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Cronaca

Aiuto ai clochard in inverno: in 85 controllati per il Covid e poi inseriti nei dormitori. L'appello: "Vanno vaccinati"

Quest'anno il “piano freddo” non solo ha permesso di soccorrere i tanti clochard che in inverno rischiano di morire nel dormire all'aperto, ma ha anche permesso un tracciamento per il Covid di persone che altrimenti sfuggono ad ogni controllo

Quest'anno il “piano freddo” non solo ha permesso di soccorrere i tanti clochard che transitano dalla città e che spesso, nei periodi delle temperature più rigide, rischiano di morire nel dormire all'aperto, ma ha anche permesso un tracciamento per il Covid di persone che altrimenti sfuggono ad ogni controllo, in quanto privi di residenza e spesso di documenti sanitari. Tra ottobre 2020 e aprile 2021 sono state 85 le persone che grazie all'opera dell'associazione Papa Giovanni e della Caritas sono state sottratte alla strada e indirizzate in un dormitorio, dove poter stare al caldo ed essere rifocillati. Si tratta di 50 persone (44 uomini e 6 donne) passate per la struttura della Caritas e altre 35 accolte dalla Papa Giovanni nella struttura di Borgo Sisa.

Un servizio di assistenza fondamentale per i clochard che quest'anno ha avuto una difficoltà in più: vale a dire avere la garanzia di non introdurre nei dormitori soggetti positivi al coronavirus, evitando la diffusione del contagio al loro interno, a beneficio degli altri ospiti e degli operatori volontari.  Ciò è stato reso possibile grazie all'uso di tre appartamenti in via Andrelini (offerti dalla Provincia) e in corso Mazzini (del Comune), per un totale di 6 posti letto, in cui mettere in quarantena i senza fissa dimora assistiti, prima del loro inserimento nelle strutture di ricovero vere e proprie. In tali spazi si è potuto verificare il doppio tampone negativo a distanza di 8 giorni l'uno dall'altro e dare quindi massima garanzia di rispetto delle norme. In tale periodo, è stato sempre monitorato, anche con controlli a sorpresa, il rispetto della quarantena.

“E' un modello che funziona. Siamo gli unici in Regione ad aver fatto quest'attività – spiega l'assessore al Welfare Rosaria Tassinari - un esempio virtuoso”. Archiviata quindi l'esperienza dell'apertura notturna della sala d'attesa della stazione, le Unità di Strada dell'associazione Papa Giovanni hanno comunque continuato a “battere” i luoghi più noti dove trovano riparo i clochard, realizzando 115 contatti con quest'utenza che normalmente non va a chiedere aiuto con un documento in mano negli uffici comunali. E tranne tre casi, persone che hanno rifiutato ogni tipi di assistenza, e altri 2 che hanno abbandonato il percorso di sostegno strada facendo, ben 85 sono state intercettate dalla rete di assistenza di Comune e volontariato. Con la fine del 'Piano freddo' non si chiude l'esperienza delle cosiddette “strutture ponte”, che restano attive per ogni ingresso nei dormitori gestiti dai volontari (con 35 posti quello della Caritas e 12 quello di Borgo Sisa).

Spiega Jonatha Ricci, coordinatore della 'Capanna di Betlemme' dell'associazione Papa Giovanni XXIII: “Siamo riusciti a non essere sopraffatti dalla pandemia, gestendo una situazione grave grazie agli appartamenti nelle strutture ponte. In questo modo abbiamo tutelato la cittadinanza, abbiamo tutelato queste persone fragili che vivono normalmente in strada e gli operatori delle strutture”. Accanto al ricovero è sempre stata attiva anche “l'Unità di strada con i monitoraggi in orari notturni di una quarantina di volontari, per costruire relazioni, capire i bisogni e incanalare i senza fissa dimora nei servizi più appropriati”. Tra questi anche quelli della Caritas, che ha messo a disposizione 25 posti letto a cui se ne sono aggiunti 10 per il 'Piano freddo'. Aggiunge Filippo Monari, direttore della Caritas di Forlì: “C'è anche un servizio diurno per una decina di persone, con una scuola di italiano permanente, e le due mense Caritas del centro 'Buon pastore' e della 'Mensa San Francesco'”. 

La gestione di queste persone, dal punto di vista medico, è stata possibile grazie ai medici volontari dell'associazione 'Salute e Solidarietà', che hanno effettuato 75 visite mediche e gestito i tamponi degli 87 ospiti, per altro trovando anche un positivo che è stato poi dirottato all'hotel Covid. “Abbiamo proseguito la nostra attività pur essendo tutti volontari ultra sessantenni e prima che arrivasse il vaccino, ovviamente con tutte le precauzioni”, spiega il presidente Claudio Cancellieri. Ed infine Laura Gaspari, della stessa associazione: “Abbiamo cercato di allontanare dalla strada gli  homeless, persone invisibili che spesso sfuggono alle vaccinazioni in quanto privi di documenti sanitari. Come associazioni di volontariato chiediamo che queste persone vengano inserite tra le categorie fragili per il vaccino, anche senza i requisiti dell'età o dell'assenza della tessera sanitaria, in quanto spesso sono vulnerabili e portatrici di patologie pregresse”.

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