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Giovedì, 11 Agosto 2022
Il giallo / Meldola

Agricoltore decapitato, il fratello si è proclamato innocente. Lunedì l’interrogatorio di garanzia

Da venerdì mattina si trova in stato di fermo e dopo un interrogatorio fiume di circa 9 ore nella caserma dei Carabinieri della Compagnia di Meldola è stato portato in carcere, alla Rocca di Forlì

Daniele Severi, il fratello di Franco, l'agricoltore di 53 anni trovato morto decapitato il 22 giugno scorso in un dirupo nei pressi del podere di Ca' Seggio, frazione di Civitella, si è proclamato innocente. Da venerdì mattina si trova in stato di fermo e dopo un interrogatorio fiume di circa 9 ore nella caserma dei Carabinieri della Compagnia di Meldola è stato portato in carcere, alla Rocca di Forlì. La svolta nelle indagini è arrivata dopo che i Carabinieri del Reparto Investigazione Scientifiche di Parma avrebbero rilevato in un paio di scarpe in uso a Daniele Severi tracce di sangue che apparterrebbero alla vittima. Tracce che erano state repertate in occasione del sopralluogo col luminol effettuato nell'abitazione dell'indagato a Meldola la sera del 27 giugno. Ma anomalie sarebbero emerse anche nell'auto posta sotto sequestro, una "Fiat Panda" grigia. 

Agricoltore decapitato, fermato il fratello: l'uscita dalla caserma dei Carabinieri

Daniele Severi è stato sottoposto ad una raffica di domande da parte dei carabinieri e del sostituto procuratore Federica Messina. Un botta e risposta duro e serrato, alla presenza anche del procuratore capo Maria Teresa Camieli, che non ha portato a risposte a moltiplici interrogativi, come ad esempio che fine abbia fatto la testa del 53enne. L'indagato non si è chiuso nel silenzio, ma non avrebbe reso confessione, come ha spiegato il suo legale, l'avvocato Maria Antonietta Corsetti del foro di Frosinone: "Ha parlato agli inquirenti, ma non è stato confessato niente. E' innocente. Aspettiamo ora l'udienza di convalida del fermo". L’interrogatorio di garanzia è stato fissato per lunedì. Al termine il giudice deciderà se convalidare il fermo.

La sorella: "Ho pregato perché non fosse stato lui"

Le indagini

Il lavoro degli inquirenti procede nel massimo riserbo, coordinati dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal sostituto procuratore Federica Messina. A trovare il corpo senza vita di Severi è stato un amico, che nella tarda serata di mercoledì 22 giugno ha dato l'allarme ai soccorritori. Era andato a casa sua in quanto da tempo non rispondeva al telefono e non dava segnali di presenza. L'indagine ha avuto un'accelerata dopo i sopralluoghi effettuati dai Carabinieri del Ris, affiancati dai colleghi del comando provinciale e della Compagnia di Meldola (guidati dal comandante Rossella Capuano e dal luogotenente Gino Lifrieri), che avevano perquisito l'abitazione di Daniele Severi a Meldola e l'auto, una "Fiat Panda" grigia, poi posta sotto sequestro.

Sulle scarpe dell'uomo e sulla vettura sarebbero state trovate delle tracce ematiche. Altre impronte erano state repertate nei pressi del podere della vittima. I detective avevano inoltre acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un'area di servizio lungo la Bidentina, che avevano immortalato il passaggio di una vettura simile a quella in uso a Daniele Severi in un orario compatibile con la morte della vittima. Morte che potrebbe essere avvenuta tra martedì sera e mercoledì mattina. L'ultimo contatto Whatsapp di Franco Severi era alle 19 di martedì 21 giugno. Nell'abitazione di Franco Severi non sono stati trovati segni di colluttazione.

Trovato cadavere senza testa, i rilievi

Il contesto famigliare

Franco Severi martedì 21 giugno era vivo. Cristiano Zambelli, barista di Civitella, è l'ultima persona che ha visto l'agricoltore di 53 anni. Come ha dichiarato ai microfoni della trasmissione di Rai Uno, "Estate in diretta", "Franco era tranquilissimo e normalissimo e non ho notato nulla di strano". Il 53enne era un cliente abituale di Zambelli e martedì mattina, qualche ore prima della sua brutale fine, tra le 9 e le 10, si è presentato al bancone per un caffè.

Fin dall'inizio le indagini si erano indirizzate nell'ambito della famiglia. Grande lavoratore, persona solitaria, Franco Severi ha numerosi fratelli, tra i quali vi erano dissidi di vecchia data. In particolare però, il contrasto maggiore – in passato anche di natura legale - era proprio col fratello Daniele. La sorella Anna in un post su Facebook aveva parlato di una “cronaca di una morte annunciata, nessuno ci ha ascoltato” e ha ricordato come l'agricoltore 53enne avesse accudito la madre fino alla morte di quest'ultima, avvenuta lo scorso anno. L'uomo, da quel momento, viveva solo nell'azienda agricola di via Ca' Seggio.

Il giallo della testa mancante

Caratteristica macabra di questo delitto è il fatto che il cadavere di Severi sia stato scoperto decapitato e la testa per ora non ritrovata. Un'azione prima di tutto per niente facile dato che parliamo di un uomo alto, robusto e in forza, del peso intorno a un quintale. L'esame autoptico è stato affidato all'anatomopatologa Donatella Fedeli di Bologna per la Procura di Forlì, mentre cinque fratelli della vittima (tutti tranne Daniele) - assistiti dagli avvocati Massimiliano Starni e Massimo Mambelli del Foro di Forlì - hanno nominato due esperti: il medico legale Dario Raniero, dell'Università di Verona, e il dottor Franco Bombardini. L'autopsia ha accertato un taglio netto e nessun'altra ferita sul corpo. In casa e sul luogo del delitto non sono state trovate tracce ematiche di dimensioni tali che siano compatibili con una decapitazione avvenuta nell'immediatezza del fatto.

Per questo si ritiene che l'omicidio sia avvenuto altrove e il corpo senza testa riportato nella boscaglia vicino a casa sua in un secondo momento. Dato il peso del cadavere, uno dei sospetti è che l'omicida abbia avuto un complice per trasportare e disfarsi del corpo di Franco Severi. Perché un'azione così invasiva come la decapitazione di un corpo già senza vita? C'è chi ipotizza un'azione di sfregio, di odio profondo nei confronti della vittima. Ma potrebbe essere anche un modo per nascondere degli indizi sulla morte che forse potrebbero ricondurre alla mano omicida. Un modo, insomma, per farli sparire senza la difficoltà di far sparire un corpo intero di una tale stazza. 

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