Virus 'clinicamente sparito' anche in Romagna? No, circola ma poco. Ecco cosa sta accadendo

Anche in Romagna qualcosa è significativamente cambiato nella diffusione dell'epidemia di Covid. Il Coronavirus non sembra picchiare più così duro come nel suo periodo più nero di marzo-aprile

Anche in Romagna qualcosa è significativamente cambiato nella diffusione dell'epidemia di Covid. Il Coronavirus non sembra picchiare più così duro come nel suo periodo più nero di marzo-aprile. Nel Forlivese il picco di ospedalizzati fu il 13 aprile con 106 ricoverati, di cui 14 in terapia intensiva al Morgagni-Pierantoni. Il 17 aprile scorso, poi, ci fu il picco dei malati, con un totale di 605 persone che si trovavano in isolamento a casa o in ospedale.

A distanza di poco più di un mese da quella data i numeri sono decisamente diversi: le terapie intensive si sono completamente svuotate, in ospedale ci sono 7 pazienti e i casi attualmente attivi sono 57. I dati, insomma, sono dieci volte più piccoli rispetto al periodo di Pasqua. Negli ultimi 12 giorni, vale a dire un periodo piuttosto lungo per manifestare i sintomi di un contagio, nel Forlivese si sono registrati solo 2 nuovi casi positivi, di cui uno era un lavoratore fuori territorio che si era sottoposto al test prima dell'assunzione. Cosa sta succedendo nella diffusione del Coronavirus? Lo spiega la dottoressa Raffaella Angelini, direttore del Dipartimento di Igiene Pubblica dell'Ausl Romagna. Angelini è al vertice della struttura che in tutta la Romagna ha gestito il monitoraggio dell'epidemia.

Dottoressa Angelini, nuovi contagiati che si contano sulle dita di una mano, svuotamento delle terapie intensive. Un calo forse superiore alla aspettative?
“No, non è inaspettato. L'epidemia ha avuto una sua evoluzione discendente, che era inequivocabile da molte settimane per chi come noi guarda non solo i dati della protezione civile ma anche quelli delle indagini epidemiologiche, che recano anche le date di inizio sintomi. La curva si è alzata velocemente ed è discesa lentamente, come succede spesso nelle epidemie, ma numeri così scarsi non sono dati inaspettati. E non sono dati frutto di casualità”. 

E' quindi come dice il dottor Zangrillo, con la sua ormai celebre frase secondo cui 'il virus clinicamente non esiste più'?
“No, sono affermazioni pericolose, oltre a non essere vere. Che significa dire che 'clinicamente non esiste più'? Vuol dire descrivere quello che sta vedendo ora chi lavora nelle terapie intensive,  come il dottor Zangrillo. Ma questo è molto semplice da spiegare: solo un 5% dei contagiati ha una forma grave della malattia. Quindi se ci sono mille casi attivi, un 5% fa 50 persone che riempiono le terapie intensive, mentre se hai 5-10 casi totali, quelli gravi diventano pochi per notarli. Il dottor Zangrillo è un clinico e un professionista di tutto rispetto, ma detta  a quel tipo di uditorio, non in un convegno scientifico dove si può circostanziare meglio, diventa una frase pericolosa perché ci sono già tante persone che sottovalutano l'importanza del distanziamento e dei comportamenti igienicamente corretti, che sono poi le uniche cose che ci possono salvare dalla diffusione dell'epidemia. Ora tutto è aperto, possiamo andare ovunque in Italia, ma dobbiamo stare attenti e agire con le giuste precauzioni. Non è finita ancora, almeno non lo sappiamo se lo sia e quindi dobbiamo difenderci. Fare tutto, ma senza assieparci o pigiarci come purtroppo stanno facendo i ragazzi nelle serate con gli amici”. 

Il virus c'è ancora in giro in Romagna?
“C'è, ma in modo molto contenuto. I positivi che troviamo adesso sono asintomatici, e li troviamo perché li andiamo a cercare. Sono o conviventi di persone malate, dato che abbiamo iniziato a fare tamponi a tutte le persone che hanno contatti stretti con i positivi. Abbiamo imparato che nelle famiglie il passaggio del virus è frequente, perché a stare isolati dalla propria famiglia per una settimana tutto sommato si riesce a rispettare rigidamente le regole, ma quando la positività spesso resiste per un mese, è più difficile tenere l'isolamento all'interno di una casa. Quindi andiamo a tamponare tutti i conviventi e spesso li troviamo positivi e asintomatici. Oppure li troviamo tra chi si sottopone allo screening sierologico, se risultano positivi devono fare il tampone e una parte di questi sono positivi anche al tampone. Da diverse settimane non ci sono veri malati, ma persone senza sintomi  che hanno il virus nella loro faringe. E poi il virus non conosce confini amministrativi....

Certamente, ma in Romagna pare ormai esserci un andamento omogeneo, tranne Rimini che è arrivata più tardi ai 'zero nuovi positivi'....
“In Romagna sì, ma per esempio a Bologna c'è ancora una certo numero di casi e il virus si sposta con le persone. Potremo dirci tranquilli quando avremo meno casi di adesso. I cittadini ora devono essere sereni: gli ospedali sono in piena efficienza e abbiamo trattato il picco dell'emergenza senza essere soverchiati dal virus, però bisogna tenere alta la guardia. Noi come Igiene pubblica lo facciamo andando a cercare attivamente i casi dove non si vedono, siamo ampi nelle inchieste epidemiologiche”

I test sierologici sono uno strumento efficace per scovare gli asintomatici?
“Ne stanno saltando fuori, i laboratori privati hanno l'obbligo di comunicare i casi positivi, noi facciamo il tampone, una parte hanno gli anticorpi e non più il virus, hanno avuto la malattia senza esserne accorti, ma una parte sono positivi e messi in isolamento. E' una misura cautelativa”.

Quanti tamponi vengono fatti ora in Romagna?
“Indicativamente nelle ultime settimane circa mille tamponi al giorno, l'incidenza dei positivi è piccola. Ora aumenteremo i tamponi, andando a cercare anche nelle case di riposo che non sono state colpite dal virus, dato che pure in queste strutture in questi mesi ci sono stati anziani che hanno mostrato sintomi da verificare come la febbre”.

Il virus è cambiato? E' meno aggressivo?
“Non c'è evidenza scientifica che il virus sia cambiato. Ci sono tanti lavori di ricerca e si sta studiando il genoma per vedere le mutazioni significative, ma ad ora non ci sono evidenze che questo sia successo”. 

Eppure la sensazione generalizzata è che c'è stato un punto in cui il virus ha perso forza, un cambiamento non motivabile solo col lockdown.
“Per mestiere mi baso solo sulle evidenze scientifiche, non c'è un articolo pubblicato su riviste scientifiche che dica che sia cambiato il virus diventando meno aggressivo. Quello che è successo invece è che le misure di isolamento hanno funzionato, sono state misure costose e impegnative per il nostro Stato, da cui ora il Paese deve uscire, però il virus esiste ed è come prima e quindi ognuno di noi ha la responsabilità di difendere se stesso, e difendendo se stesso difende la comunità”. 

Si può dire indicativamente quante persone qui in Romagna sono entrate in contatto con il virus negli ultimi mesi, anche in modo asintomatico?
“Non è possibile dirlo, ci sono delle indagini, una di sieroprevalenza in tutt'Italia avviata dal Ministero della Salute, l'altra della Regione Emilia-Romagna sulle aree più colpite nel nostro territorio, cioè Piacenza e Rimini, quelle potranno indicarci questo dato”.

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L'estate e il caldo stanno influendo sulla diffusione del virus?
“Tutti i virus respiratori in estate circolano meno. Non è il caldo in sé, perché il virus al caldo circola lo stesso. Dipende invece dal cambio di abitudini di vita: si sta più all'aperto, dove la possibilità di contagio è inferiore, le scuole sono chiuse, le finestre si tengono più aperte che negli altri periodi, il caldo fa sì che le goccioline di saliva, il vero veicolo del virus, si asciughino prima sulle superfici, quindi con meno oggetti contaminati. L'estate è nemica in generale dei virus respiratori”.

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