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Lunedì, 22 Aprile 2024
Cronaca

Parte di Forlì imbiancata dalla grandine, la spiegazione del temporale: “Non è un fenomeno anomalo”

L’APPROFONDIMENTO - Ore 16: chicchi grandi come noccioline hanno cominciato a colpire a macchia di leopardo la città, sempre più fitti a Coriano, quartiere Grandi Musicisti, Pieveacquedotto, Villa Selva e parte delle frazioni lungo la Cervese

La giornata era iniziata all’insegna del cielo azzurro e del sole, con la colonnina di mercurio salita fino a sfiorare i 20 gradi. Eppure le previsioni meteo indicavano il rischio di instabilità pomeridiana, con rischio temporali. Ma nessuno si sarebbe immaginato quello accaduto martedì pomeriggio. Nubi sempre più nere e minacciose, poi il brontolio del cielo. E quindi la grandine. Ore 16: chicchi grandi come noccioline hanno cominciato a colpire a macchia di leopardo la città, sempre più fitti a Coriano, quartiere Grandi Musicisti, Pieveacquedotto, Villa Selva e parte delle frazioni lungo la Cervese. Il tutto è durato una decina di minuti, quanto basta per lasciare un lieve strato di bianco su prati e strade, come se avesse nevicato. Alimentando al tempo stesso preoccupazioni per danni alle colture in fiore e auto.

Ma cosa è accaduto in atmosfera? A spiegarlo è Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti): “Il temporale che ha colpito Forlì appartiene alla classica categoria di temporali di inizio primavera meteorologica, essendo relativamente frequenti nel mese di marzo. La formazione di isolate celle temporalesche è iniziata sul settore appenninico a causa dell’avanzare di un nucleo di aria fredda in quota proveniente dalla Francia, mentre nei bassi strati le temperature erano alquanto elevate per il periodo, dando quindi origine a un gradiente termico verticale alquanto accentuato all’origine di crescente instabilità. Una volta spostatesi verso Nord-Est sotto la spinta dei venti in quota, entrando così sulla pianura forlivese e ravennate, queste celle hanno trovato un ambiente favorevole alla loro intensificazione e rigenerazione per la presenza di una linea di confluenza nei bassi livelli tra correnti fresche e umide marittime provenienti da Est, e flussi più secchi provenienti da Sud-Ovest (tecnicamente una dry-line appenninica). Lungo questa linea di confluenza si sono innescate nuove celle, alcune delle quali anche intense benché di limitata estensione. Alcune di queste, tra cui quella che interessato l’area forlivese, hanno prodotto grandine di piccole dimensioni, ma localmente abbondante con accumulo al suolo”.

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“Premesso che tutti i temporali delle medie latitudini producono grandine, fortunatamente più spesso piccola a sufficienza per poter fondere prima di arrivare al suolo, in primavera essi la fanno arrivare più facilmente al suolo per alcuni motivi - argomenta il meteorologo -: in primavera, specie nella prima parte, il livello dello zero di bulbo umido (soglia sopra la quale il ghiaccio comincia a fondere) è ancora piuttosto basso (oggi 1700 metri), per cui i chicchi, anche se piccoli, devono compiere un tragitto più breve per arrivare al suolo”. Secondo aspetto: “I chicchi non trovano nei bassi strati le temperature tipicamente estive (oggi massime sui 18/19°C) conservandosi più a lungo per una fusione che risulta molto più graduale”.

Inoltre, continua Randi, “nell’esordio della primavera meteorologica le nubi temporalesche (cumuliformi) si sviluppano a quote mediamente più basse rispetto alla stagione estiva, e anche questo fattore contribuisce ad accorciare la distanza tra la base delle nubi e il suolo. Se i venti che trascinano le precipitazioni verso il suolo (downdraft) sono sufficientemente forti, il tempo di percorrenza dall’interno della nube al suolo è molto breve, per cui buona parte della precipitazione solida non fonde. Chiaramente, essendo all’inizio della stagione temporalesca, i chicchi molto difficilmente possono diventare di grosse dimensioni poiché la quantità di acqua presente nelle nubi convettive è decisamente inferiore a quella che si trova nella fase estiva, essendo essa funzione della temperatura (più le temperature sono elevate, più acqua precipitabile entra nella nube). Siccome il chicco di grandine diviene di grosse dimensioni se l’embrione cattura molta acqua sopraffusa, se quest’ultima non è abbondante il chicco rimane piccolo. Inoltre, i moti verticali e la turbolenza entro le nubi temporalesche di inizio primavera, sono mediamente assai meno intense rispetto alla stagione estiva, infatti le grandinate di grosse dimensioni sono tipiche dell’estate. Per questo motivo la grandinata di mercoledì non rappresenta un fenomeno anomalo e men che meno estremo, essendo una classica manifestazione dei temporali primaverili, con molti eventi simili anche nelle primavere degli scorsi anni”.

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