emozione ha accompagnato il sorvolo su Piazza Saffi e il secolare San Mercuriale. Il tutto vedendo da vicino gli altri velivoli. Mi sembrava di essere un pilota delle Frecce Tricolori. Mi sentivo una aquila. Tra me e me cantavo “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, perché “volavo felice più in alto del sole ed ancora più su; mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù”. Come sarebbe stata felice la buonanima di mio cugino Giovanni di vivere un giorno da aquila anche lui. 

Quei 20 minuti sono volati via come un bicchiere di acqua fresca. All’atterraggio morbido sulla pista del Ridolfi ti ho fatto i miei complimenti, ma anche un ringraziamento. Quello di avermi regalato uno dei giorni più belli della mia vita, confessandosi che mi sarebbe piaciuto poi salire a bordo di un Mb-339. E tu sorridente a dirmi: “È’ tutt’altra cosa!”. 

La mia esperienza l’hanno vissuta anche centinaia di studenti delle superiori. E penso che chi ha volato con te ti porterà per sempre nel suo cuore. Ognuno con la sua storia da raccontare. Ringrazio l’Aeronautica Militare, perché col suo corso non solo ha dato l’occasione di apprendere di elementi di volo, ma ha trasmesso l’importanza del lavoro di squadra. Perché, come ha insegnato il Colonnello Michele Cesario, comandante del 60esimo Stormo, “nella vita, in qualsiasi impegno lavorativo quotidiano, non si è mai da soli. Il singolo deve metterci il proprio ed essere affidabile e competente". Marco ha messo in atto la sua esperienza fino all’ultimo istante di vita, compiendo una manovra da eroe che ha evitato una tragedia. Professionista fino alla fine. Il corso di Cultura Aeronautica non si fermi, ma vada avanti in memoria di Marco e Giuseppe. Cieli blu ragazzi. Che la terra vi sia lieve. Volate felici più in alto del sole ed ancora più su. Noi da quaggiù vi seguiamo.

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