Cronaca

Long covid, l'approfondimento: "Si vede sopratutto nelle donne. Vuoti di memoria e anche perdita di capelli"

L'INTERVISTA - Long covid, cos'è? Ne abbiamo parlato con il dottore Maurizio Tassinari, dell'Unità Operativa di Medicina Interna dell'ospedale "Morgagni - Pierantoni"

Ci sono persone che hanno avuto il covid-19 che possono soffrire di sintomi variabili e debilitanti per molti mesi dopo l'infezione iniziale. Questa condizione è comunemente chiamata "long covid". E le donne sembrano avere il doppio delle probabilità di svilupparlo rispetto agli uomini, ma solo fino a circa 60 anni, quando il livello di rischio diventa simile. Anche l'età avanzata ed un indice di massa corporea più alto sembrano essere fattori di rischio. Ne abbiamo parlato con il dottore Maurizio Tassinari dell'Unità Operativa di Medicina Interna dell'ospedale "Morgagni - Pierantoni".

Sindrome post-covid: anche a Forlì ci sono casi di pazienti che hanno contratto il virus e che continuano a lamentare malesseri malgrado la negatività?
Bisogna fare una premessa. Non è stato ancora stabilito l'arco temporale per il quale i malesseri sono da considerare sindrome da post covid. Il persistere di sintomi a tampone negativo oltre i due mesi definisce questo stato di malattia cronica. In questo momento non c'è un ambulantorio dedicato al post-covid, ma posso dire che nel reparto di Medicina Interna dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" assistiamo pazienti che hanno avuto il covid e che soffrono di sintomi correlati al virus.

Quali sono quelli prevalenti?
Sono quelli classici che abbiamo avuto modo di imparare in questo ultimo anno e mezzo. Quindi stanchezza muscolare, cefalea, anosmia, ma soprattutto trattiamo persone con disturbi respiratori. Chi è stato ricoverato, con cicatrici nei polmoni a seguito di polmoniti da covid, ha un ciclo di guarigione completo più difficoltoso, con step individuati dai pneumologi da tre a sei mesi per vedere se c'è un miglioramento delle capacità funzionali polmonari. Nei pazienti trattati dai medici di base prevale invece una sorta di stanchezza prolungata, riscontrata già in altre patologie infettive, disturbi dell'olfatto e del gusto, disturbi intestinali, ma anche lieve febbre e manifestazioni cutanee. Ma c'è anche un altro aspetto post covid che vediamo a distanza di qualche mese.

Quale?
La 'nebbia celebrale', la cosidetta "brain fog". I pazienti anziani patiscono disturbi della memoria, con veri e propri vuoti in particolar modo nel periodo di ricovero per covid. E' emersa quindi un'alterazione del sistema cognitivo. Su come evolverà la patologia bisogna attendere ancora un po', perchè abbiamo a disposizione dati tangibili di cui non conosciamo ancora l'evoluzione e vanno monitorati nel tempo. Inoltre abbiamo notato uno sviluppo di sintomi depressivi e ansia, che influenzano la sfera cognitiva.

In quale categoria di pazienti ex-covid prevalgono questi malesseri?
C'è uno studio effettuato a Wuhan (epicentro dell'epidemia in Cina, ndr) su 1700 pazienti tra maggio e il settembre scorso, che ci porta ad alcune considerazioni. E cioè che le donne, in particolare, fino all'età di 60 anni, sono più portate a sviluppare sintomi. Le conseguenze peggiori sugli organi le subiscono prevalentemente diabetici e obesi, ma anche l'età influisce.

Anche la perdita di capelli rientra nella lista dei disturbi?
Si e l'ipotesi sono due: un danno dell'organo causata da un'eccessiva risposta infiammatora dovuta al virus, mentre la seconda riguarda una reazione auto-immune ed interessa soprattutto le donne.

Cioè?
Il virus stesso si maschera con un fenomeno che viene definito di mimetismo molecolare con alcuni componenti del nostro organismo. E l'ipotesi di questa genesi auto-immune giustifica la più alta incidenza nelle donne, perchè, come per tutte le patologie auto-immuni, sono più reattive in questo tipo di risposte.

C'è chi ha contratto il virus due volte? Se sì, come accade dopo la seconda infezione e c'è un identikit del paziente a rischio "doppio contagio"?
Può accadere, anche se è molto raro. Possono essere coinvolti coloro che hanno contratto il virus in modo asintomatico o con lievi sintomi, sviluppando poco il sistema auto-immune, e che vengono a contatto con persone che hanno avuto il covid con un'alta carica virale o nella forma di variante.

Quali sono le terapie usate nei pazienti long-covid?
C'è un trattamento di base, che è quello che viene utilizzato in tutte le patologie post-virali e che si trascinano nel tempo. Normalmente si usano integratori alimentari e complessi vitaminici. Si punta molto sulla vitamina C e su un amminoacido che è l'arginina. Resta da capire se i pazienti che hanno contratto il covid e che dopo tre mesi vengono vaccinati possono giovarsi di uno stimolo immunitario dovuto al siero stesso, specie quello a mRna, che accelera il processo di guarigione. I primi studi oltre oceano dicono che i benefici ci sono, ma è ancora tutto da dimostrare.

Maurizio-Tassinari-Caposala e Infermiere-2

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