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Alluvione, un anno dopo

Alluvione, un anno dopo. Il vescovo Corazza celebrerà la messa in Piazza Saffi: "Ricorderemo i nostri morti, diremo grazie ai tanti benefattori"

 La celebrazione sarà animata in particolare dalle parrocchie dei Romiti, di san Benedetto e dalle associazioni Agesci, Azione Cattolica e dal Movimento di Comunione e Liberazione

Giovedì 16 maggio, ad un anno esatto dalla tragica alluvione che ha colpito Forlì, il vescovo Livio Corazza celebrerà una santa messa in Piazza Saffi. La celebrazione sarà animata in particolare dalle parrocchie dei Romiti, di san Benedetto e dalle associazioni Agesci, Azione Cattolica e dal Movimento di Comunione e Liberazione. "Ricorderemo i nostri morti, Vittorio Tozzi e i coniugi Franco Prati e Adriana Mazzoli - esordisce monsignor Corazza -. Pregheremo e manifesteremo la nostra solidarietà verso per le famiglie e le aziende che sono state colpite e che sono ancora in difficoltà. Ma sarà anche l’occasione per dire grazie ai tanti benefattori che si sono resi protagonisti nel soccorso immediato e ci sono rimasti accanto anche dopo. In quei giorni drammatici, c’era da piangere per quello che era capitato ma ci hanno commosso le tante persone che ci sono state vicine, a partire dai giovani! Vogliamo dire a tutti la nostra riconoscenza e gratitudine".

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L'appuntamento di Piazza Saffi sarà preceduto dall'inaugurazione alle 17 di un monumento dedicato alla memoria a Porta Schiavonia, mentre al termine della funzione religiosa ci sarà un omaggio in musica a cura delle scuole di musica forlivesi.  Il vescovo Corazza ha già avuto modo di ricordare "le tante aziende travolte e sconvolte dal fango ma che si stanno riprendendo con rinnovato slancio", in una veglia di preghiera per il lavoro che si è svolta la vigilia del Primo maggio presso la ditta Bagioni di viale Bologna, colpita dallo tsunami di acqua e fango. Mentre martedì 14 maggio, alle ore 18.30, nel salone del Vescovado, la Caritas diocesana presentando il “Quindicesimo rapporto su povertà e risorse”, alla presenza di don Marco Pagniello Direttore di Caritas italiana, illustrerà le risposte della Chiesa anche nel dopo alluvione.

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Il ricordo del vescovo

Attraverso il portale della Diocesi di Forlì-Bertinoro e sul settimanale "Il Momento" Corazza ha ripercorso i giorni dell'alluvione, a partire da quel drammatico 16 maggio: "Dopo aver celebrato la festa di san Ruffillo a Forlimpopoli, mi trovavo con sacerdoti e fedeli nel tendone accanto alla Basilica per il pranzo. Piovve così tanto che dovemmo spostarci più volte per non essere bagnati dall’acqua che ci raggiungeva anche sotto la tavola. Sembrava finita lì. Invece, come in una ripresa cinematografica, gli eventi incalzano con inimmaginabile velocità: sentito il drammatico appello del sindaco, rientro subito in Seminario; ceno con i preti nella sala del sotterraneo (sarà l’ultima cena nella sala da pranzo per alcuni sacerdoti, e in quella sala ancora dobbiamo ritornare); nel timore che la mancanza di corrente blocchi l’ascensore, saliamo al primo piano e seguiamo il telegiornale. Verso le 20.15 vado nel cortile e vedo (e soprattutto sento) le acque del fiume Montone che iniziano a scorrere vorticosamente sulla strada, travolgendo tutto fino ad inondare case e campi, il sotterraneo del Seminario, l’Emporio Caritas, la sede del Comitato contro la Fame nel Mondo, la Parrocchia di san Benedetto, il Quartiere. Dalle 20.30 il nostro piccolo mondo non sarà più come prima! Molte aree della Romagna subiranno la nostra stessa sorte".

"Furono giorni terribili e tragici - continua il vescovo -. Tre persone di Forlì persero la vita, altri videro sconvolta la loro vita per giorni e mesi. Alcuni devono ancora riprendersi. Molto si è detto sui cambiamenti climatici, sulla costruzione delle case in luoghi non idonei, sulla lezione da imparare nel rispetto dell’ambiente. Ma sono stati anche giorni dove l’umanità e la fraternità furono più forti del fango. Voglio solo dire una cosa: che la generosità non si improvvisa; che anche il cammino di fede, l’esperienza della vita comunitaria, le celebrazioni e le preghiere ci hanno preparato e ci preparano, giorno dopo giorno, a costruire comunità, ad affrontare con determinazione e coraggio ogni evento che si presenti. L’amore verso il prossimo è un frutto della fede. Celebrare le feste non è un rito staccato dalla vita, ma ci innesta nella vita, nelle sue vicende quotidiane e in quelle straordinarie, dove più esigente è la richiesta di mettersi a servizio del prossimo. La mobilitazione delle comunità e delle associazioni e movimenti giovanili ecclesiali in particolare fu pronta e unanime. Questa è la Chiesa che ci piace! Quando sa essere concreta, generosa, intelligente, pronta e coinvolgente".

"Nel giorno di san Ruffill - prosegue Corazza - ritorneremo in Basilica a pregare con queste parole: "Donaci di vivere in modo autentico e coerente la nostra vocazione cristiana. E la sera, in piazza, (e invito tutti!) ci ritroveremo per ricordare chi è stato travolto dalle acque e dal fango, perdendo la vita o vedendo sconquassata la propria casa. Ci ritroveremo anche per ringraziare, sì, per ringraziare il Signore che ci ha dato la forza di reagire insieme, aiutandoci gli uni gli altri come veri fratelli! È una lezione che ci viene da lontano: già i nostri padri nella fede, san Ruffillo e san Mercuriale, hanno affrontato, uniti e insieme, le minacce di allora. Questo chiediamo anche oggi per tutta la diocesi: imparare a rispondere con cuore ardente e generoso ai bisogni che si presentano". Conclude Corazza: ""Dio, dove sei?", ci siamo chiesti. Dio, il 16 maggio, era sulle strade a spalare fango e sarà nella testa di coloro che progetteranno luoghi più sicuri dove abitare e stili di vita più rispettosi dell’ambiente che Lui ci ha donato. Dio sarà nella saggezza di coloro che, con leggi adeguate e lungimiranti, daranno dignità, valore e tutela a tutti i lavoratori e lavoratrici. Così, Dio sarà nel cuore e nell’intelligenza di chi saprà proporre percorsi di dialogo e di pace lì dove ancora si dà spazio alla stupidità e sconcezza della guerra. Alla fine vinceranno i costruttori di pace. Come abbiamo vinto il fango, faremo tacere le armi".

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