Interruzioni di gravidanza, donne più informate e consapevoli: età media 32 anni

Intanto la Regione si adegua alle disposizioni nazionali, introducendo la possibilità di utilizzare, d’ora in poi, la pillola RU486 fino alla nona settimana di gravidanza

Continuano a diminuire, in Emilia Romagna, le interruzioni volontarie di gravidanza: nel 2019, come evidenzia il Report messo a punto dall’assessorato regionale alla Sanità, sono state 6.501, il numero più basso di interventi annuali dall’inizio della rilevazione, nel 1980. Il dato, in calo rispetto al 2018 (-5,4%), conferma dunque il trend in riduzione che ha caratterizzato più di un decennio, in particolare dal 2004 - quando le Igv furono quasi 12mila (11.839) - in avanti. E a Forlì? All'Unità Operativa di Ginecologia e Ostetricia nel 2019 sono state effettuate 189 interruzioni volontarie di gravidanza nei termini definiti dalla legge 194, di cui 121 con metodo chirurgico e altre 68 attraverso l'assunzione della cosiddetta pillola Ru486. Nei primi sette mesi del 2020 invece ne sono state praticate 116, di cui 69 attraverso l'assunzione della pillola e 47 con la pratica chirugica. L'età media è 32-33 anni.

La realtà forlivese

"Rispetto al passato, nella nostra realtà, abbiamo riscontrato che le donne sono più informate e questo ha portato ad un lieve incremento del ricorso alla legge 194/78 - esordisce la direttrice facente funzioni del reparto di ginecologia, Angela Bandini -. Si tratta di una pratica richiesta dalle donne straniere in lieve prevalenza rispetto alle donne italiane con maggiore adesione al metodo farmacologico da parte delle donne italiane. Il percorso di interruzione di gravidanza inizia al Consultorio familiare in cui la donna viene accolta, ascoltata e presentati tutti gli eventuali percorsi sia a sostegno della gravidanza che dell'eventuale interruzione. Dopo un'attenta valutazione, viene rilasciato il certificato per l'interruzione di gravidanza rispettando la relativa tempistica come da legge 194/78. Successivamente, la donna viene indirizzata all'Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dove viene inserita nel percorso dedicato in regime di Day Hospital per poter procedere all'interruzione di gravidanza con metodo chirurgico o farmacologico".

Le due pratiche a confronto

Ma che distinzione c'è tra il percorso con pillola e con metodo chirurgico e con quale criterio viene scelto l'uno o l'altro? Bandini entra nel dettaglio: "L'interruzione volontaria chirurgica della gravidanza espone la donna a maggiori rischi per la propria salute legati alla procedura chirurgica. Inoltre, tale metodica potrebbe impattare negativamente anche sulla salute riproduttiva. La metodica farmacologica è una procedura non invasiva, che poteva essere scelta dalla donna, fino al 13 agosto scorso, entro la settima settimana di gestazione (49 giorni). Ma con la nuova modifica si può aderire a tale percorso entro la nona settimana (63 giorni). Questa metodica comporta l'assunzione della pillola RU486 per via orale e la possibilità di effettuare la procedura in forma ambulatoriale impattando in misura minore, rispetto al metodo chirurgico, sia sulla salute che sulla vita sociale della donna. La donna è libera di scegliere il percorso a lei più appropriato ovviamente rispettando i termini di legge".

Quanto al ricorso all'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico, Bandini chiarisce che "è sicuro purché tale percorso venga effettuato negli ambulatori-consultori pubblici adeguatamente attrezzati e funzionalmente collegati all'ospedale di riferimento. Per quanto riguarda l'ambito di Forlì, ad oggi l'esperienza con la RU486 è assolutamente positiva. Il percorso è strutturato in totale sicurezza senza riportare conseguenze negative sullo stato di salute della donna. Quest'ultima viene accompagnata in tutte le fasi del percorso e supportata psicologicamente e, se necessario, anche farmacologicamente per l'eventuale comparsa di dolore".

Le disposizioni nazionali

E intanto la Regione si adegua alle disposizioni nazionali, introducendo - con una determina della direzione generale dell’assessorato alle Politiche per la salute - la possibilità di utilizzare, d’ora in poi, la pillola RU486 fino alla nona settimana di gravidanza, ovvero fino al 63esimo giorno di amenorrea (assenza del ciclo mestruale). In Emilia-Romagna, infatti era già possibile ricorrere a questo farmaco per eseguire l’interruzione volontaria di gravidanza, in regime di day hospital, sino alla settima settimana compiuta di gravidanza; adesso, coerentemente con le disposizioni nazionali, la determina ne estende l’impiego alla nona, quindi dal 49° al 63° giorno di amenorrea.

La Regione, inoltre, è al lavoro per individuare i criteri per consentire l’uso del farmaco non solo in day hospital, ma anche in regime ambulatoriale. "Parliamo di un ambito estremamente delicato e complesso- sottolinea l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini -. Come Regione lavoriamo su due fronti: da un lato recepire sul territorio ciò che prevedono le disposizioni nazionali per garantire gli stessi diritti alle donne, dall’altro continuare a offrire loro aiuto e assistenza lungo l’intero percorso, attraverso strutture e personale altamente qualificato". Bandini esprime la sua opinione sulle nuove modifiche emanate dal Ministero della Salute: "Personalmente penso che sia giusto allungare i tempi per il ricorso all'interruzione farmacologica di gravidanza proprio perché tutela maggiormente la salute della donna".

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Contraccezione gratis in regione per determinate fasce d’età

Dal primo gennaio 2018, tutte le donne e gli uomini di età inferiore ai 26 anni residenti ed assistiti possono ricevere gratuitamente il metodo contraccettivo (compresa la contraccezione di emergenza) e una consulenza da parte del medico o dell’ostetrica rivolgendosi ai consultori familiari delle Aziende Usl o agli Spazi giovani. La contraccezione gratuita è riconosciuta anche a tutte le donne con età compresa tra 26 e 45 anni che abbiano una esenzione per disoccupazione o per lavoratrici colpite dalla crisi, nei 12 mesi successivi a un parto o nei 24 mesi successivi a una interruzione volontaria di gravidanza. Una misura, questa, introdotta da un’apposita delibera della Giunta regionale, per rafforzare gli obiettivi della preservazione della fertilità femminile e maschile e del benessere sessuale, relazionale e riproduttivo di adolescenti e giovani adulti. Dall’analisi dei dati ricavati dal flusso informativo dei consultori familiari (Sico), nel 2019 si osserva un aumento degli utenti che accedono al servizio per contraccezione: +27,3% rispetto al 2018.

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