Cronaca Santa Sofia

Alluvione, i Carabinieri forestali mappano 4161 frane in provincia: "Evento eccezionale in un territorio fragile"

Il maggior numero di frane è stato censito dai Nuclei Carabinieri Forestale di Predappio, Tredozio e S. Sofia con, rispettivamente 715, 675 e 659 eventi; a questi seguono i Nuclei di Mercato Saraceno, Castrocaro Terme e Sarsina con un numero di frane superiore a 400

Sono ben 4161 le frane censite dai Carabinieri Forestali nella provincia di Forlì-Cesena, causate dalle eccezionali ondate di maltempo del maggio scorso.
Oltre 3500 frane hanno prodotto danni, cioè interferenze significative su opere, manufatti, o aree rilevanti dal punto di vista economico, sociale e ricreativo. Le interferenze, nel loro complesso, sono stimate in almeno 3800 ed interessano 24 Comuni della Provincia. La maggior parte dei danni è stata registrata a carico di strade, intese nella loro accezione più ampia, a cui seguono le colture agrarie. Complessivamente queste due tipologie coprono l’85 % dei danni rilevati. Altre interferenze meno significative dal punto di vista numerico ma decisamente rilevanti sotto quello economico riguardano fabbricati, reti tecnologiche, acquedotti.

Le frane mappate dai Carabinieri Forestali

Il maggior numero di frane è stato censito dai Nuclei Carabinieri Forestale di Predappio, Tredozio e S. Sofia con, rispettivamente 715, 675 e 659 eventi; a questi seguono i Nuclei di Mercato Saraceno, Castrocaro Terme e Sarsina con un numero di frane superiore a 400. Si tratta in genere di frane di piccola estensione, cioè con superficie inferiore ai 500 metri quadrati, pur essendo ascrivibile una significativa aliquota del 24% a quelle di maggiori dimensioni, con superficie cioè superiore ai 1000 metri quadrati. Sorprendentemente, l’uso del suolo prevalente dei terreni franati è rappresentato dal bosco, cui segue l’arbusteto e l’incolto; complessivamente, quindi, per l’88 % del totale, l’uso del suolo dei corpi di frana rilevati è riferibile a formazioni vegetali naturali o semi-naturali. I rilievi di campo sono stati eseguiti dai Carabinieri Forestale  nei mesi di giugno e luglio mentre  successivamente è stata effettuata la complessa elaborazione dei dati. Se da un lato, la situazione del territorio basso collinare e di pianura, soggetta a ampi alluvionamenti, era di tragica evidenza, lo stato dell’area collinare e montana, caratterizzata da innumerevoli smottamenti e frane, risultava solo parzialmente definita e relativa soprattutto agli eventi franosi significativi dal punto di vista degli effetti sulle strutture e attività antropiche.

Per tali ragioni il Gruppo Carabinieri Forestale di Forlì-Cesena, unitamente al Reparto Carabinieri Parco Nazionale Foreste Casentinesi Reparti, in accordo con il competente Ufficio Territoriale Sicurezza Territoriale e Protezione Civile e in coerenza con le indicazioni del Comando Regione Carabinieri Forestale “Emilia-Romagna”, ha programmato ed effettuato il  censimento dei fenomeni franosi presenti nel territorio provinciale, causati dalle suddette ondate di eccezionale maltempo. Sono stati impegnati tutti i 15 Nuclei Carabinieri Forestale e Parco operanti in provincia. I risultati del censimento, costituiti da una Relazione illustrativa e da un Data Base recante oltre 41.000 informazioni georiferite, sono stati messi a disposizione della competente Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale e Protezione Civile.  

“Gli eccezionali eventi meteo di magggio restano individuati come causa principale delle migliaia di frane censite, unitamente ad una sostanziale fragilità del territorio - commenta il colonnello Gabriele Guidi, comandate del Gruppo Carabinieri Forestale di Forlì-Cesena -. Il censimento ha consentito alcune valutazioni sulle  talune cause secondarie che possono aver contribuito ad accentuare gli effetti degli eventi meteo. In prospettiva futura si ritiene che si potrebbe ridurre il danno mediante il recupero e l’aggiornamento delle prassi di manutenzione ordinaria del territorio con particolare  riguardo, soprattutto al governo delle acque, alla rete scolante e al reticolo idrografico di collina e montagna. Tale aggiornamento, necessariamente, dovrà tenere conto degli effetti dei mutamenti climatici in atto. Sotto questo profilo, il censimento offre alcune chiavi interpretative del fenomeno occorso con l’auspicio di contribuire a riavviare un processo di gestione attiva del territorio che riguardi non solo i terreni oggetto di conduzione ma soprattutto quell’ampia area dell’abbandono, fisico e funzionale, che pare costituire l’elemento caratterizzante dei diffusi dissesti. È sull’area dell’abbandono che occorre accendere i riflettori, approfondire le conoscenze e delineare  scelte, obiettivi e strategie”. 

Quella svolta dai Carabinieri Forestale è, senza dubbio, un’eccezionale attività di monitoraggio che ha pochi precedenti, sia per i ristretti tempi a disposizione, sia per il numero di Reparti impiegati e sia per il risultato atteso ed effettivamente conseguito.  In poco meno di due mesi l’Arma Forestale operante nella provincia, con un eccezionale impegno di uomini e mezzi, ha effettuato un’attività di monitoraggio che ha consentito di restituire al territorio, alle comunità e alle istituzioni un significativo patrimonio conoscitivo, di analisi  e di valutazione; anche sulla base di tali risultati potranno essere improntate iniziative e misure di mitigazione del danno, di adattamento, di ripristino e di prevenzione.

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