Acque agitate in Fondazione, tra bocciature di soci e toto-presidente. Confindustria: "Non appoggiamo nessuno"

Acque agitate all'interno della Fondazione Cassa dei Risparmi, che proprio alcuni giorni fa ha annunciato un piano triennale di erogazioni con una media annua di 9,6 milioni di euro

Acque agitate all'interno della Fondazione Cassa dei Risparmi, che proprio alcuni giorni fa ha annunciato un piano triennale di erogazioni con una media annua di 9,6 milioni di euro destinati alle attività sociali, culturali, sanitarie ed economiche del territorio forlivese. Una cifra in linea con quella degli anni passati, per niente scontata dato le turbolenze economiche attuali connesse con l'epidemia da Coronavirus e gli strascichi che questa avrà negli anni a venire. Non scontato neanche in Romagna, dove altre grosse fondazione bancarie sono state trascinate negli anni scorsi nel gorgo delle crisi delle casse dei risparmi da cui si sono originate.

Normale, quindi, che ci siano movimenti per gestire il Monte di Pietà, considerato a Forlì una sorta di secondo municipio della città, ora che scade il secondo mandato del presidente Roberto Pinza. Pinza, 79 anni, parlamentare della Democrazia Cristiana, poi esponente di governo come vice-ministro e sottosegretario nei governi Prodi e D'Alema, in quota Margherita, è stato padre della legge delle fondazioni bancarie. Il suo nome alla successione di Piergiuseppe Dolcini, primo presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì era largamente scontato e annunciato con anni di anticipo. Invece, per la successione di Pinza c'è ancora incertezza.

Confindustria: "Non appoggiamo nessuno"

A increspare le acque solo superficialmente lisce della Fondazione Carisp è una nota di Giovanni Giannini, vicepresidente di Confindustria Romagna e presidente della delegazione Forlì-Cesena. Recita la stringata dichiarazione: “In merito alle notizie apparse sulla stampa locale a proposito del rinnovo dei vertici della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, si precisa che gli industriali associati a Confindustria Romagna non sono vicini ad alcuno dei nomi ipotizzati per la prossima presidenza. L'associazione non esprime né appoggia in questo momento alcun candidato”. Il riferimento è alle indiscrezioni di stampa, pubblicate sul Resto del Carlino, che citano una serie di nomi per la futura presidenza, che si decide entro il prossimo aprile. Tra questi, in particolare, il nome di Bruno Biserni, definito vicino agli industriali. Tuttavia Biserni fu animatore due anni fa di un'aspra fronda di industriali di Forlì-Cesena che si contrapponevano alla fusione in Confindustria Romagna, vicenda che culminò nel commissariamento dell'associazione industriali di Forlì-Cesena e una serie di espulsioni tra cui lo stesso Biserni. Biserni è anche presidente del Gal “L'altra Romagna”, la società consortile mista di soggetti pubblici (al 42%) e privati e associativi (al 58%) per il reperimento e la gestione di finanziamenti a favore dell'area montana e collinare. 

I nomi sul tavolo

Una presa di posizione importante, perché la Confindustria è considerata uno dei soggetti più influenti all'interno della Fondazione. Tuttavia Confindustria Romagna, che come associazione di impresa contribuisce a scegliere uno dei 20 membri del Consiglio Generale della Fondazione, rimarca le distanze da tutti i nomi ipotizzati. Nell'elenco figurano anche Enrico Sangiorgi, prorettore dell'Università di Bologna, che per la Fondazione ha seguito da vicino la partita dell'insediamento della facoltà di Medicina a Forlì ed Alberto Zambianchi, attuale presidente della Camera di Commercio di Forlì-Cesena e Rimini. Sono questi i due nomi di maggior peso, accanto a candidature considerate però al momento meno forti come appunto quella di Biserni, di Gianfranco Brunelli, artefice del successo delle Grandi Mostre al San Domenico (e in procinto di mettersi al lavoro sul prossimo grande evento culturale legato al 700° anniversario di Dante – Covid permettendo), e di Giorgio Verdecchia, ex primario dell'ospedale Morgagni-Pierantoni. Nell'elenco citati anche Maria Grazia Silvestrini, mentre viene escluso l'ex sindaco Roberto Balzani e Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative. Quest'ultimo, però, non ha incompatibilità da statuto e quindi non viene escluso un suo ingresso in pista, in una fase finale in cui si protraggono le contrapposizioni.

Non è possibile per vincoli statutari invece la candidatura di Monica Fantini, avendo fatto due mandati in altre cariche (vice-presidente). A questi nomi, però, le indiscrezioni aggiungono anche quello di Adriano Maestri, uomo chiave di Intesa-San Paolo a Forlì e ultimo presidente del consiglio di amministrazione della Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna prima della fusione definitiva in Intesa-San Paolo. Maestri, però, è entrato nell'assemblea dei soci e quindi negli organi della Fondazione solo da poco più di un mese, per altro in una seduta tempestosa dove non sono mancate le sorprese, tra cui un consenso non plebiscitario al suo ingresso.

Tre soci "silurati"

La Fondazione Cassa dei Risparmi ha un'architettura complessa. La “base” è un'assemblea di cento soci, a cui è demandato il ruolo di “custodi” delle funzioni originarie della Fondazione. Tale assemblea elegge la metà dei membri di un consiglio generale, l'organo più operativo e decisivo, composto da 20 membri, di cui l'altra metà viene eletta dai sindaci del territorio, dalla Camera di Commercio, dall'Università, dalle associazioni di categoria e dai rappresentanti delle associazioni culturali e di volontariato.

Lo scorso settembre l'Assemblea della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha integrato alcuni soci mancanti eleggendo 6 nuovi membri: Francesca Bazzocchi, Stefano Bondi, Sonia Bonfiglioli, Adriano Maestri appunto, Rita Rolli e Franco Tartagni. E’ stato confermato anche un socio in scadenza di primo mandato, Aurelio Cicognani. Tuttavia nell'assemblea del 29 settembre scorso hanno fatto più “rumore” le bocciature che gli ingressi: ben tre, infatti, sono stati i nominativi “silurati” dall'assemblea. Un'azione del tutto irrituale per le dinamiche dell'assemblea della Fondazione Carisp: infatti, il voto è poco più che un proforma essendo gli ingressi per cooptazione, senza candidature ufficiali o dinamiche elettorali, ma sostanzialmente su proposta di altri membri dell'assemblea. Tra coloro che non hanno raggiunto i voti necessari anche l'assessore in carica alla Cultura Valerio Melandri, per altro al rinnovo della sua carica in assemblea. C'è chi ha letto in tale bocciatura un'azione politica dell'assemblea per mandare un segnale alla nuova maggioranza in Comune, ma anche chi non voleva nell'assise un consigliere con un incarico politico di primo piano, sebbene non incompatibile per statuto. Vittima incolpevole delle fibrillazioni dentro il Monte di Pietà in vista del rinnovo delle cariche maggiori anche Franco Napolitano, direttore di Cna. 

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