Domenica, 21 Luglio 2024
Cronaca

Alluvione, l'altro volto delle riaperture senza i ristori: posti di lavoro persi, debiti e delocalizzazioni

L'alluvione inizia a presentare il suo conto più salato dal punto di vista dell'economia, con posti di lavoro persi e imprese che decidono di abbandonare i quartieri alluvionati

L'alluvione inizia a presentare il suo conto più salato dal punto di vista dell'economia, con posti di lavoro persi e imprese che decidono di abbandonare i quartieri alluvionati. Il tutto mentre si parla di fine novembre o di dicembre per i primi ristori alle attività economiche, imprese che ad ora hanno ricevuto solo pochi spicci a fronte di danni per decine o centinaia di migliaia di euro, a cui si aggiungono mancati introiti per mesi.

Ne è un esempio lo storico ristorante e pizzeria “Il Sagittario”, una presenza storica alla Cava, dal momento che da 28 anni “sfamava” i residenti della zona nel suo locale lungo viale Bologna. L'attività ha avuto danni da 200mila euro circa (e finora ristori per appena 2.400 euro), riaprirà a novembre - ma in formato d'asporto (come “Sagittario 2.0”) - a Vecchiazzano, sempre a Forlì ma in un quartiere non travolto dal fango. Se da una parte c'è la difficoltà per gli imprenditori di ripartire dopo ingenti danni, dall'altra c'è il rischio, per i residenti, di desertificazione dei servizi  nei quartieri alluvionati.

Come spiegato di Jada Fasano, 39 anni, che gestiva “Il Sagittario” assieme alla mamma Carla Biffi, il trasloco da un locale all'altro, e da un quartiere all'altro, e comporterà il sacrificio di 10 posti di lavoro, dal momento che si passa da 12 a 2 dipendenti e da 150 ad una decina di posti a tavola. L'alluvione in molti casi è piombata su situazioni pregresse precedenti (mercato che cambia, età che avanza, difficoltà a reperire il personale etc) e alcuni imprenditori come Jada Fasano e Carla Biffi non se la sono sentita di ripartire secondo i volumi precedenti. “Non abbiamo la forza economica per ricominciare dove eravamo prima”, hanno spiegato madre e figlia. In assenza di ristori, d'altra parte, ripartire significa sostanzialmente indebitarsi.

Alluvione, i danni subìti dalla pizzeria 'Sagittario'

Un altro ristorante pizzeria della zona la forza di riaprire l'ha trovata. Alla fine del mese, infatti, dovrebbe tornare a spalancare le proprie porte la “Marì d'Otello”, storico locale da una decina di anni in via Isonzo, colpito per ben due volte dall'alluvione, prima quella del 2 maggio e poi il disastro del 16-17 maggio. “La prima ci ha portato 50 centimetri d'acqua in magazzino, la seconda due metri, di cui 30-40 centimetri di fango”, spiega il titolare Mauro Asirelli. Qui i danni complessivi ammontano a 130-150mila euro (ristori per ora di 800 euro dall'Inps). “Per fortuna abbiamo fatto le 'formichine', mettendo da parte qualcosa, questo ci permette di riaprire, anche grazie all'aiuto al proprietario del locale, che aveva una buona assicurazione, che ha riparato i danni a muri e impianti”, sempre Asirelli.

Anche in questo caso, però, si riparte più in piccolo: 80-90 coperti contro i 120 di prima dell'alluvione. Di conseguenza, anche in questo caso il personale sarà ridotto. In questo caso, per fortuna, non ci sono esuberi, dal momento che camerieri e pizzaioli vengono dirottati su una nuova avventura imprenditoriale del figlio Renam, gestore della Marì d'Otello assieme al padre prima di questo progetto. “Per questo siamo in cerca di personale”, spiega Mauro Asirelli. Anche il capitolo dipendenti è un nervo scoperto: “Non sono ancora arrivati i soldi della cassa integrazione e in alcuni casi più delicati abbiamo dovuto anticiparli”, spiega il titolare, che mette assieme così non solo danni e mancati introiti per 6 mesi, ma anche indennizzi che non arrivano e spese vive da sostenere.

mauro asirelli livello acqua

Mauro Asirelli mostra il livello dell'acqua

Chi invece ha dovuto riaprire a tutti i costi è Adriano Oleandri, 83 anni, piccola pizzeria e ristorante Oleandri nell'epicentro dell'alluvione, in via Locchi 1, a pochi passi da dove un'intera strada, via Nervesa, è sprofondata per il collasso di fognature e tubature. Oleandri è ripartito lo scorso weekend, nonostante gli 83 anni e nonostante i 50mila euro di danni (ristori ottenuti finora per 4.800 euro, da Inps e Camera di Commercio). “Tutti i soldi tirati fuori dalle mie tasche, le banche alla mia età non ti danno un aiuto”, spiega. “Nel mio caso sono anche proprietario dei muri, per cui riaprire è stata una necessità per tornare a dare un valore all'immobile e all'attività”, dice Oleandri, che non ha dipendenti. Anche le riaperture a cui stiamo assistendo in questi giorni, quindi, non sono “rose e fiori”, ma frutto di sacrifici, indebitamento o ricorso alle proprie riserve finanziarie.

Un'altra attività che lascia la Cava, in questo caso per andare a Cesena, è Plasma, che insieme a tutto lo stabile di Deposito Zero Studios, nell'altro epicentro dell'alluvione di via Padulli, è finita sfollata dopo gli allagamenti di maggio. L’acqua ha raggiunto i tre metri e mezzo in poche ore dopo l’esondazione del Montone, portandosi via tutte le strumentazioni della casa di produzione, con perdite quantificate in 200mila euro (ristori ottenuti finora sono 2.500 euro della Camera di Commercio).

“Nel nostro caso non si trattava di ripulire la sede, dal momento che era proprio inagibile, con le pareti di cartongesso abbattute dalla furia dell'acqua – spiega il co-fondatore Tommaso Furi – per cui siamo stati obbligati subito a cercarne una nuova, che abbiamo trovato a Pievesestina di Cesena, molto adatta alle nostre esigenze e sicuramente definitiva”. Questo gruppo di quattro professionisti, quindi, delocalizza del tutto dalla città. “Un cambiamento di sede era nei nostri propositi, anche se forse è un passo che avremmo fatto tra alcuni anni”, sempre Furi. Ma l'alluvione ha accelerato tutto. “Non abbiamo dipendenti e quindi non ci siamo dovuti confrontare con la cassa integrazione – conclude Furi -. La nostra prima priorità dopo l'alluvione è stato riprendere i lavori commissionati, cosa che abbiamo fatto quasi subito”.

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