Alluvione, la testimonianza

La testimonianza di un'alluvionata di viale Bologna: "Abbiamo danni per oltre 100mila euro. E molti costi restano a carico nostro"

Agnese è tra le vittime dell'alluvione del 16 maggio scorso. E dopo oltre due mesi, come confessa lei stessa, è tormentata da "domande e angoscia"

Vive in viale Bologna, due figli di 8 e 10 che le chiedono se quanto accaduto il 16 maggio scorso possa ripetersi. Agnese è tra le vittime dell'alluvione del 16 maggio scorso. E dopo oltre due mesi, come confessa lei stessa, è tormentata da "domande e angoscia". "Anche se l’opinione pubblica nazionale si sta concentrando su altri temi, la vita degli alluvionati e delle alluvionate, adulti e bambini, non è tornata alla normalità - esterna -. Qui a Forlì le problematiche sono ancora tante: non è ancora stato predisposto un censimento per capire in che situazione si trovano le famiglie alluvionate, a questa mancanza è seguita la decisione del comune di destinare le donazioni per gli alluvionati alle banche, oltre un milione di euro". E per Agnese il "Comune di Forlì avrebbe potuto agire in un altro modo, avrebbe potuto dare i soldi agli alluvionati e fare da intermediario con le banche per la creazione di un micro credito per i cittadini e le cittadine alluvionati, senza dover utilizzare le risorse delle donazioni".

Agnese abita al civico 23 di viale Bologna. "Il nostro condominio è stato duramente colpito dalla piena - racconta - e per oltre quattro giorni abbiamo vissuto con 5 metri di acqua che dalle cantine e garage arrivava fino agli appartamenti del piano terra. Il nostro cortile e il cortile del condominio a fianco sono stati usati come punto per far confluire le acque aspirate dalle idrovore dalle altre zone alluvionate. Nessuno ci ha informato sulle tempistiche e le modalità dell’operazione. Nessuno del comune ci ha fatto visita per spiegare cosa stava accadendo. I condomini si sono dovuti attivare autonomamente per cercare aiuto, tra i volontari che passavano e i contatti. Nel mio caso ho trovate aiuto dalla Scuola Saffi, amici e colleghi".

"Un grande aiuto - prosegue Agnese - è arrivato anche del comitato di quartiere, che ha addirittura allestito una cucina da campo per garantire i pasti agli alluvionati.  Dopo 5 giorni le idrovore sono state rimosse e grazie ai volontari siamo finalmente riusciti ad aprire i garage. Siamo rimasti inoltre più di 10 giorni senza luce. Le spiegazioni da parte dell'amministrazione forlivese sono mancate anche durante il consiglio comunale dello scorso 26 giugno. Perché il comune oltre a non fare un censimento non ha mai accettato un confronto con la popolazione alluvionata?"

Ma i problemi si sommano: "Il pagamento delle utenze inoltre è solo rimandato. Per pulire le case abbiamo usato acqua ed elettricità in gran quantità. Quei costi restano a carico nostro. Basterebbe confrontare i consumi avvenuti nelle zone alluvionate durante i mesi di maggio/giugno 2023 con quelli dell’anno precedente per rendersi conto dell’enorme squilibrio. I consiglieri di minoranza hanno chiesto all’amministrazione comunale forlivese di aiutare gli alluvionati con queste spese extra, non conosciamo la risposta del Comune". Nei giorni dopo l’alluvione, continua la testimonianza di Agnese, "è stato fondamentale l’aiuto dei volontari. Ma il silenzio dell’Amministrazione forlivese si è fatto sentire. Mentre a Cesena venivano preparati luoghi per ospitare i volontari e le volontarie che arrivavano da fuori regione, a Forlì le persone si rivolgevano alle associazioni per chiedere come muoversi per poter aiutare".

Per l'alluvionata, "l’amministrazione forlivese non accetta le critiche, le definisce divisive ma è il loro atteggiamento ad essere divisivo. Si mettono a favore di telecamera quando c’è un evento o un’inaugurazione in centro ma non ascoltano le istanze degli alluvionati. Creando cittadini di serie A e di Serie B. I danni stimati nel nostro condominio superano i 120mila euro, solo per i primi interventi (caldaia e impianto elettrico parziale). Anche se gli aiuti arriveranno quei soldi vanno anticipati e l’onere ricade sui cittadini. Il Governo ha promesso ristori al 100%, li stiamo aspettando". 

E poi ci sono le ripercussioni emotive, che toccano sopratutto i più piccoli: "I miei figli, di otto e dieci anni, dopo il giorno della piena mi chiedono se questo evento potrà accadere di nuovo e come possiamo evitarlo. Ogni volta che si verificano forti pioggia o raffiche di vento i miei figli ripensano alla notte del 16 maggio e in loro la paura e l'ansia sale. Si preoccupano se mi allontano per raggiungere il cortile, che ricordano pieno di acqua e fango. Hanno paura che l'alluvione possa bussare di nuovo alla porta della nostra abitazione, mi chiedono cosa stiamo facendo per evitarlo. Io non ho risposte per confortarli, so che le cose da fare per mettere in sicurezza il territorio sono tante; non mancano molti mesi al ritorno dell'inverno e non siamo pronti, non conosciamo le tempistiche degli interventi di prevenzione e come dobbiamo reagire in caso di pericolo. Lo stato di incertezza e di impotenza mi ricordano gli anni della pandemia, in cui avevamo tanti dubbi  ma poche certezze per tranquillizzare i nostri figli, che nel periodo dell'infanzia dovrebbe pensare solo a giocare e ad apprendere e non alla paura della morte".

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