Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

"Adottiamo i cristiani di Mosul": il vescovo Yohanna Petros Mouché racconta la sua storia

Per aiutare i cristiani di Mosul, non solo spiritualmente ma anche concretamente, la Parrocchia di Regina Pacis di Forlì, ha lanciato nel luglio 2015 la campagna Adottiamo i cristiani di Mosul

Il vescovo siro-cattolico della città irachena di Mosul, Yohanna Petros Mouché, è attualmente senza diocesi. E' un profugo in mezzo ad altri 120mila, come pure il giovane sacerdote che lo accompagna, Padre Majeed Attalla, ordinato in esilio il 3 gennaio scorso.  Stanno facendo il giro dell’Italia e dell’Europa e venerdì sera hanno fatto tappa anche a Forlì, nella Chiesa di Regina Pacis. Majeed, conosce bene questa parrocchia perché fin dal 2008, quando studiava a Roma come seminarista, era spesso ospite del parroco don Roberto Rossi.

Nella sala gremita raccontano di nuovo la loro storia e quella di decine di migliaia di persone fuggite da Mosul il 6 agosto 2014, in quello che loro chiamano il “giorno nero”. Nero come le bandiere dell’Isis che occupando la città ha dettato le sue condizioni: “o vi convertite o pagate una tassa di protezione o lasciate le vostre case entro 24 ore”. “Oggi con la nostra vita siamo testimoni della resurrezione - esordisce il Vescovo - per non rinnegare la nostra fede in Cristo, per non diventare schiavi, abbiamo lasciato tutto e siamo fuggiti. La situazione è molto grave, la nostra gente vive in mezzo a mille privazioni, ma le nostre chiese nelle tende sono piene: celebriamo matrimoni, battesimi, prime comunioni, i bambini vengono a catechismo… nonostante tutto, continua la vita di ogni giorno”.

Poi Majeed racconta la storia dall’inizio: dall’invasione americana dell’Iraq - senza mandato da parte dell’Onu - che ha dato il via alla Seconda Guerra del Golfo dove hanno perso la vita 134mila civili iracheni al martirio di vari sacerdoti, dall’attentato ai pullman che portavano gli studenti da Qaraqosh a Mosul con due morti e 150 feriti alla strage di fedeli nella cattedrale siro-cattolica di Baghdad dove hanno perso la vita i due sacerdoti e una cinquantina di persone. Fino al giorno nero. “Non potete immaginare cosa significa - racconta Majeed - perdere tutto in una notte. La  nostra vita scorreva quasi tranquilla nelle piana di Ninive, in famiglia, a scuola, al lavoro. Stavamo bene, avevamo case, auto, attività. Siamo fuggiti in macchina verso il Kurdistan iracheno, ma per paura di essere attaccati, abbiamo proseguito a piedi per ore e ore: donne incinta, bambini, anziani, ammalati. Siamo arrivati ad Ankawa e ci siamo accampati lungo le strade, nei cortili, nelle chiese. Poi sono arrivare le tende dall’Unicef. Ma il caldo era insopportabile, fino a 55 gradi. Dalle tende siamo passati ai prefabbricati, tre metri e mezzo per due con almeno 5 persone, bagni comuni, cibo comune. In queste condizioni sono passati 14 mesi. Viviamo solo di aiuti. Non sappiamo quale sarà il nostro futuro. Aspettiamo che le nostre zone siano liberate per tornare a casa, ma la soluzione è difficile e lontana. Sappiamo solo che faremo di tutto per restare uniti, come popolo, come fedeli anche se la gente è stanca e c’è chi ha iniziato ad andare via. Per questo è importante la preghiera. Pregate per noi. Noi pregheremo per voi, perché l’Isis non è così lontana…”.

Per aiutare i cristiani di Mosul, non solo spiritualmente ma anche concretamente, la Parrocchia di Regina Pacis di Forlì, ha lanciato nel luglio 2015 la campagna Adottiamo i cristiani di Mosul. La formula è quella dell’adozione per dare continuità, ognuno secondo le sue possibilità: 12 Euro pari ad 1 Euro al mese, 52 Euro pari ad 1 Euro alla settimana 365 euro pari ad 1 euro al giorno, con versamenti anche mensili sul conto intestato al Gruppo Missionario Parrocchia Regina Pacis, Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna Iban IT64 R060 1013 2040 7400 0008302, specificando nella causale “Adottiamo i cristiani di Mosul”.

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