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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca

Meteo, l'analisi dell'esperto: "Il vero inverno manca da almeno 4 anni". Le tendenze per la primavera

La primavera meteorologica, iniziata martedì, si lascia alle spalle una stagione con uno zero nella casella delle precipitazioni nevose in pianura

Il vero inverno manca da almeno 4 anni. La primavera meteorologica, iniziata martedì, si lascia alle spalle una stagione con uno zero nella casella delle precipitazioni nevose in pianura. Non accadeva dall’inverno 2006-2007. "Le condizioni per nevicate in pianura con deposito al suolo sono venute a mancare per tutta la stagione, prima a causa del dominio dell’alta pressione, in seguito per l’avvento di correnti instabili ma assai miti, le quali hanno portato neve solo sull’Appennino, peraltro anche a quote elevate in rapporto alla norma stagionale - analizza Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com -. L’unica fase fredda si è avuta tra il 15 ed il 24 gennaio; in pratica soli 10 giorni di freddo, peraltro moderato, su '91. Febbraio invece sta diventando uno tra i mesi più piovosi dell'anno, non facendo altro che confermare la continua escalation della variabilità climatica determinata da una troposfera davvero troppo calda durante tutto l'anno".

E' iniziata la primavera meteorologica ed è tempo di bilanci. Possiamo dire che l'inverno è stato praticamente assente
Infatti per il terzo anno consecutivo possiamo affermare che l’inverno è sostanzialmente mancato, con temperature che su tutta la regione hanno mostrato decise anomalie positive corrispondenti a 3 mesi miti (dicembre-gennaio-febbraio). A livello medio regionale l’inverno 2015-2016 chiude con una anomalia termica di temperatura media di circa 2°C (dato provvisorio, ma con il definitivo che non discosterà molto da quello riportato). Ciò rappresenta il frutto delle anomalie di circa +1°C in dicembre; +2°C in gennaio e +3°C circa in febbraio. Insomma un crescendo di mitezza che ha sancito il terzo “non inverno” consecutivo dopo i tiepidi inverni 2013-2014 e 2014-2015. In pratica il vero inverno manca da almeno 4 anni. Occorre precisare che nella stagione 2015-2016, a causa di un dicembre assai nebbioso e con frequenti inversioni termiche, le anomalie termiche medie stagionali risultano assai più elevate sui rilievi e sulle zone collinari che non sulle aree di pianura, e se limitiamo l’analisi alla sola area appenninica essa risulta con anomalie termiche superiori di quasi un grado rispetto al comparto pianeggiante. L’unica fase fredda che si possa veramente definire tale dell’ultimo inverno si è avuta tra il 15 ed il 24 gennaio; in pratica soli 10 giorni di freddo, peraltro moderato, su '91.

Sono state confermate le linee di tendenza pre-stagionali?
Gli scenari formulati l’autunno scorso in ottica invernale indicavano un inverno 2015-2016 mite e con temperature superiori alla norma del periodo di riferimento 1971-2000, con una prima parte della stagione poco dinamica e soggetta a frequenti alte pressioni, ed una seconda parte più movimentata ed instabile. In sostanza questi scenari si sono puntualmente verificati anche in seno alle tempistiche, con una prima parte della stagione mite ma assai poco piovosa ed un febbraio invece più prodigo di precipitazioni, anche se sotto il profilo termico è cambiato ben poco. In pratica si è passati da una mitezza di tipo anticiclonico con nebbie e scarse piogge (dicembre-gennaio) ad una mitezza di tipo depressionario con molte perturbazioni atlantiche o mediterranee nella seconda parte (febbraio); sta però di fatto che sempre di aria mite si tratta. Gli stessi scenari formulati in autunno deponevano per un inverno mite anche se non al livello dei due precedenti, ed anche in questo senso le indicazioni sono state rispettate, ma solo relativamente alle zone di pianura; mentre sui rilievi l’inverno 2015-2016 è molto vicino al caldissimo inverno 2013-2014, vale a dire il più mite dal 1950 almeno. In pratica possiamo attribuire agli scenari previsti una leggera sottostima delle anomalie termiche positive, ma in buona sostanza si è trattato di una performance accettabile.

Guardando ai dati delle temperature, sono caduti dei record?
Non ci sono stati record sulle temperature massime (sulle minime era impossibile dal momento che è del tutto mancato il gran freddo che di norma arriva dalle aree continentali situate a nord-est della penisola), tuttavia in più di una occasione sono stati avvicinati, come ad esempio tra il 10 ed il 14 gennaio; tra il 29 ed il 31 gennaio e tra il 9 e 10 febbraio, allorquando le temperature massime sono arrivate a sfiorare i 20°C, in particolare sulle province di Forlì-Rimini. In sostanza l’inverno da poco terminato si è fatto notare più per la costanza del tempo mite che non per i picchi di caldo assoluti, somigliando più ad un lungo autunno.

Un occhio alle precipitazioni: fortunatamente Giove Pluvio ha aperto i rubinetti a febbraio, altrimenti sarebbe stata una stagione particolarmente siccitosa...
Effettivamente dicembre e gennaio sono stati assai avari di precipitazioni a causa dell’assoluto dominio di alte pressioni di tipo sub-tropicale (quindi associate a tempo mite); poi in febbraio 2016 la fascia anticiclonica si è indebolita lasciando entrare numerose onde depressionarie atlantiche, accompagnate da correnti sempre miti ma assai instabili, con piogge molto frequenti ma talora intense. Una stagione pluviometricamente a due fase, con i primi due mesi molto secchi, ed un piovosissimo febbraio. A tale proposito anche l’andamento pluviometrico di febbraio rappresenta un'anomalia climatica, nel senso che proprio febbraio in molte zone della regione è statisticamente il primo o secondo mese meno piovoso dell'anno (in compagnia di luglio).

Anche questa è un'anomalia...
Esatto, che va a sommarsi a quelle già citate in merito alle temperature. Del resto proprio negli ultimi tre mitissimi inverni il mese di febbraio è stato caratterizzato da piovosità ben superiore ai valori normali climatologici, e ciò ben si correla con le temperature davvero troppo elevate con le quali abbiamo avuto a che fare, e che favoriscono, in caso di situazioni atmosferiche instabili, precipitazioni spesso molto intense e non di rado a carattere di rovescio. Insomma, anche se tre anni sono pochi per indicare una tendenza climatologica, febbraio sta diventando uno tra i mesi più piovosi dell'anno, e ciò non fa altro che confermare la continua escalation della variabilità climatica determinata da una troposfera davvero troppo calda durante tutto l'anno. Tornando all’attualità occorre precisare che le abbondanti piogge di febbraio hanno praticamente riequilibrato il deficit accumulato in dicembre e gennaio, pertanto l’inverno chiude con una piovosità molto vicina alla norma climatologica.

Riguardo la neve, sono rimasti delusi gli appassionati della “dama bianca” alcune annate straordinarie...
Oggettivamente le condizioni per nevicate in pianura con deposito al suolo sono venute a mancare per tutta la stagione, dapprima a causa del dominio dell’alta pressione e quindi con assenza di precipitazioni, in seguito (febbraio) con l’avvento di correnti instabili ma assai miti, le quali hanno portato neve solo sull’Appennino, peraltro anche a quote elevate in rapporto alla norma stagionale. L’inverno 2015-2016 chiude quindi con uno zero la casella delle precipitazioni nevose in pianura e su costa, e ciò non accadeva dall’inverno 2006-2007 (anche se in quella stagione un episodio di ebbe tra Ravenna e Marina di Ravenna in occasione di un evento temporalesco); infatti pur nei miti inverni 2013-2014 e 2014-2015 la neve riuscì ugualmente a fare la sua comparsa, mentre nel corrente è del tutto mancata a parte qualche ora di neve mista a pioggia sulla parte pedecollinare il giorno 6 gennaio, ma senza alcun deposito al suolo. Ma anche sul nostro Appennino, nonostante il ritorno alle precipitazioni di febbraio, la stagione può considerarsi “magra” dal momento che è nevicato solo a quote piuttosto alte.

Qualche ulteriore curiosità di questo inverno?
Da segnalare il ritorno in grande stile delle nebbie, le quali, particolarmente in dicembre, sono state assai persistenti, con 30 giorni di nebbia sulla pianura ravennate, record mensile dal 1990, e con un totale stagionale di 40-45 giorni, che pone la stagione 2015-2016 tra le più nebbiose sempre dal 1990

Uno sguardo al futuro: che primavera dobbiamo aspettarci?
Gli scenari multimodel indicano una prima parte (marzo ed inizio aprile) non particolarmente mite e con piovosità tendenzialmente un poco superiore alla norma; mentre nella seconda parte della stagione tende a rinforzare un segnale di temperature un poco superiori alle medie del periodo e con piovosità in graduale calo. Occorre tuttavia considerare che le stagioni di transizione (primavera ed autunno), che normalmente sono le più variabili e soggette a repentine variazioni termiche e pluviometriche, mal si prestano essere correttamente valutate in sede di previsione di scenario, e di norma sono quelle affette da attendibilità più bassa.

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