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Martedì, 18 Giugno 2024
Salute

Virus Rsv, boom di bronchioliti tra i bimbi. Ma dopo l'aumento dei ricoveri la curva epidemica è in discesa

L'INTERVISTA - Approfondimento con Enrico Valletta, primario dell'Unità operativa di Pediatria dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì

Nel "mondo dopo il Covid" ci sono state pesanti epidemie di bronchiolite che hanno messo in difficoltà i sistemi sanitari per saturazione dei posti letto nei reparti e nelle terapie intensive. La maggior parte dei ricoveri ha riguardato lattanti nel primo anno di vita. Il principale agente eziologico della bronchiolite è il virus respiratorio sinciziale (Vrs), che, secondo le stime, infetta più del 60% dei bambini durante il primo anno di vita. L'Italia si è dotata di nuove linee guida che puntano all'uniformità e alla standardizzazione dei trattamenti e alla corretta informazione ai genitori. Le linee guida, realizzate con l'egida della Società Italiana di Pediatria (Sip), della Società di Neonatologia (Sin) della Società per le Malattie Respiratorie Infantili (Simri) e di altre 13 società scientifiche pediatriche, aggiornano quelle del 2014, alla luce delle ultime evidenze scientifiche.

Enrico Valletta, primario dell'Unità operativa di Pediatria dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì, qual è la situazione nel nostro ospedale per quanto riguarda la media degli accessi giornalieri al pronto soccorso?
"E’ stato un periodo epidemico anticipato e piuttosto intenso dal punto di vista numerico e talora anche dell’impegno respiratorio per diversi bambini, prevalentemente sotto l’anno di vita. Nelle ultime due settimane la curva epidemica accenna ad abbassarsi e, al momento, gli accessi per bronchiolite non sono più di uno-due al giorno".

C'è stata la necessità di una riorganizzazione degli spazi come avvenuto in altre città italiane?
"Una riorganizzazione vera e propria direi di no, ma certamente una presenza di bronchioliti in reparto che ha superato, in certi momenti, anche l’80% dei bambini ricoverati. La nostra Pediatria ha, per fortuna, spazi sufficienti per gestire anche un discreto incremento dei ricoveri rispetto al consueto. Devo dare merito a tutto il personale di non essersi risparmiato in questi mesi e di avere fatto fronte con grande impegno ad un significativo aumento del carico di lavoro".

Quali sono le condizioni che possono rendere gravosa l'assistenza?
"Essenzialmente, la necessità di somministrare ossigeno con apparecchiature non troppo invasive, ma certamente molto fastidiose per il bambino e l’essere costretti a sostenere l’idratazione per via endovenosa o l’alimentazione con l’uso di un sondino naso-gastrico. Tutto questo, alle volte, anche per 6-7 giorni. La collaborazione dei genitori, come sempre e ancor più in queste evenienze, è per noi fondamentale".

Ci sono casi che hanno necessitato di un ricovero nelle terapie intensive pediatriche?
"Ne ricordo solo due su oltre sessanta bambini ricoverati per bronchiolite in questo autunno-inverno. Cerchiamo, per quanto possibile, di trattare questi bambini in Pediatria per evitare loro l’esperienza di un trasferimento in Terapia intensiva".

Le patologie principali?
"In un caso si trattava di un lattante che aveva anche una malformazione al cuore, mentre nell’altro si è verificato un progressivo peggioramento della situazione respiratoria che ha richiesto il ricovero prudenziale in Terapia intensiva".

Le infezioni da VRS in questa stagione non sono insolite, ma perchè sono maggiori rispetto al periodo pre-pandemico?
"Le misure preventive adottate a lungo per il Covid hanno sostanzialmente preservato i neonati di un paio di annate da quasi tutte le infezioni virali delle vie respiratorie, VRS incluso. Una volta allentate le precauzioni e ripresa la normale frequentazione della comunità, i virus hanno trovato una platea più numerosa di bambini tra i quali circolare e che stanno così saldando il loro “debito immunologico”. In sostanza stanno facendo tutti insieme l’esperienza che non hanno avuto modo di fare negli anni precedenti".

Può riassumere le nuove linee guida messe a punto dagli esperti per contrastare il virus respiratorio sinciziale?
"Le novità contenute nel documento non sono molte ed è piuttosto un ribadire alcuni importanti concetti di trattamento della bronchiolite, buona parte dei quali dovrebbero già fare parte del bagaglio culturale dei pediatri. In sintesi, pochi esami per fare la diagnosi, il fonendoscopio e la visita sono quasi sempre sufficienti, importante è misurare l’ossigenazione e somministrare ossigeno quando ve ne sia necessità. Non sono raccomandati gli aerosol con broncodilatatori, il cortisone e gli antibiotici. Occorre tenere libero dalle secrezioni il naso per favorire la respirazione e sostenere l’idratazione e l’alimentazione. Se la fatica respiratoria aumenta e bere o mangiare diventa difficile, quello è il momento di consultare il proprio pediatra e valutare l’opportunità del ricovero in ospedale. La novità più consistente è la prossima disponibilità di un anticorpo monoclonale che somministrato intramuscolo in unica dose proteggerebbe dall’infezione il lattante per cinque mesi, durante tutta la stagione del VRS. Al momento, la stessa protezione è garantita da un altro anticorpo monoclonale che è somministrato, sempre intramuscolo, ma una volta al mese per cinque mesi (quindi, cinque iniezioni) a neonati e lattanti con particolari condizioni di fragilità. Prima del prossimo autunno-inverno avremo certamente indicazioni più precise sull’impiego di queste importanti (e, purtroppo, ancora costose) risorse preventive".

"E' vero che il latte materno contiene anticorpi contro numerosi agenti infettivi, riducendo il rischio di infezioni gravi da virus respiratorio sinciziale e di ospedalizzazione per bronchiolite?
"Il latte materno contiene anticorpi che provengono dalla mamma e che si sommano a quelli che la mamma ha già trasferito al neonato durante la gravidanza. Sono un patrimonio immunologico importantissimo per difendere il lattante dalle infezioni almeno per i primi 6 mesi di vita e poi per tutta la durata dell’allattamento al seno".

Le Linee guida enfatizzano anche l'importanza di dare informazioni ai genitori dei bambini piccoli per prevenire l’infezione. Qualche consiglio da seguire?
"Della protezione offerta dall’allattamento al seno abbiamo già detto, poi c’è l’accurata igiene personale e delle mani, l’utilizzo delle mascherine per gli adulti che hanno i segni di un’infezione respiratoria e la limitata frequentazione di ambienti affollati o di troppi visitatori che possano esporre il bambino ad infezioni respiratorie. Evitare, naturalmente, il fumo di sigaretta passivo. A ben vedere, norme di quotidiana prudenza alle quali già ci aveva allenati la pandemia e che possono risultare utili anche per proteggere i più piccoli dalla bronchiolite".

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