Cronaca

Alluvione di Villafranca, la Procura chiede il processo per due tecnici di Autostrade e per la ditta che "bucò" l'argine

Le accuse per il reato di “inondazione colposa” sono state messe nero su bianco dall'ufficio inquirente con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre persone

L'inondazione di Villafranca avvenuta dal 14 al 16 maggio del 2019 sarebbe stata causata da uno scavo nell'argine del fiume Montone, secondo le accuse realizzato senza autorizzazioni, per effettuare  dei lavori di ristrutturazione al ponte dell'autostrada A14 lì sovrastante. E quando le forti piogge di quei giorni gonfiarono il fiume, quel tratto mancante di argine divenne inesorabilmente una falla che comportò l'allegamento delle campagne circostanti e di buona parte dell'abitato di Villafranca, con almeno mille persone, case, edifici pubblici e aziende che si ritrovarono per circa due giorni con l'acqua fino al livello della coscia. E' la tesi accusatoria a cui è giunta la Procura della Repubblica di Forlì, al termine di una serrata indagine del pm Federica Messina e sotto il coordinamento del procuratore capo Maria Teresa Cameli. 

VIDEO - L'alluvione di Villafranca vista col drone

Le accuse per il reato di “inondazione colposa” sono state messe nero su bianco dall'ufficio inquirente con la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di tre persone: Tonino Maria Bartolotta, 57 anni, legale rappresentante  della ditta di Martirano Lombardo (Catanzaro), esecutrice dei lavori di ristrutturazione delle arcate del ponte dell'A14 sul fiume Montone; il responsabile del procedimento, Graziano Pastorelli, 41 anni, ingegnere di Autostrade per l'Italia, e Michele Renzi,  direttore del Terzo Tronco di Autostrade per l'Italia al momento dei fatti.

VIDEO - A Villafranca quasi un metro d'acqua

La Procura si è affidata ad una perizia di un ingegnere e all'approfondimento della complessa normativa riguardante i fiumi, racchiusa nel Regio Decreto 523 del 1904, dove oltre un secolo fa veniva vergato con chiarezza che “nessuno può fare opere nell'alveo dei fiumi, torrenti, rivi, scolatoi pubblici e canali di proprietà demaniale, senza il permesso dell'autorità amministrativa”. Autorizzazioni che, a dire della Procura, sarebbero state omesse pur trattandosi di un intervento invasivo sull'argine del principale fiume di Forlì. In particolare la sommità dell'argine sarebbe stato demolito per permettere la manovra dei mezzi incaricati della ristrutturazione delle arcate in cemento del ponte, che passa per poco più di un metro sopra lo stesso argine. 

VIDEO - La rabbia dei residenti

Sempre secondo quanto ricostruito dalla Procura, sebbene l'ondata di maltempo fosse stata correttamente indicata con un'allerta meteo della Regione, il cantiere in quei giorni venne lasciato inattivo con quello scavo recente e tamponature di materiale del tutto inadatte a fronteggiare un'eventuale ondata di piena, né con strumentazione idonea a fronteggiare un'eventuale emergenza. La prima udienza per questa vicenda che viene qualificata dalla Procura nel reato di “inondazione colposa” è prevista il 12 novembre prossimo in Tribunale a Forlì, con la discussione davanti al giudice della richiesta di rinvio a giudizio.  Hanno già indicato la loro intenzione di porsi come future parti civili il Comune di Forlì, la Regione Emilia-Romagna e numerosi cittadini che si trovarono a patire danni per la distruzione di beni posti nei piani terra e in quelli interrati di centinaia di immobili di Villafranca.

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