Estate 2020 non "rovente", ma avara di piogge. E l'autunno? "Prima parte mite e poco piovosa"

E' stata una stagione avara di piogge, dopo una primavera altrettanto siccitosa

Calda, ma non caldissima come le più recenti. Così si può riassumere l'estate meteorologica romagnola iniziata il primo giugno e conclusasi il 31 agosto. E' stata una stagione avara di piogge, dopo una primavera altrettanto siccitosa. E cammin facendo si comincia a sentire il peso della scarsità di precipitazioni, con i corsi d'acqua ai minimi storici. E all'orizzonte non vi sono perturbazioni.

Fino a giovedì permarrà infatti un campo di alta pressione, con probabile indebolimento a termine periodo. Il tempo rimarrà quindi stabile, con temperature che resteranno su valori superiori alla media climatologica, con massime intorno a 30 gradi nei capoluoghi e nelle pianure interne e una diminuzione di qualche grado dalla giornata di venerdì.

Pierluigi Randi, tecnico meteorologo e vicepresidente dell'Associazione Meteo professionisti Ampro, il 31 agosto si è conclusa l'estate meteorologica. Che trimestre è stato?
Si è trattato di un’estate calda, come ormai da consolidata prassi, specie nel nuovo millennio, ma non “rovente” come molte stagioni che hanno caratterizzato l’epoca recente.

Qualche dato?
In rapporto alla norma climatologica trentennale di periodo 1971-2000, il trimestre ha chiuso con un’anomalia di temperatura media di +0,9°C, e già terminare un’estate appartenente all’attuale contesto climatico con un’anomalia termica inferiore al grado lo si può considerare un successo.

Facendo un rapido riassunto mensile?
Alla determinazione dell’anomalia termica positiva del 2020, seppure moderata, ha concorso soprattutto un mese di agosto molto caldo, con anomalia termica di +1,7°C (sempre rispetto al clima 1971-2000), vale a dire il settimo agosto più caldo dal 1950, mentre luglio (+0,2°C) e giugno (+0,7°C) sono stati più “clementi”.

In effetti è andata meglio rispetto alle precedenti....
L’estate 2020 si colloca al 16mo posto tra le più calde dal 1950, quindi fuori dalla top ten. Ricordiamo che al primo posto troviamo la terribile estate del 2003 (anomalia di +3,3°C), seguita da quelle del 2012 (+2,7°C), del 2017 (+2,4°C), del 2015 (+2,2°C), e del 2019 (+2,1°C).

Non sono mancati i temporali, ma per la Romagna è stata una stagione particolarmente avara di precipitazione rispetto all'Emilia...
Occorre scindere la Romagna in due zone: una prima, che comprende il lughese fino al confine con le province di Bologna e Ferrara, è stato interessata da numerosi temporali, alcuni anche molto severi (ad esempio quello del 3 agosto con grandine di grosse dimensioni), tanto è vero che la piovosità estiva è stata del 22,3% superiore alla norma, con apporti più consistenti in giugno e luglio e fino ai primi giorni di agosto. Una seconda, comprendente faentino, forlivese, cesenate e riminese, che invece è stata caratterizzata da un numero decisamente inferiore di eventi temporaleschi, con precipitazione stagionale del 41,2% inferiore alle medie di riferimento (1971-2000).

Quindi una Romagna a due facce...
Una alquanto temporalesca sulla parte settentrionale; una piuttosto poco temporalesca e secca sul comparto meridionale. Il dato regionale di piovosità estiva diviene quindi del -15,5%, che segue una primavera ancora più secca, col -60,3% di piogge, a connotare una condizione non ancora critica, ma meritevole di una certa preoccupazione qualora le piogge tardassero ad arrivare, come peraltro sta accadendo in questa prima metà di settembre.

Come mai la Romagna è stata più penalizzata dall'Emilia sotto questo punto di vista?
I motivi possono essere diversi; un primo è di natura climatologica: l’Emilia e la Romagna settentrionale sono, in estate, mediamente più temporalesche rispetto al resto della regione, escludendo da questo contesto i rilievi appenninici. Ciò perché nelle prime zone si manifestano più spesso le condizioni favorevoli nei bassi strati, che comprendono, aria molto umida (queste zone risentono meno delle correnti più secche in discesa dall’Appennino), ed una posizione geografica che le pone nella zona di confluenza di basso livello tra correnti orientali in rientro dall’Adriatico (assai umide), deboli flussi presenti nello strato limite tipicamente padano (aria molto calda e umida) e le correnti da sud ovest che scendono dai rilievi in situazioni instabili (più secche). Siccome per avere la formazione di temporali in atmosfera instabile serve un innesco dal basso, quelle aree di confluenza sono “perfette” per dare la spinta iniziale con forti moti verticali.

Può approfondire questo aspetto?
Nella Romagna meridionale tendenzialmente, ma non sempre ovviamente, le confluenze nei bassi strati sono più blande oppure mancano per il prevalere delle correnti secche appenniniche (rilievi più vicini). Nel caso in cui passino perturbazioni bene organizzate allora queste differenze tendono a svanire, ma in assenza di esse, la parte settentrionale della regione è più penalizzata. Chiaramente, il divario che si è notato nel 2020 è troppo ampio per attribuirlo solo alla caratteristiche climatologiche, per cui occorre considerare una certa casualità (i temporali sono fenomeni violenti ma piccoli e brevi, quindi possono colpire a “macchia di leopardo” senza una logica apparente), e condizioni di partenza che più spesso hanno visto il prevalere della corrente secca appenninica sulla parte meridionale del territorio, a parte, in qualche caso, il riminese.

La stagione ha rispecchiato le linee di tendenza tracciate dai modelli matematici?
Sostanzialmente sì, gli scenari indicavano una maggiore probabilità di un’estate “a trazione posteriore”, ovvero più instabile e meno calda nella prima parte, più anticiclonica e calda nella seconda, e sostanzialmente è quello che sta accadendo, per cui la tendenza è stata complessivamente rispettata e con una buona abilità di previsione.

Che autunno dobbiamo aspettarci?
Lo scenario sull’autunno meteorologico appena cominciato appare assai incerto, con i vari modelli per previsioni di tipo stagionale che mostrano tendenze spesso contrastanti tra loro. In linea di massima, a livello di scenario di insieme (ensemble) prevale una maggiore probabilità di una prima parte più spesso anticiclonica e poco piovosa oltreché mite, mentre la seconda parte appare più dinamica e instabile, specie in novembre, ma con temperature sempre superiori alla norma, tuttavia sull’entità delle anomalie il livello di confidenza è basso. Sostanzialmente le incertezze sono ancora molte, come spesso accade delle stagioni di transizione, che per natura sono molto più variabili e discontinue rispetto a quelle principali (inverno ed estate).

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Sul web sono persino comparse le prime previsioni sull'inverno. E puntualmente informano di una stagione fredda e nevosa, anche perché sotto l'influenza della Nina. Qual è la sua opinione?
Purtroppo si tratta di una ricorrenza ormai classica; infatti tutti gli anni in questo periodo escono fantomatiche previsioni di inverni gelidi e nevosi, quasi sempre messe in rete da un noto portale, che non ha alcuna competenza in materia, per soli motivi “commerciali”. Sta di fatto che, ad esempio, gli ultimi inverni sono stati estremamente miti, nonostante annunci roboanti già in questo periodo per illudere i meteo-appassionati amanti del freddo invernale, o per la caccia al cosiddetto “scoop” ed essere ripresi e citati, ahimè, da numerose agenzie di stampa. Detto questo, la Nina presa singolarmente non ha alcuna influenza sull’inverno europeo, specie nel caso di eventi deboli-moderati come sembra essere il prossimo. Bastasse un solo indicatore per formulare uno scenario stagionale, si tratterebbe di una “passeggiata”, ma in realtà le dinamiche che concorrono a caratterizzare una stagione sono molteplici e complesse, particolarmente alle medie latitudini dove l’abilità di previsione è la più bassa, proprio per questo sono stati concepiti i modelli numerici. Oggi come oggi non è possibile formulare una benché minima tendenza per il prossimo inverno, poiché troppo lontano, quindi potrebbe valere qualsiasi congettura. Se dovessimo considerare quello che ora mostrano i succitati modelli, dovremmo considerare uno scenario medio invernale leggermente più freddo rispetto ai due precedenti, i quali però sono stati mitissimi, quindi si tratta di una indicazione assai vaga che potremmo anche ricavare da un semplice calcolo probabilistico.

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