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Anche a Forlì nasce un gruppo lefebvriano

La prima uscita pubblica degli Amici della Tradizione Cattolica, seguaci del vescovo tradizionalista Marcel Lefebvre, sarà venerdì, alle 21, nella Sala riunioni della Circoscrizione 1, in piazzale Foro Boario

Anche a Forlì nasce un gruppo lefebvriano. La prima uscita pubblica degli Amici della Tradizione Cattolica, seguaci del vescovo tradizionalista Marcel Lefebvre, sarà venerdì, alle 21, nella Sala riunioni della Circoscrizione 1, in piazzale Foro Boario, 7, con la proiezione in prima assoluta in Italia, del film-documentario “Monsignor Lefebvre. Un Vescovo nella tempesta”, prodotto dall'Association pour la Défense du Patrimoine chrétiene.

Il regista Jacques-Régis du Cray ha impiegato quasi tre anni di lavoro per realizzare questo film di 90 minuti, che si avvale di documenti inediti, 32 testimonianze con riprese effettuate in Africa, in America ed in Europa. Introdurrà la serata don Chad Kinney, presbitero americano, nato e vissuto in Alaska, della Fraternità Sacerdotale San Pio X (fondata da Lefebvre) e priore del Priorato “Madonna di Loreto” di Rimini. Promosso dallo stesso don Kinney, in collaborazione con gli “Amici della Tradizione Cattolica”, che a Forlì sono una ventina circa fra interi nuclei familiari e singoli, l'incontro si propone di portare all'attenzione dell'opinione pubblica locale, la questione dello stretto collegamento fra crisi della fede e crisi della chiesa. Il primo a rimarcare il problema fu lo stesso papa Paolo VI, che nel 1967 parlò di “fumo di Satana entrato nel tempio di Dio”. Persino il grande Giovanni Paolo II ha parlato al riguardo di “apostasia silenziosa”, senza dimenticare che lo stesso Benedetto XVI ripete insistentemente termini come “relativismo”, “deserto” e “secolarizzazione”.

“Ci fu un Vescovo - fanno notare i promotori della serata - che, in mezzo al trionfalistico entusiasmo dei lavori del Concilio Ecumenico Vaticano II, comprese che troppi rivolgimenti pastorali nella Chiesa avrebbero portato conseguenze negative; che molti uomini di Chiesa avrebbero servito più il mondo che le anime; che cambiando linguaggio nella trasmissione delle Verità di Fede si sarebbe spostata l'attenzione su altre pseudo-verità; che eliminando la sacralità liturgica e artistica dalle chiese, la si sarebbe tolta anche dalla vita delle persone. Questo Vescovo fu monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991)”.

“I veri amici del popolo - scrisse papa Pio X, poi proclamato santo - non sono né rivoluzionari, né novatori, ma tradizionalisti”. I lefebvriani insistono per conservare la messa tridentina in latino e si oppongono all'ecumenismo e al dialogo interreligioso proposto dal Concilio Vaticano II. Tuttavia, in una lettera datata 15 dicembre 2008, il vescovo tradizionalista Bernard Fellah dichiara, a nome della Fraternità San Pio X: “Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo”. Questo ha portato Papa Benedetto XVI a credere alla professione di fedeltà alla chiesa cattolica da parte dei lefebvriani, e a togliere di fatto e di diritto la scomunica comminata nel 1988 dal suo predecessore a monsignor Lefebvre, dopo che questi aveva ordinato “motu proprio” quattro nuovi vescovi contro il volere del Vaticano.

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