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Meteo, è stato il terzo inverno più mite dal 1950 e il più piovoso dal 1930

La stagione invernale 2014-2015 risulta, a livello di temperatura media stagionale, più calda rispetto alla norma climatologica di periodo 1971-2000

Con il mese di febbraio si è chiuso l'inverno meteorologico. Pierluigi Randi, meteorologo-previsore di MeteoCenter.it/Meteoromagna.com  evidenzia che si è collocato come il terzo più mite dal 1950, preceduto solo da quelli del 2013-2014 (il più caldo in assoluto con una anomalia termica di temperatura media di +3.0°C) e del 2006-2007 (anomalia di +2.3°C). Questo inverno, inoltre, sarà ricordato per una piovosità doppia del normale, ma con alcune aree, come ad esempio su faentino-forlivese, con delle anomalie pluviometriche di circa il 120-150%

Con il primo marzo è iniziata la primavera meteorologica. Che inverno è stato?
La stagione invernale 2014-2015 risulta, a livello di temperatura media stagionale, più calda rispetto alla norma climatologica di periodo 1971-2000, con una anomalia termica positiva di di circa +2.0°C, dovuta alle seguenti anomalie mensili: dicembre 2014 +2.3°C; gennaio +2.6; e febbraio 2015 +1.2°C. In tal senso l’inverno 2014-2015 si colloca come il terzo più mite dal 1950, preceduto solo da quelli del 2013-2014 (il più caldo in assoluto con una anomalia termica di temperatura media di +3.0°C) e del 2006-2007 (anomalia di +2.3°C).

Insomma si conferma un trend "caldo"...
Un dato di estremo rilievo è che nel nuovo millennio, nonostante non siano mancate alcune stagioni anche relativamente fredde, abbiamo avuto i tre inverni più miti dal dopoguerra e breve distanza gli uni dagli altri, ed anzi due che si sono menifestati consecutivamente. Anche le ondate di freddo, che non dovrebbero mancare in più di una circostanza nel tipico inverno romagnolo, si sono contate sulle dita di una mano: una, la principale, tra il 27 dicembre ed il primo gennaio, quindi  assai breve; ed una seconda tra il 27 gennaio ed il 10 febbraio, ma entrambe di modesta entità, specie la seconda che è passata quasi inosservata. Per il resto del trimestre hanno prevalso periodi decisamente miti, sebbene meno prolungati rispetto all’inverno scorso.

É stato un inverno con una sola ondata di freddo, quella di fine 2014, e poche occasioni per nevicate in pianura sulla Romagna. Un po sulla falsa riga del 2014. Come mai?
L'aspetto che ha maggiormente contribuito ad un decorso stagionale alquanto mite e con penuria di periodi freddi, è da ricercare in una anomalia barica negativa (pressione più bassa rispetto alla norma) a tutte le quote sul nord atlantico e fino alla Scandinavia, cui è corrisposta una anomalia barica positiva (pressione più alta rispetto alla norma) sul medio Atlantico e fino alle coste sudoccidentali europee. Una tale dislocazione dei centri di anomalia barica determina un flusso occidentale atlantico mediamente piuttosto intenso, che generalmente porta a periodi perturbati e piovosi ma in prevalenza miti data la provenienza oceanica delle correnti (più spesso in dicembre 2014 e febbraio 2015), alternati a pause anticicloniche più asciutte e stabili ma ugualmente miti (più spesso nel gennaio 2015). Prova ne sia che l'indice NAO (oscillazione nord atlantica) è stato ampiamente positivo per quasi tutto l'inverno eccetto una temporanea virata su valori negativi a fine 2014 ed un breve avvicinamento a valori neutri ad inizio febbraio. Tale indice è ben correlato ad inverni in prevalenza più freddi quando è in fase negativa, e ad inverni in prevalenza miti quando è in fase positiva, e la modalità di circolazione attiva per quasi tutta la stagione è stata classica di condizione positiva dell'oscillazione nord atlantica, con tutto ciò che ne consegue. In pratica questo modello di circolazione, protagonista dell'inverno appena conclusosi, rende assai improbabile, o solo transitorio, l'arrivo delle correnti che portano il vero freddo, ovvero quelle di matrice continentale che sopraggiungono da nord-est o da est, tanto è vero che un poco di freddo lo si è visto solo quando le correnti occidentali atlantiche hanno presentato maggiori ondulazioni (è ciò rientra nel novero delle possibilità di siffatti modelli di circolazione) favorendo brevi irruzioni di aria polare marittima o artica marittima. Ma sono del tutto mancati i veri afflussi di aria continentale (polare o artica) che sono in assoluto i più freddi nei bassi strati.

Si è confermato quanto elaborato dalle previsioni stagionali?
Se consideriamo che il segnale di fondo, già evidente nei mesi di ottobre e novembre e riscontrabile con l'approccio multimodel ensemble (NMME e IMME/Eurosip), era diretto verso una generale mitezza in tutti e tre i mesi, possiamo dire che gli scenari di previsione stagionali sono stati appieno rispettati. L'unica differenza risiede nel fatto che tali segnali, peraltro con elevata confidenza, mostravano una anomalia termica positiva stagionale di circa +1.0°C a livello nazionale, ma nella realtà sulla nostra regione la mitezza dell'inverno 2014-2015 è stata di magnitudine un po' superiore alle attese, anche se ad esempio l'area del triveneto e dell'alto adriatico sono quelle che hanno mostrato le anomalie termiche più elevate a livello nazionale. In tal senso occorre tenere presente che le suddette previsioni di scenario non possono tenere in considerazione eventuali forzanti a livello locale o regionale in grado di portare ad anomalie di diversa entità rispetto alla media nazionale o su ampia scala. Sconfessate invece, e non è la prima volta, indicazioni di segno opposto che tenevano conto o di approcci del tutto inadeguati e frutto dell'improvvisazione, oppure di autentiche "sparate", in particolare lanciate dai soliti 2-3 siti internet generalisti alla caccia di accessi, con scenari in qualche caso glaciali (ricordiamo il gennaio 2015 nella morsa del gelo epocale ripreso da alcune agenzie nazionali di stampa) che puntualmente non si sono verificati. Nonostante il campo di previsione di scenario a livello stagionale rappresenti ancora oggi una pratica alquanto ostica e rischiosa, e soggetta quindi ad un elevato margine di insuccesso, con l'approccio multimodel ensemble si sono ottenuti i risultati più incoraggianti, e di ciò occorre prendere atto, ovviamente al netto di un margine di incertezza che comunque sarà sempre elevato.

Questo inverno sará ricordato per l'alluvione del 5-6 febbraio, ma anche per gli smottamenti in Appennino. Tante piogge concentrate in poche settimane con accumuli superiori ai 200 millimetri. Sono caduti dei record?
Per quanto concerne il piovosissimo febbraio sono effettivamente stati stabiliti nuovi primati di piovosità come da alcuni esempi riportati di seguito: Alfonsine con 156.6 millimetri ha superato i 137.0 millimetri del febbraio 1933 (record precedente); Bagnacavallo con 174.6 millimetri ha superato i 166.0 millimetri del febbraio 1955 (record precedente); Faenza Torricelli con 253.6 millimetri ha demolito i 150.0 millimetri del febbraio 1933 (record precedente); Forlì con 217.4 millimetri supera i 131.0 millimetri del febbraio 1955 (record precedente); Cesena con 200.6 millimetri batte i 196.2 millimetri del febbraio 1942 (record precedente). Peraltro i suddetti rilievi pluviometrici sono a stridente contrasto con la climatologia del mese stesso, il quale dovrebbe essere il meno piovoso dell'anno (su zone di pianura e costa).
Febbraio mite ma "monsonico" quindi, anche se il termine, benché ad effetto, non sarebbe del tutto appropriato. A livello stagionale, a causa dei piovosi mesi di dicembre e febbraio (specie il secondo), abbiamo registrato un surplus pluviometrico stagionale in regione di circa il 100%, vale a dire una piovosità doppia del normale, ma con alcune aree, come ad esempio su faentino-forlivese, con delle anomalie pluviometriche di circa il 120-150% con massimi su faentino. Su alcune località l'inverno 2014-2015 risulta il più piovoso dal 1930, come per Faenza e Forlì che hanno superato la stagione 1952-1953, la quale risultava la più piovosa della serie, rispettivamente con 343.8 mm e con 303.8 millimetri . Ebbene su queste località l'inverno appena terminato mostra accumuli pluviometrici di 365.8 millimetri (Faenza Torricelli) e di 312.2 millimetri (Forlì Arpa-SIMC), superando quindi i primati precedenti.

Ora uno sguardo alla primavera. Quali sono le linee di tendenza delle previsioni stagionali? C'è d'attendersi un'altalena freddo-caldo, con rischio anche di precipitazioni sopra le medie?
I segnali di massima in relazione alla prossima primavera indicano uno scenario stagionale con temperature nel complesso superiori alla norma climatologica, sebbene non di molto e contenute entro il grado di anomalia, mentre sulle precipitazioni il segnale è ancora piuttosto debole ed in genere rivolto verso piovosità nella norma del periodo. In ogni caso i segnali sulle stagioni di transizione (primavera ed autunno) sono generalmente assai meno stabili e più incerti rispetto alle stagioni principali (estate-inverno); pertanto essi vanno presi col massimo beneficio di inventario. Per quanto concerne marzo potremmo avere (il condizionale è d'obbligo) una prima parte nella quale potranno aversi brevi irruzioni fredde con caratteristiche pseudo-invernali, particolarità classica di questo mese, mentre una fase più frequentemente primaverile è ipotizzabile nella seconda metà del mese.

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