Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

A Forlimpopoli l'albero più grosso dell'Emilia-Romagna, spicca anche il platano di Carpinello

Il record dell'albero più vecchio spetta al cipresso di San Francesco, che si erge all’interno del chiostro dell’omonimo convento di Verucchio e ha un’età stimata di 800 anni.

Lo storico platano di Carpinello

Il più vecchio è il Cipresso di San Francesco, che si erge all’interno del chiostro dell’omonimo convento di Verucchio (Rn) e ha un’età stimata di 800 anni. Il più alto, invece, è il Platano comune che con i suoi 47 metri svetta sugli altri esemplari che gli fanno da corona nel parco del Palazzo ducale di Parma.  Tra questi un Olmo campestre di 37,5 metri di altezza, terzo nella classifica degli alberi monumentali più grandi dell’Emilia-Romagna, a pari merito con la Sequoia sempreverde dei Giardini Margherita di Bologna. Il capoluogo felsineo conquista pure il secondo posto in questa graduatoria grazie al Platano di Piazza Minghetti, che sfiora i 40 metri. Per finire l’albero più grosso, cioè con la maggiore circonferenza del tronco - 8,30 metri - è il Cedro del Libano che cresce nel giardino di Villa Paolucci, a Forlimpopoli. Un po' più smilzo, si fa per dire, è il Castagno di Monteombraro di Zocca (Mo), circa 8 metri. Segue al terzo posto il Platano orientale di Carpinello di Forlì (7,20 metri).

Sono alcuni dei 106 “giganti verdi” dell’Emilia-Romagna inseriti nel primo elenco ufficiale degli Alberi monumentali d’Italia, approvato di recente dal ministero delle Politiche agricole, alimentari forestali, ora anche del Turismo. Una lista che comprende esemplari arborei, singoli o in gruppi e filari, ai quali è riconosciuto un particolare valore culturale e storico, oltre all’aspetto strettamente scientifico o ambientale. Alberi che proprio in considerazione di queste molteplici caratteristiche godono di una particolare tutela da parte della legislazione nazionale e regionale. 

Il "mega Platano" di Carpinello

Percorrendo l’autostrada A14 (al chilometro 82,5), o transitando lungo la strada provinciale che da Forli? porta a Cervia, subito dopo l’abitato di Carpinello, l’attenzione viene attirata da un albero che si erge solitario in mezzo ai campi coltivati. Si tratta di un platano orientale di dimensioni eccezionali, con una circonferenza di circa 720 cm e un’altezza di quasi 31 m. La chioma si espande su una superficie di oltre 900 m e l’eta? supera i 200 anni. Il platano faceva parte del parco di una delle tenute della famiglia forlivese Orsi Mangelli. Durante la seconda guerra mondiale le piante del parco furono abbattute per ricavare del legname: il platano fu risparmiato, considerata la sua dimensione gia? allora notevole. Rimase, cosi?, l’unico superstite del parco di un tempo, mentre tutt’intorno il terreno fu destinato a uso agricolo. Nel dopoguerra, durante un temporale, un fulmine si abbatte? sull’albero, spezzandogli la cima, ma la possente e vigorosa pianta e? riuscita a cicatrizzare la ferita.

Alla scoperta dei giganti verdi con “Vivi il verde”

Alcuni di questi “patriarchi” si potranno ammirare da vicino nell’ambito di “Vivi il Verde. Alla scoperta dei giardini dell’Emilia-Romagna", rassegna promossa dall’Istituto per i beni artistici, culturali e naturali dell’Emilia-Romagna (Ibacn), giunta alla 5^ edizione, in programma fino a domenica prossima in vari luoghi del territorio regionale, da Rimini a Piacenza.  Tra le iniziative  di spicco figura “Tree trekking col coro”, una passeggiata  per gli amanti della natura e della musica in programma domenica 23 settembre a Bologna (https://ibc.regione.emilia-romagna.it/notizie/2018/vivi-il-verde-2018-alla-scoperta-dei-giardini-dellemilia-romagna).     

“In Emilia-Romagna- sottolinea l’assessore regionale all’Ambiente, Paola Gazzolo- i boschi si estendono su una superficie di oltre 540.000 ettari e in totale si arriva a più di 610.000 conteggiando anche le altre aree a vegetazione legnosa come arbusteti, castagneti da frutto, pioppeti e arboricoltura da legno. Di fatto circa il 25% del territorio regionale è coperto da foreste. Questa espansione è un fatto positivo, perché contribuisce al miglioramento dell’ambiente e favorisce la biodiversità, soprattutto nelle aree montane. In questa prospettiva- prosegue l’assessore- si inserisce anche la salvaguardia degli alberi monumentali, autentici serbatoi di biodiversità di alto pregio naturalistico e paesaggistico, oltre a rappresentare spesso un patrimonio di grande valore storico, culturale e religioso per particolari episodi o vicende che li hanno visti salire alla ribalta nel passato. In Emilia-Romagna- conclude Gazzolo- sono sotto tutela circa 570 esemplari e la Regione contribuisce alla loro cura e valorizzazione con fondi assegnati ai Comuni da parte dell’Ibacn: per il 2018 abbiamo stanziato 48.000 euro, 30.000 in più rispetto al 2017, ed altrettanto è previsto per il biennio 2019-2020”.

L’Emilia-Romagna ha partecipato al primo censimento nazionale degli alberi monumentali grazie al lavoro certosino di circa 200 comuni, con il coordinamento della Regione. Oltre 600 le candidature selezionate che alla fine hanno portato all’iscrizione nella lista nazionale appunto di 106 esemplari, 41 dei quali sotto tutela anche da parte della Regione, grazie alla collaborazione tra il Servizio regionale Aree protette, foreste e sviluppo della montagna, l’Ibacn e il Servizio regionale fitosanitario e l’ex Corpo Forestale dello Stato, oggi Carabinieri forestali.

Bologna al vertice della classifica regionale

Tornando all’elenco nazionale, per quanto riguarda l’Emilia-Romagna nella graduatoria provinciale per numero di giganti iscritti sul gradino più alto del podio c’è Bologna (33 alberi tutelati), davanti a Modena (15), Forlì-Cesena (13), Parma (12), Ravenna (9), Ferrara (8),  Piacenza (7), Reggio Emilia (6) e Rimini (3). Le specie dell’Emilia-Romagna più rappresentate sono il Platano comune e la Roverella, con 14 esemplari ciascuno, seguite da Cedro del Libano, Farnia e Pioppo Nero (6), poi Rovere (5), Faggio (4) e a seguire altre specie poco diffuse dalle nostre parti come Sequoia, Leccio, Pioppo canescente, Abete bianco, Cipresso calvo, Nocciolo di Costantinopoli, Olmo del Caucaso ed altri ancora. Tra le rarità da segnalare il Pero selvatico che cresce a più di 1.110 metri di altitudine a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese: misura 13,6 metri di altezza e vanta una circonferenza di 2,5 metri. 

Un po' di storia e qualche aneddoto

Molti di questi alberi monumentali sono famosi anche per le vicende storiche, gli aneddoti e le curiosità che li circondano. Abbiamo citato il Cipresso di San Francesco a Verucchio: la leggenda vuole che al fraticello d’Assisi, passando da quelle parti, s’impigliò nella tonaca un ramoscello dell’albero. Lui lo raccolse e lo piantò nel terreno e all’istante spuntarono foglie e radici. Da allora quel cipresso non ha più smesso di crescere e oggigiorno si leva da terra per una trentina di metri.

E come non ricordare il Castagno di Monteombraro di Zocca, una vera e propria celebrità nella zona, al punto che si stampano persino cartoline con la sua immagine ed è diventato motivo di attrazione turistica. Ha persino resistito ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. C’è poi l’Acero della Pietra di Bismantova, divenuto nel tempo un riferimento storico-culturale e religioso per il suo posizionamento in prossimità dell’omonimo eremo che sorge ai piedi dell’imponente massiccio roccioso.

A Rondinara di Scandiano (Re), infine, vive la “Quercia 100 rami”, così chiamata per le potenti branche e le articolate ramificazioni che si diramano dal tronco, che ha una circonferenza di 5,30 metri. Si erge solitaria sulla sommità di un ripido colle, circondata da vigneti. Una posizione che la rende visibile anche a grande distanza, al punto che è diventata un elemento caratteristico del paesaggio.

Sia gli alberi monumentali tutelati dalle norme regionali, sia quelli inseriti nell’elenco nazionale sono “intangibili”, vale a dire che su questi si possono eseguire interventi di modifica della chioma e dell’apparato radicale soltanto per casi motivati e improcrastinabili. Per gli alberi tutelati a livello regionale gli interventi devono essere preventivamente valutati dal Servizio fitosanitario regionale

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