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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Il lutto

Il mondo dell’arte piange Gino Erbacci, “pittore della civiltà contadina”

“La sua prima mostra risale al 1974, presso la Galleria Baratti - ricorda lo storico Gabriele Zelli - poi, negli anni sono state numerose le esposizioni personali in varie gallerie romagnole e italiane“

Un altro grave lutto colpisce il mondo dell'arte di Forlì e della Romagna. Si è spento martedì all'età di 98 anni il pittore Gino Erbacci, nato a Galeata, ma da moltissimi anni viveva e lavorava a Forlì.  “La sua prima mostra risale al 1974, presso la Galleria Baratti - ricorda lo storico Gabriele Zelli - poi, negli anni sono state numerose le esposizioni personali in varie gallerie romagnole e italiane. Di sicuro le più importanti sono state quelle allestite presso: la sede dell'Accademia dei Filopatridi (Savignano 1977), Palazzo Vecchio (Bagnacavallo 1979), la Galleria II Cavalletto (Livorno 1981), la Saletta Giulio Romano (Mantova 1982), la Sala Laurana del Palazzo del Governo di Pesaro (1982), il Centro Artistico Argentano (Argenta 1983), Palazzo Gaddi (Forlì 1997) e Corte Dandini di Cesena (1999)”.

“Nato da famiglia contadina, Erbacci per oltre trent'anni ha vissuto e conosciuto la fatica dei campi - prosegue nel ricordo Zelli -. Dopo lo storico esodo dai monti e dalle campagne che si compì negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, Erbacci ha dovuto cambiare mestiere e vita e ambientarsi anche lui in un altro mondo, quello urbano, portandosi dietro il carico culturale e l'archivio storico delle sue radici. Oltre alla fatica dei campi Erbacci aveva imparato, fin da ragazzo, l'arte del disegno, della grafica e del fumetto. Ha poi incominciato a dipingere negli anni sessanta ispirandosi alle fatiche del mondo contadino ormai cancellato per sempre”.

“Questa memoria e questo sentimento Erbacci non se li è mai dimenticati e una volta arrivato dalla collina in città ne ha approfittato per approfondire e affinare le proprie conoscenze tecniche - dettaglia -. Lo si poteva considerare un vero artista del pennello e della memoria storica della cultura contadina. La trebbiatura, i vignaioli, gli zappatori, i mietitori, le filatrici, le feste nell'aia, ma anche i paesaggi, i tramonti o le albe lungo il passaggio mutevole delle stagioni sono stati i soggetti dei suoi quadri. Un vero e proprio album di memorie di un passato che gli era rimasto ancora vivo nel sangue”.

“Gino Erbacci è stato un artista concreto, nel senso che ha dipinto soltanto ciò che ha vissuto e che ha sentito - conclude -. Da segnalare infine il suo decennale impegno gratuito come scenografo gratuito a favore della Cumpagnì dla Zercia che ancora oggi usa le scene realizzate da Erbacci quando allestisce le commedie dialettali più datate”.

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