Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cronaca

A Dovadola si festeggia la beata Benedetta a 57 anni dalla salita al cielo

Nel 57° anniversario della morte, don Massimo Masini ha dato alle stampe “La Madonna mi è cara - Maria nella vita e negli scritti di Benedetta Bianchi Porro”, Paoline Editoriale Libri

Sarà una messa in programma sabato, alle 10.30, nella Badia di Sant’Andrea a Dovadola, il momento culminante della 2° Festa della Beata Benedetta Bianchi Porro a 57 anni dalla sua salita al cielo. La solenne liturgia sarà presieduta dal card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e verrà trasmessa in diretta su Teleromagna (canale 14). Sempre il 23 gennaio, alle 16.20, si collegherà con la Badia di Dovadola anche Radio Maria. L’emittente cattolica internazionale trasmetterà il santo rosario, seguito alle 16.40 dalla celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro Livio Corazza.

La festa liturgica di Benedetta, beatificata il 14 settembre 2019 nel Duomo di Forlì, costituirà anche una nuova tappa della “Via della Speranza” voluta dal vescovo Livio sin dal 19 aprile scorso, in pieno lockdown, e che ha già toccato 34 tappe. Benedetta Bianchi Porro nasce l’8 agosto 1936 a Dovadola e muore a Sirmione del Garda il 23 gennaio 1964, ad appena ventisette anni. A condurla prematuramente alla tomba, distrutta nel corpo da un male che lei stessa, laureanda in medicina, si era autodiagnosticato, fu la neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen, patologia rarissima che priva della vista e dell’udito, del gusto e dell’odorato fino alla totale immobilità. “La sua cameretta – si legge in rete in www.santiebeati.it - diventa un crocevia di vite e il suo letto un altare, attorno al quale si crea uno straordinario cenacolo d’amore”.

“Benedetta - scrive il card. Angelo Comastri, arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano e uno dei più convinti sostenitori della forza spirituale della beata dovadolese - è una straordinaria figura di giovane santa del nostro tempo, intelligente e sensibile, innamorata della vita e umanamente tanto ricca, da legare a sé schiere di amici”. Lottando caparbiamente contro il proprio male, Benedetta cerca di realizzare il sogno diventare medico e consacrarsi all'aiuto degli altri. A 17 anni si iscrive alla facoltà di Medicina a Milano, ma è costretta a lasciare dopo aver sostenuto l'ultimo esame del corso. E' un calvario impressionante, in cui si alternano momenti di sconforto e straordinari slanci di entusiasmo di fronte ai doni dell'amicizia e alle bellezze del creato.

“Ma è proprio nella croce, mistero di amore e di dolore, che Benedetta trova una ragione alle proprie sofferenze e attinge la forza per viverle e accettarle con serenità”. Dichiarata venerabile nel 1993, è stata solennemente proclamata Beata nel Duomo di Forlì il 14 settembre 2019. Nel 57° anniversario della morte, don Massimo Masini, parroco di san Martino in Strada, Grisignano, Collina e S. Lorenzo in Noceto ha dato alle stampe “La Madonna mi è cara - Maria nella vita e negli scritti di Benedetta Bianchi Porro”, Paoline Editoriale Libri. Arricchito dalla prefazione di mons. Erio Castellucci, il teologo forlivese dal 2015 arcivescovo-abate di Modena-Nonantola e dal 2020 vescovo di Carpi, il volume è in vendita su Mondadori Store e altri siti online, oltre che alla Libreria del Duomo di Forlì.

“«La Madonna mi è cara perché è la mamma celeste ed io la considero con grande e tenero affetto […]. Di lassù ci guardi e ci conduca per mano a Lui». Così scrive Benedetta Bianchi Porro - si legge nel testo di don Massimo - a testimonianza di un legame che si è approfondito negli anni: da una spontanea attrazione nell’infanzia a una drammatica somiglianza con Maria nel dolore ai piedi della Croce. Somiglianza illuminata anche dai passi dell’enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II. La presenza della Madre – continua l’autore - si rivela in Benedetta nell’accettazione della sua terribile malattia, che la rende progressivamente sorda, cieca e paralizzata, ma non le toglie la voglia di vivere e di amare. Anzi, il suo fiat matura in lei la volontà di far « fiorire » il dolore e la consapevolezza di annunciare la speranza agli altri, nonostante tutto, raggiungendo con la sua mitezza il cuore di malati e di giovani, oggi come allora".

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