Alea, sale l'ansia dei forlivesi. Il direttore: "Molti problemi non saranno tali, provate e poi direte"

Prova quindi a iniettare un po' di fiducia Contò: “Aspettate i primi mesi del nuovo sistema e vedrete che quelli che sembrano ora problemi insormontabili, non saranno neanche problemi”.

Paolo Contò, direttore di Alea

E' il momento più critico per Alea e ad indicarlo sono i numeri: i contatti al mese, solo al centralino telefonico, sono passati da tremila ad 11mila. Sempre secondo i dati di Alea il 90% ottiene una risposta e solo il 10% rinuncia al contatto mentre la sua telefonata si trova in coda. A disposizione ci sono 15 linee telefoniche. E sono numeri destinati a crescere ancora di più nei prossimi mesi, spia di una marea sempre più crescente di dubbi, timori e preoccupazioni di decine di migliaia di cittadini che si apprestano a partire col 'Porta a porta a tariffa puntuale'.  “Ma è difficile curare problemi non ancora vissuti, la questione in questa fase è psicologica - a parlare è Paolo Contò, direttore di Alea Ambiente -. Siamo nella fase dell'irrazionalità, ma succede dappertutto. Non c'è una differenza antropologica di Forlì. E' il 'prima' che preoccupa, è normale e noi siamo qui per dare risposte”. Prova quindi a iniettare un po' di fiducia Contò: “Aspettate i primi mesi del nuovo sistema e vedrete che quelli che sembrano ora problemi insormontabili, non saranno neanche problemi”.

Contò, eppure sembra che i forlivesi siano tornati a porsi problemi di raccolta differenziata che non si ponevano da dieci anni. Questo anche perché Alea, tesa a comunicare una “ripartenza da zero” ha mandato anche il messaggio che eravamo al “punto zero”, restituendo l'implicita immagine di un forlivese mediamente incapace fino ad ora di differenziare i rifiuti.
“La comunicazione l'abbiamo fatta di bacino e c'erano Comuni a livelli molto diversi tra loro. Alcuni Comuni, non Forlì, non avevano nemmeno la raccolta dell'umido, neppure stradale. In alcuni posti del territorio forlivese eravamo effettivamente molto vicino a zero. A Forlì, invece, ci sono circa 30mila su 64mila utenze che già avevano il 'porta a porta', e questa parte della città dà un risultato diverso dell'altra metà. Dipende dal sistema, che responsabilizza. Dalle analisi merceologiche della zona di Forlì dove non si fa il 'porta a porta' emerge che nel cassonetto dell'indifferenziato c'è circa l'88% di rifiuto che poteva essere riciclato. Il problema ambientale è sentito da tutti, ma a fare la differenza è il sistema, che ti suggerisce comportamenti meno consapevoli e più distratti, portando a scorciatoie mentali. Non c'entra quindi la capacità o incapacità di differenziare, è una differenza di metodo di raccolta”.

E' vero anche che c'erano indicazioni diverse del precendente gestore. Per esempio per il 'famoso' cartone della pizza unto è sempre stato detto che doveva andare nell'indifferenziato.
“Che è l'unica risposta sbagliata, mentre ce ne sono due giuste. Anzitutto per esperienza comune il cartone della pizza è quasi sempre pulito, e va nella carta anche se c'è la macchietta di unto che non è un problema per la cartiera. Se proprio è in condizioni pietose, va nell'umido". 

E poi c'è l'altrettanto famosa lettiera del gatto. La risposta di Alea è 'Compra una lettiera compostabile, anche se è più costosa, e vedrai che i prezzi si abbasseranno', che non è proprio il massimo per chi deve dare un servizio di smaltimento di scarti di prodotti comunque “leciti” sul mercato, come le lettiere sintetiche.
“Non ci risulta che il costo sia così più elevato. E non chiediamo, come è stato detto, di separate le feci dalla lettiera. Se è sintetica va nell'indifferenziato. Nell'indifferenziato, che chiamiamo secco, ci può essere una frazione organica residuale, se il mercato mi inserisce questo prodotto in libera vendita. Poi, però, dobbiamo ragionare che se ognuno è responsabile del proprio rifiuto, non possiamo chiedere a tutti di pagare per una tua scelta di prodotto rispetto ad un altro”.

Tornando all'informazione, nelle vostre serate spesso vengono date come risposte ai quesiti dei cittadini 'Ci telefonate e ci mettiamo d'accordo'. Il ché suggerisce che non esiste un standard, che c'è discrezionalità, insomma che chi più 'rompe le scatole' più ottiene, pur magari nella buona fede di andare incontro alle richieste degli utenti.
“No assolutamente, c'è uno standard e abbiamo manuali di consegna. Ma quello che differenzia il nostro modello dagli altri è la 'non massificazione'. La nostra filosofia è che la nostra responsabilità individuale ci induce a comportamenti responsabili. Siamo umanamente fatti così. Quindi io individualizzerò i contenitori che ti darò, ma è chiaro che c'è a monte una valutazione dello specifico caso. L'alternativa è peggiore: nel porta a porta precedente si diceva 'A tutti bidoni di un tipo fino ad un numero di alloggi, poi bidoni condominiali per tutti. Questa è la regola: siamo tutti uguali'. Questo porta a dei paradossi: c'è chi non gli basta il bidoncino dei 30 litri ed espone i rifiuti in strada fuori dal bidone, c'è chi usa il bidone condominiale con la stessa disattenzione come una sorta di piccolo cassonetto stradale. Il nostro sforzo è tarare il servizio e non mescolare la responsabilità. Questa è la nostra principale fatica, che ci crea tensioni, ma  nel lungo periodo la gente capisce che nel gestire il suo, va meglio. A Treviso la tendenza è stata che ognuno chiede il contenitore proprio anche nei condomini”.

Quindi sarà possibile anche un cambiamento di contenitori a raccolta già avviata?
“Assolutamente sì. Già ora gli utenti chiedono la rivalutazione”.

Parliamo dei contenitori del secco: c'è una bella differenza tra l'avere contenitori da 120 litri da esporre poche volte e contenitori da 30 litri con maggiori svuotamenti 'compresi' nella tariffa base. Per altro uno svuotamento aggiuntivo costa circa 15 euro.
“Dove c'è lo spazio diamo i 120 litri, ora la percezione è che lo guardo e lo vedo grosso e ingombrante. Ma quando lo usi ti accorgerai che alla fine lo metti fuori 4 volte di meno. Noi diciamo sempre di provarlo prima, poi al massimo di riconsiderare, anche perché il costo non è uguale: con svuotamenti più frequenti del '30 litri' si paga di più. Dall'esperienza di 19 anni a Treviso gli svuotamenti medi del '120 litri' per una famiglia di 4 persone è di 5,5-6 svuotamenti l'anno”.

C'è chi si lamenta però del dover tenere il rifiuto indifferenziato a lungo nel suo ambiente domestico, magari con odori sgradevoli.
“Il '120 litri' va in un posto fuori di casa, nel giardino è il più classico, ma anche in un garage, un ripostiglio, metti il rifiuto in un sacchetto, lo chiudi, chiudi il coperchio del bidone, non abbiamo mai riscontrato questo problema. Non vorrei curare un'ipocondria, ma curare una malattia”. 

Nella tariffa variabile sono previsti un numero minimo di svuotamenti che si pagano anche nella  condizione di massima virtuosità, vale a dire espongo l'indifferenziato zero o una volta l'anno.
“Anche il 'bravissimo' della differenziata deve capire, come prevede la legge sulla tariffa puntuale, che la tariffa va calcolata almeno sulla frazione del secco. Ma non per questo le altre frazioni differenziate sono gratis, che non hanno un costo proprio. La loro gestione è costata, non è un'ingiustizia”.

Pannolini per bambini e pannoloni per anziani: queste famiglie producono inevitabilmente molto indifferenziato in più, che pagano, una sorta di tassa sui bambini e sugli incontinenti che si ha anche la pretesa di chiamare “solidale”. C'è chi dice un esborso di 50-100 euro l'anno in più.
“Sono cifre che non esistono. Anzitutto c'è il paradosso che molti di questi casi non ci chiedono neppure i bidoni solidali (quelli apposta per questo genere di rifiuto, ndr) ma ritengono di poter stare nei propri minimi. Anche qui l'esperienza di Treviso indica che nel caso dei pannolini dei bambini la produzione aumenta di 6,2 svuotamenti all'anno dei '120 litri', passando quindi dai 5,5-6  detti prima a 12, circa il doppio. Che cosa pagherebbe in più, dato che la tariffa si paga sull'indifferenziato? Invece di pagarlo alla tariffa piena diciamo che quello svuotamento è 'solidale' e paga, mettiamo, un euro. Se è così, parliamo di una cifra che per l'utente può essere sui 10-15 euro l'anno. D'altra parte devo premiare chi è più virtuoso, per esempio chi usa pannolini lavabili. Se poi nel complessivo hai comunque risparmiato rispetto a prima, come non vederci un vantaggio? Quella dei pannolini è una grande mistificazione su un problema che in realtà non capita. Problema più complesso è quello dei pannoloni per persone con disagi, dove i 'bidoni solidali' da 30 litri sono più necessari”.

In molti chiedono: e gli assorbenti delle donne in età fertile?
“E' un problema che non esiste. Lo si mette nell'indifferenziato chiudendo bene il sacchetto. Vedrete che tra qualche mese saranno problemi che non si riveleranno tali”. 

In molti lamentano che Alea sta allestendo un servizio e non dà informazioni sulle tariffe. Le tariffe, è bene precisarlo, le devono decidere i Comuni proprietari di Alea. Un po' come entrare in un supermercato, non avere alcun prezzo sui prodotti quando li metti nel carrello e scoprire tutto alla cassa, con la vaga promessa che 'si risparmierà'. E' poco trasparente.
“Questo è un servizio obbligatorio. Le tariffe anche col sistema precedente venivano definite ad esercizio iniziato, quindi nel corso dell'anno per cui si pagava. Anche prima non sapevo quanto avrei pagato, se non quando mi arrivava la bolletta,  e questo non ha mai disturbato nessuno. Ma il risparmio c'è, non è una vaga promessa: Alea ha avuto la concessione di un servizio sulla base di un progetto che ha avuto una validazione economica di un'autorità pubblica che ci chiede che il sistema sia vantaggioso, basandosi su un indicatore nazionale di costo del servizio per abitante. Il vantaggio sui costi è quindi generale, di tutto il sistema. Alea è un soggetto industriale che prevede e rendiconta il costo del servizio, poi sono i Comuni che hanno la competenza sacrosanta di decidere come ripartire questi costi, mediante le tariffe – per esempio decidendo quanto vogliono far pagare per i pannolini, quanto per le famiglie numerose etc. Le tariffe non sono competenza di Alea, ma per deciderle bisogna anche attendere dei dati della raccolta da Alea. Le tariffe le avremo ragionevolmente nei primi mesi dell'anno prossimo per non fare forzature. Ma Alea non è cattiva perché non dice le tariffe in modo preciso. Finché il sistema non va a regime si possono solo fare previsioni all'incirca”.

Ultima domanda: Alea è senza carta dei servizi, che è il documento fondamentale per garantire l'utente, quello dove si mette nero su bianco lo standard del servizio e cosa succede se lo standard viene meno. Perché manca ancora?
“Per la Carta dei Servizi siamo nei tempi di legge, anche questa arriva necessariamente a servizio avviato. Tra l'altro c'è uno schema regionale di Atersir di carta dei servizi che di fatto prevede poca possibilità di variazione in quanto Atersir chiede che ci sia uniformità di trattamento ai cittadini dell'Emilia-Romagna indipendentemente dal gestore, quindi non sarà un processo difficoltoso. Nel frattempo vigono le condizioni del servizio precedente”.

Il commento

Le risposte del direttore Contò potranno essere giudicate soddisfacenti o meno dai cittadini - ognuno giudicherà personalmente - ma bisogna riconoscergli il merito di essere uscito nel momento di maggior tempesta, con la sua faccia, non solo per dare chiarimenti tecnici, ma anche per illustrare un disegno complessivo, senza avere il timore di dire "la nostra filosofia è questa". Indicare un disegno politico. Quello che cioé dovrebbero fare i sindaci che hanno creato Alea e che ora si sono eclissati, o al massimo mandano avanti assessori-parafulmine come William Sanzani. E i partiti che a loro volta dovrebbero spiegare e sostenere la "filosofia" di Alea sono chiusi in un mutismo immobile, ormai da mesi.

fa.cam.

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