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Giovedì, 11 Agosto 2022
Cronaca

Lungometraggi, riconoscimenti internazionali per Espero di Alessandro Quadretti

Il film è stato girato nel mese di ottobre 2014 e le riprese sono durate tre settimane, prima navigando l’Adriatico al largo della costa romagnola, poi all’interno di un’antica torre costiera nella baia di Gallipoli

E’ terminato da pochi mesi il montaggio di Espero, primo lungometraggio di fiction del regista Alessandro Quadretti, e già sono arrivate le prime vetrine internazionali: prodotto da Officinemedia in collaborazione col milanese Paolo Soravia, è stato infatti selezionato al Exil Film Festivalen (Svezia), al Sydney World Film Festival (Australia), al Lisbon International Film festival (Portogallo) e al Indie Film festival (Svizzera).

Il film è stato girato nel mese di ottobre 2014 e le riprese sono durate tre settimane, prima navigando l’Adriatico al largo della costa romagnola, poi all’interno di un’antica torre costiera nella baia di Gallipoli. La colonna sonora originale è a cura del chitarrista e leader dei Sacri Cuori Antonio Gramentieri, artista di spessore internazionale. La storia è quella di Pietro, un uomo che naufraga in mezzo a un mare senza nome, in un tempo indeterminato, su una barca che sa a malapena portare; l’unica compagnia è un gatto di nome Achab. Ha poche cose da mangiare e poca acqua da bere. Il tempo scorre lento, tra i silenzi e l’assenza di qualsiasi altro essere umano.

Pietro non scende mai dalla barca e non si bagna nell’acqua del mare. Quando ormai la solitudine sembra ineluttabile, un mattino viene svegliato dall’urto con un’altra imbarcazione sulla quale trova un uomo più vecchio di lui e moribondo, Giacomo, che Pietro raccoglie e porta con sé. Il rapporto tra i due è teso, segnato da silenzi e sospetti che aumentano quando il vecchio raccoglie dal mare un ragazzo, Enea, che entra velocemente in conflitto con Pietro. Arriva così il momento in cui la violenza si palesa e rompe il precario equilibrio tra i tre uomini, fino alla fuga di Pietro che non può però evitare il ritorno e il confronto con Giacomo e la propria coscienza. Primi positivi riscontri, dunque, per il film che è stato iscritto ad altre rassegne nazionali ed estere; in Italia, in particolare, può destare scalpore il fatto che, a fianco del protagonista Savino Paparella (Pontedera Teatro, Fortebraccio Teatro), reciti l’ex terrorista nero Mario Tuti, figura di spicco dell’eversione neo-fascista degli anni ’70, oggi detenuto in regime di semilibertà. Attori co- protagonisti sono Alberto Baraghini e Aferdita Arapi.

Ma perché il regista ha scelto di far recitare un personaggio così “difficile”, oltre che attore non professionista??“La presenza di Mario Tuti nel cast non è un tentativo di riabilitazione politica o sociale della sua persona - risponde Quadretti - L’ho conosciuto e intervistato durante la produzione del documentario “4 agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata” e mi ha fortemente colpito quella personalità in cui hanno convissuto intelligenza, fanatismo, cultura e violenza. Nel mio film i temi della morte, del senso di colpa e della coscienza sono molto importanti, quindi ho pensato che il vissuto di Tuti, a prescindere da una connotazione politica, insieme alle sue esperienze di teatro in carcere potessero renderlo l’attore ideale per il personaggio di Giacomo. Tant’è che lui stesso ha dato importanti suggerimenti nella rifinitura del suo personaggio all’interno della sceneggiatura, che ho scritto con Federico Bellini. Così ha preso corpo l’elemento narrativo, e non solo, che più apprezzo nel linguaggio cinematografico: la permeabilità al reale, il set aperto, il vissuto che affianca, o addirittura sostituisce, la recitazione”. 

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