Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Area industriale Querzoli-Ferretti, Verdi: "Operazione speculativa per due privati"

La modifica all'accordo di programma del 2005 Querzoli-Ferretti rilancerà l'industria forlivese? Per i Verdi non ci sono sufficienti garanzie

L'area Querzoli-Ferretti

La modifica all'accordo di programma del 2005 Querzoli-Ferretti rilancerà l'industria forlivese? Per i Verdi non ci sono sufficienti garanzie nel concedere ulteriori benefici alle aziende coinvolte. L'area Querzoli-Ferretti è la grande area industriale in larghissima parte sotto utilizzata in via Lama, tra Villa Selva e la via Emilia. Qui si sarebbero dovute insediare due grosse aziende locali, la cooperativa edile Querzoli, che è in amministrazione coatta dopo aver realizzato lo stabilimento, e la Ferretti che, data la crisi della nautica, per ora non pensa a realizzare un nuovo stabilimento come ipotizzato nel 2005. La modifica all'accordo permetterà di cedere le aree e ampliare le tipologie produttive: per quest'area c'è già un progetto per una nuova industria chimica con 200 dipendenti a regime, proposto dall'industriale Italo Carfagnini, ex patron della Softer.

Per Sauro Turroni dei Verdi “deve essere il Comune a gestire la questione, invece di fare il garante dei loro privatissimi interessi stabilendo oneri ed impegni per tutti, facendo partecipare alla luce del sole al nuovo accordo l’industria che afferma di volersi insediare nell’area”. Ricorda il comunicato: “Noi Verdi contestammo duramente quella scelta, c'erano disponibili ettari ed ettari di aree industriali edificabili gestite, si fa per dire, da Sapro ma, al solito, con la scusa della occupazione si favorì una operazione immobiliare di cementificazione del territorio. Le nostre proteste fecero sì che nell'accordo di programma venissero inseriti vincoli di non alienabilità dei terreni per 15 anni e anche la previsione di un loro ritorno a zona agricola in caso di mancato utilizzo a fini industriali. 
Sappiamo come è finita: la Ferretti che in realtà era disinteressata fin dall'inizio non ha realizzato niente mentre la Querzoli è addirittura fallita”.

“Ciò nonostante, grazie ad un organismo denominato  "Collegio di vigilanza"  che doveva servire per monitorare le fasi di attuazione dell'insediamento industriale, suggerendo eventuali modifiche alla tempistica relativa alla realizzazione di opere e capannoni, le 2 società stanno ancora "dando le carte" e grazie alla Comune e in particolare dell'assessore preposto, sono loro che pretendono di determinare le modifiche, esclusivamente ad esse favorevoli, all'accordo di programma. Le due aziende hanno proposto di consentire l'alienazione delle aree prima del tempo, di superare il vincolo che prevede l’azzeramento della destinazione a zona industriale e il ritorno a zona agricola per la parte di totale inadempienza. Hanno proposto anche di mutare la destinazione d'uso da industriale ad altri usi, consentendo una molteplicità di utilizzi, tra i quali quelli a deposito, attività artigianali, attività di servizio, attività industriali e artigianali incompatibili con l'ambiente urbano, magazzini e anche attività di rottamazione e selezione di materiali di recupero ecc.”.

“Il Comune, invece di essere il protagonista e il principale attore della vicenda, il soggetto che la indirizza, che individua obiettivi e finalità, che indica soluzioni e gestisce la eventuale modifica dell'accordo di programma, si accoda e si limita a fare proprie le richieste delle due aziende inadempienti che non dovrebbero per ovvi motivi, avere più niente da dire sulla questione. E predispone atti che costituiscono un nuovo regalo alle due imprese inadempienti. 
Non a caso l’assessora dichiara che la molteplicità di nuove funzioni serve a rendere più appetibile l’area per futuri acquirenti. Il 6 novembre 2017 il "Collegio di vigilanza" ovviamente con la partecipazione delle due aziende, della Provincia e presieduto dall'assessore all'urbanistica ha accettato riga per riga quanto veniva proposto e l’assessorato al ramo ha predisposto una prima delibera che stabiliva un liberi tutti, che le aree potevano essere vendute a chiunque e quando si vuole, che vi potevano essere una moltiplicità di aziende insediabili : in buona sostanza si dava il via libera ad una operazione immobiliare speculativa. Questa prima proposta, conosciuta nelle grandi linee ha incontrato talune seppur larvate contrarietà e per mesi non se ne è fatto nulla”.

Ed ancora: “In seguito l’Amministrazione, venuta a conoscenza del fatto che un importante imprenditore forlivese mostrava interesse per l’acquisto dell’intero comparto per realizzare un proprio nuovo ed importante stabilimento ha fatto ripartire l’operazione, e il "Collegio di vigilanza" si è nuovamente espresso. Si conferma il pasticcio precedente, nuovamente si propone una modifica all’accordo di programma esistente e vigente che conferma nella sostanza il liberi tutto del novembre 2017, l’eliminazione dei vincoli di inalienabilità per 15 anni e di ritorno a zona agricola dei terreni in caso di inadempienza consentendo di insediare le stesse molteplici tipologie di aziende comprese quelle incompatibili con l'ambiente urbano e anche attività di rottamazione e selezione di materiali di recupero ecc. Anche Alea dunque potrebbe trovare posto in quell’insediamento. Non a caso l’unica sostanziale modifica indicata nella seconda delibera e nel nuovo accordo di programma consisterebbe nell’impegno di concedere in affitto ad una società di Livia Tellus 22 milaa mq. di terreno e 3000 mq di capannone. Dell’importante imprenditore restano alcuni inefficaci e solamente descrittivi cenni, senza che tutto quello che è stato raccontato si sia tradotto in impegni precisi”.

“Non abbiamo motivi per dubitare della volontà dell’imprenditore e dichiariamo che potremmo essere  favorevoli all’utilizzo dell’intera area per un nuovo insediamento industriale ma pretendiamo che tutto venga regolato alla luce del sole, con un nuovo accordo di programma al quale partecipino tutti i soggetti interessati e che fissi per ciascuno oneri ed impegni. Ci chiediamo perché agli inadempienti deve essere consentito senza alcuna penale, di vendersi aree e edifici, perché non devono essere stabiliti gli impegni e i limiti che il nuovo soggetto attuatore dell’insediamento assume nei confronti della città, perché il nuovo insediamento non debba essere valutato preventivamente dal punto di vista ambientale, come è accaduto in occasione della famigerata variante, attesa la qualità ambientale e la localizzazione  dell’area interessata. Ci interessano gli impegni in termini occupazionali, vorremmo infine vedere soddisfatte esigenze di verde e alberature a fronte degli accresciuti problemi di qualità dell’aria che dal 2005 ad oggi hanno subito una preoccupante esplosione quantitativa”.

“Chiediamo che vengano soppresse i nuovi molteplici usi voluti dalle due aziende inadempienti, con lo scopo evidente di ottenere un prezzo più alto e  trovare una più ampia platea di possibili compratori : tutto ciò non serve attese le volontà espresse dalla nuova impresa industriale che si localizzerebbe nel sito. Proponiamo infine che venga cancellata la disposizione di riservare un ampio spazio e un capannone per future esigenze del Comune: l’unica azienda che potrebbe avere bisogno di un insediamento della dimensione di quella individuata per la propria attività è Alea ma non ci pare proprio che quello possa essere un luogo adatto a gestire rifiuti. La Pubblica Amministrazione si esprime con atti, a garanzia di tutti, anche di chi intende realizzare un nuovo insediamento e per questo è necessario e doveroso un nuovo accordo di programma , il resto sono solo chiacchiere”.

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