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Mercoledì, 22 Maggio 2024
Cronaca

Alluvione un anno dopo - "Riconoscente a quel coordinatore mandato dal cielo, con gli occhioni azzurri tanto espressivi e stanchi"

"I telefoni ancora non funzionano, non ho più avuto notizie dai miei genitori, ci sono le squadre dei sommozzatori a bloccare la loro via. Risulterà ancora impossibile raggiungerli"

Solo il tempo di quell'ultima telefonata "Giada, qui ci stiamo allagando!" e poi più nulla. Sarebbe la perfetta trama per un film apocalittico, eppure è la realtà: ti ritrovi senza luce, non funzionano i telefoni, non hai tv, né internet, perdi ogni tipo di contatto coi tuoi cari e, in quella notte nera come la pece, resti a tu per tu con l’angoscia, col senso di impotenza, con la rassegnazione e col terrore che anche a casa tua, da un momento all’altro, arrivi il fango a spazzare via ogni cosa, ogni ricordo. La casa, quella stessa casa che durante il covid era stata rifugio e riparo, improvvisamente diventa trappola.

Ci sono solo tre rumori a scandire quel silenzio surreale: quello dei miei pensieri, incapaci di darmi tregua, quello della pioggia, incessante e maledetta, e quello degli elicotteri, che lavoreranno senza sosta per tutta la notte. E la notte alla fine passa, il fango non ha bussato alla mia porta, l’ho scampata. Ma il sollievo è beffardo, sarcastico, perché poi viene giorno ed è lì che realizzi veramente la portata di ciò che è successo. E non può esistere nessun conforto possibile davanti a ciò che ti ritrovi davanti. La città è dilaniata, ferita, incredula, in molte zone inaccessibile e bisognosa di qualsiasi tipo di aiuto.

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I telefoni ancora non funzionano, non ho più avuto notizie dai miei genitori, ci sono le squadre dei sommozzatori a bloccare la loro via. Risulterà ancora impossibile raggiungerli, l’acqua è ancora troppo alta, la corrente troppo pericolosa, sarà così per tutto il giorno. Riusciremo a ricongiungerci solo il giorno successivo. Sono vivi, un po’ provati ma stanno bene. Ma non avremo il tempo di goderci appieno questo momento, c’è troppo da fare: servono acqua, cibo, attrezzi, stivali, corrente per ricaricare cellulari e power bank, manovalanza. C’è bisogno di liberarsi in fretta da quel fango maledetto che ha invaso ogni cosa: case, strade, occhi, cuore. Saranno giorni frenetici, intensi, troppo surreali per poterli descrivere, scanditi da fatica (sia fisica che mentale), operosità, appelli, solidarietà, cooperazione, condivisione. Una bulimia di emozioni in continua oscillazione tra lo sconforto e la speranza, la disperazione e l’entusiasmo.

Quello che è successo un anno fa è una ferita che ci porteremo dentro per sempre. Non bastano le rassicurazioni che un evento del genere ricapiterà fra svariate centinaia di anni o che sia già stato fatto tutto il possibile per rimettere in sicurezza gli argini, ad ogni nuova pioggia noi ripiomberemo nell’incubo e nell’apprensione che possa risuccedere. Arriverà, prima o poi, un tempo per le polemiche, per la rabbia, per capire a chi additare le responsabilità di tutto questo, per rimarcare quanto gli alluvionati siano stati lasciati soli - moralmente ed economicamente -, troppo spesso inascoltati e sbeffeggiati, ma non è questa la sede.

Alluvione un anno dopo, tutte le testimonianze

Qui voglio soffermarmi su quello che, nonostante tutto, c’è stato di bello. Perché da questa esperienza porto a casa anche parecchi insegnamenti. Non dimenticherò mai la profonda dignità degli alluvionati nell’affrontare questa situazione, rimboccarsi le maniche e ripartire. In tanti giorni al loro fianco non li ho mai visti cedere o piangersi addosso. Semmai ero io quella debole, io, non alluvionata in mezzo a tutti loro, che ogni sera, nella tranquillità di casa, crollavo e tornavo ad essere una fragilissima ragazza di 34 anni alle prese con una cosa troppo più grande di lei. In mezzo a tutto quel devasto, loro sono stati un’infusione continua di positività. Da loro ho imparato quanto, anche in mezzo alla distruzione, valga comunque la pena trovare un motivo per sorridere. Ogni giorno di quelle settimane infinite, mi hanno dimostrato quanto è bello, anche quando hai perso tanto, condividere ciò che ti resta, che sia un piatto caldo, un caffè o semplicemente il salotto di casa (una di quelle ai piani più alti, risparmiate dalla furia dell'acqua) nel quale ritrovarsi dopo quelle giornate interminabili.

Porterò sempre con me lo stupore nel vedere la marea di giovani accorsi da ogni dove per dare una mano e la solidarietà dimostrataci sotto qualunque forma. Non è quantificabile l’ammirazione che provo nei confronti dei volontari di protezione civile che si sono spesi per noi senza riserve. Non si sono limitati solo a fornirci materiale e a liberarci dal fango (e già questo, nel caso dei miei genitori, è stata un’impresa molto ardua!), ma hanno saputo regalarci abbracci sinceri, sorrisi e conforto, nonché una "improvvisata” speciale che ci è rimasta nel cuore, per festeggiare una delle prime serate finalmente liberi dal fango. Siete stati (e siete ancora oggi) ossigeno per tutti noi.

Inoltre, non posso che essere per sempre riconoscente a quel coordinatore mandato dal cielo e a quei suoi occhioni azzurri tanto espressivi nei quali troppe volte i miei hanno riconosciuto commozione, dedizione e stanchezza. Ho riposto in lui tutte le mie speranze e non c’è stato un solo secondo in cui non si sia meritato la mia stima e fiducia. Davide, grazie per il professionista che sei stato e per la persona che sei. Tu sai.  A tutti loro, alluvionati e volontari, perfetti sconosciuti fino a quel 16 maggio ed ora affetti preziosi e presenze costanti, va tutta la mia gratitudine, la mia amicizia e la mia profonda riconoscenza.

Giada Buratti

alluvione pulizia scantinati (Foto Giarda Buratti) 3

ALLUVIONE, PER NON DIMENTICARE
Il 16 maggio del 2023 la Romagna si trovò nel giro di poche ore nel dramma dell'alluvione. ForlìToday raccoglie e pubblica i ricordi e le testimonianze dei lettori su quanto accadde in quei giorni. Lo scopo è di costruire e mantenere viva la memoria collettiva su quei fatti.

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