Al "Villaggio della Gioia" un corso di cucina per avviare al lavoro ragazzi in difficoltà

Venerdì cuochi e imprenditori romagnoli incontrano i partecipanti nella realtà di Villafranca della Comunità Papa Giovanni XXIII in vista di possibili occasioni di impiego

Offrire uno strumento per riscattarsi e ricostruire un percorso di vita a partire da una capacità professionale concreta, come aiuto per riemergere da una situazione di sofferenza. È a partire da questo impegno che lo chef Massimiliano Cameli del ristorante “Al Vecchio Convento” di Portico di Romagna ha dato vita a un corso di cucina per l’avviamento al lavoro con la Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), fondata da don Oreste Benzi nel ’68. Il corso si è tenuto nei mesi scorsi al "Villaggio della Gioia" di Forlì-Villafranca e in occasione della conclusione, venerdì, è previsto un incontro alle 16.30 nella struttura della Apg23.

I ragazzi che vi hanno partecipato prepareranno un aperitivo per un gruppo di cuochi e imprenditori della ristorazione attivi in Romagna, invitati per esaminare il modo in cui lavorano e avere l’opportunità di un primo incontro in vista di possibili occasioni di impiego. È prevista la presenza dell’assessore alle Politiche sociali di Forlì Raoul Mosconi. “Molti amici cuochi e imprenditori mi chiedono spesso se conosco persone interessate a un impiego nella ristorazione, il bisogno c’è, ma spesso non si trovano lavoratori - spiega lo chef Cameli -. Da qui ho pensato alla possibilità di formare persone che sono in una situazione di difficoltà e che hanno assolutamente bisogno di un impiego. Il corso presso il Villaggio della Gioia della Apg23 segue un’esperienza molto positiva realizzata lo scorso anno con i detenuti del carcere di Forlì e qualcuno ha già trovato lavoro”.

Il corso, avviato a gennaio con appuntamenti di formazione settimanali, ha visto tra i suoi partecipanti alcuni ragazzi di una casa di accoglienza per profughi, alcuni ospiti di una comunità terapeutica, e le mamme accolte negli appartamenti del Villaggio della Gioia, la struttura per famiglie, alle porte di Forlì, che ospita oggi oltre 50 persone. Il "Villaggio della Gioia" è una realtà in cui si impara a diventare genitori e in cui i bambini possono restare insieme alla propria mamma e al proprio papà anche nei momenti di difficoltà. L’intento del corso è non solo di imparare le basi del lavoro di cuoco, ma grazie anche a percorsi di yoga e di storytelling i partecipanti sono stati aiutati a entrare in contatto con sé stessi, a raccontarsi e a raccontare la propria storia, cosa che spesso risulta difficile quando si vivono situazioni di profonda difficoltà o disagio.

“Abbiamo subito accolto la proposta di Cameli, perché è assolutamente in linea con l’approccio della nostra Comunità e con l’intento che ha portato alla nascita del "Villaggio della Gioia" - spiega Giovanni Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII -. Il nostro obiettivo non è solo quello di offrire un approccio assistenziale alla persona in difficoltà: vogliamo far sì che possa avere tutti gli strumenti necessari per riscattarsi, ricostruirsi, avere un lavoro. Tutte condizioni indispensabili per la realizzazione di se stessi, che aiuta a riemergere da una situazione di sofferenza. In Italia sono circa 30mila i bambini e gli adolescenti che vivono al di fuori della propria famiglia di origine, ma spesso, aiutando la famiglia, garantendo un lavoro ai genitori, aiutandoli a reinserirsi nella società, è possibile salvare la serenità della famiglia e del bambino stesso. È per questo che è nato il Villaggio della Gioia”.

La Apg23, fondata da Don Oreste Benzi nel 1968 e che dal 1973 è una delle realtà principali per l’accoglienza di minori in affido familiare in Italia, ha voluto costruire a Forlì questo Villaggio per proporre un approccio nuovo e differente. Le famiglie e i bambini che ci vivono sono una parte di tutte quelle persone con cui i membri della Comunità condividono la loro vita e a cui la Apg23 deve garantire ogni anno 7 milioni e mezzo di pasti. “Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per sostenere iniziative come questa – aggiunge Ramonda –. Vogliamo aiutare sempre più famiglie e vogliamo far sì che luoghi di accoglienza come questo possano moltiplicarsi. Un’occasione per chi vorrà contribuire a sostenerci può essere quella offerta dal 5 per mille o tramite le tante altre iniziative solidali che portiamo avanti in tutta Italia da oltre 50 anni”.

La validità di questo approccio è stata sancita dal Tribunale Minorile di Bologna che, per la prima volta nella storia italiana, ha dato in affidamento al Villaggio della Gioia un intero nucleo familiare. Si trattava di una coppia, giovanissima e già con un bimbo piccolo, che versava in una situazione di vera difficoltà: la mamma, ancora minorenne, era nuovamente incinta; il papà, poco più che ventenne, non aveva una casa dove poter vivere insieme alla compagna e a suo figlio, né un lavoro stabile. Il Tribunale di Bologna, dunque, dopo un’attenta analisi, ha ritenuto opportuno mettere in campo una serie di aiuti nei confronti del giovane nucleo familiare, tra cui il collocamento all'interno del Villaggio, così che potesse essere seguito, affiancato e aiutato dalle famiglie e dagli operatori della Comunità, che hanno scelto di condividere la propria vita con chi è in difficoltà.

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