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L'Anmil compie 70 anni: un impegno per la tutela delle vittime del lavoro

Il Presidente provinciale ANMIL Alieto Comandini ricorda quanta storia c’è dietro un’Associazione che ha puntato soprattutto sui fatti e sulla concretezza del proprio impegno

“In questo stesso giorno di settanta anni fa, all’indomani della caduta del regime fascista e della firma dell’armistizio, un gruppo di mutilati ed invalidi del lavoro diede vita all’ANMIL - che avevano già costituito dieci anni prima, nel 1933, subendone poi lo scioglimento ad opera dello stesso regime fascista – ed oggi siamo qui orgogliosi di questo 70° anniversario che ci vede forti e determinati a portare avanti, oggi come allora, le battaglie per la tutela delle vittime del lavoro e per la salvaguardia della salute di tutti i lavoratori”. Queste le parole del presidente provinciale ANMIL Alieto Comandini nella giornata in cui ricorda quanta storia c’è dietro un’Associazione che ha puntato soprattutto sui fatti e sulla concretezza del proprio impegno.

“A dimostrare quanto sia stato proficuo il nostro operato in questi anni sono i numeri che ci contraddistinguono nel mondo dell’associazionismo e del volontariato: 106 sedi provinciali; 500 Sezioni locali; 1 Presidente nazionale; 2 Vice Presidenti; 150 componenti della Consulta nazionale in rappresentanza di tutt’Italia; oltre 10.000 volontari attivi e circa 400.000 iscritti”, spiega il Presidente provinciale. E aggiunge: “A questi numeri danno ulteriore forze alcuni tra i più recenti riconoscimenti: dal 1999 l’ANMIL è stata inserita tra i componenti del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (CIV) dell’INAIL; dal 2011 i rappresentanti ANMIL sono entrati a far parte dei Comitati consultivi Provinciali dell’INAIL; dal 2012 è componente del Comitato di gestione del Fondo per le Vittime dell'Amianto”.

Nel 1943 iniziò un cammino ricco di impegno associativo e di forte partecipazione alla progettazione, realizzazione e gestione di servizi per gli invalidi del lavoro,  disciplinato negli anni da ripetuti interventi legislativi volti a riconoscere la rilevanza pubblicistica dell’attività e del ruolo dell’Associazione: dal Decreto 128 del 1945 che riconosceva l’ANMIL come ente morale approvandone lo Statuto, alla legge 335 del 1958 che trasformava, riordinandola, l’Associazione. Se ne arricchivano le funzioni “pubblicistiche” e si ponevano le premesse per il riconoscimento, nel 1960, quale Ente pubblico con finalità assistenziali e per l’approvazione, nel 1961, del nuovo Statuto che coniugava la vocazione solidale fra soci con le nuove prospettive rivendicative e di servizio proiettate verso una platea indeterminata di invalidi del lavoro.

Già allora, peraltro, era chiara la tipicità della collocazione di ANMIL che non ha mai perso la natura e funzione associativa e ha sempre tratto da essa forza e autorevolezza per una rappresentazione propositiva e rivendicativa dei bisogni e delle attese degli invalidi del lavoro in termini di tutela assicurativa, di riabilitazione sanitaria e di reinserimento sociale e lavorativo, attraverso un percorso che ha via via sempre più valorizzato con supporti scientifici aspetti, in precedenza, ritenuti secondari (quello del disagio psicologico o le differenza di genere, solo per fare due esempi).

“In questi settanta anni - precisa Comandini - abbiamo portato avanti non solo rivendicazioni, promosso ricerche e interventi, presenza autorevole e di stimolo nel campo della prevenzione, del reinserimento professionale, della cultura della salute e sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro, ma abbiamo anche saputo portare concreto sostegno ai singoli per i bisogni quotidiani legati al loro essere infortunati, invalidi, ma prima ancora cittadini, lavoratori alle prese con problemi del lavoro, problemi personali e familiari, attraverso la creazione del Patronato ANMIL, del CAF, della Fondazione “Sosteniamoli subito” con finalità assistenziali, di una agenzia per l’intermediazione al lavoro, di un istituto di formazione e riabilitazione (IRFANMIL)”.

“Oggi possiamo quasi parlare di un ritorno alle origini – commenta il presidente dell’ANMIL - in un quadro di strumenti nuovi, di opportunità offerte dalle nuove concezioni del welfare, di bisogni crescenti e diversificati di una categoria che chiede risposte complessive, per tutti i bisogni individuali e collettivi. Riteniamo di essere sulla strada giusta per dare queste risposte pur a fronte di difficoltà crescenti, economiche ma non solo, dovendo far fronte fra l’altro al rischio di iniziative, spesso improvvide, di quanti fanno di tutta l’erba un fascio, sollecitando spending review, tagli di finanziamenti, ecc”.

“Forti dei nostri 70 anni (e oltre) di storia e cronaca – conclude Comandini - riteniamo di meritare il credito che ci viene riconosciuto ai più alti livelli istituzionali e, quotidianamente, dalla gente che si avvale dei nostri servizi e che ci sollecita per impegni rivendicativi in favore della tutela della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e di vita, certi di essere sulla strada migliore”.                                                                              

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