Accecato dalla gelosia sevizia la compagna incinta e la minaccia di morte: arrestato

L'aguzzino, un operaio 29enne di nazionalità marocchina, in regola col permesso di soggiorno e residente in un comune dell'entroterra forlivese, è stato arrestato

Doveva essere un incontro "chiarificatore" con la sua compagna. Fare pace dopo l'ennesima lite per motivi di gelosia. Ma è prevalsa la rabbia. Così con una scusa l'ha caricata in auto, portandola in una strada di campagna buia ed isolata. Ed è qui che ha sfogato tutta la sua rabbia e frustazione ingiustificabile. Con un cacciavite appuntito l'ha colpita in più parti del corpo e con un laccio ha tentato di strangolarla fino a farla svenire. Il tutto incurante dello stato interessante della donna. Dopo tre giorni di minacce, costringendola al silenzio in due differenti alberghi, l'ha portata all'ospedale, dopo con l'aiuto dei medici prima e dei Carabinieri poi la vittima è riuscita a liberarsi e a confessare. L'aguzzino, un operaio 29enne di nazionalità marocchina, in regola col permesso di soggiorno e residente in un comune dell'entroterra forlivese, è stato arrestato al termine di un'attività investigativa svolta dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Forlì, al comando del tenente Francesco Grasso. Ora è in carcere con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni pluriaggravate, porto abusivo di oggetti atti ad offendere.

LE PROVE RACCOLTE DALL'ARMA: IL VIDEO

La segnalazione dei medici

Ad attivare l'intervento degli uomini dell'Arma è stato sabato scorso il personale sanitario dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Vecchiazzano, segnalando la presenza di una 29enne di origine marocchina, ma cittadina italiana, che, giunta al nosocomio insieme al proprio fidanzato, ha riferito di aver riportato delle lesioni accidentali, conseguenti ad una caduta a terra per colpa del ghiaccio, ma che presentava in realtà diversi traumi incompatibili con la dinamica raccontata. La paziente presentava una frattura al polso destro, ferite agli arti inferiori ed in altre parti del corpo, giudicate guaribili in una quarantina di giorni. I Carabinieri hanno raggiunto il presidio ospedaliero hanno identificato l'uomo, che pretendeva di “presenziare” a tutte le sue visite mediche.

Il racconto shock

La vittima ha trovato fiducia, raccontando particolari agghiaccianti della sua relazione iniziata col coetaneo circa due anni. Casi di maltrattamenti mai denunciati (in un caso ha riferito di esser stata picchiata lontano da tutti nel luogo di lavoro dove entrambi avevano trovato occupazione) per timori di ritorsioni. Liti che sono proseguite per motivi di gelosia. Ma la 29enne non ha mai trovato il coraggio di interrompere la relazione, rimanendo incinta in estate (ora è al quarto mese di gravidanza). L'ultima discussione risale a pochi giorni fa. Lei non ne voleva sapere di chiarire telefonicamente, non rispondendo alla chiamate del compagno. Così mercoledì 19 dicembre lui si è presentato a casa della coetanea (per motivi di sicurezza si omette dove resiede).

L'incontro

Il 29enne, dopo avere convinto la donna ad uscire con un scusa, l'ha portata in auto in una strada buia ed isolata, incolpandola di esserle stata infedele. Lei ha negato e l'uomo ha perso il lume della ragione, schiaffeggiandola più volte. Quindi, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, ha afferratto un cacciavite, colpendola in più parti del corpo, causandole traumi e ferite lacero contuse alle braccia, alle mani e al volto. Accecato dalla rabbia l'avrebbe tentata di strangolarla con un laccio fino a farla addirittura svenire più volte. Nel riprendere conoscenza, poco dopo, l’uomo nuovamente ha inveito con violenza con la ragazza, colpendola in testa con una pinza in ferro e provocandole una ferita lacero contusa sul cuoio capelluto.

Tre giorni in albergo

Dopo l’aggressione fisica, il 29enne, per evitare che i genitori della ragazza potessero notare le lesioni provocate, ha portato la stessa in un albergo nel forlivese dove, la ragazza è stata costretta a rimanere con lui nel timore che lo stesso potesse continuare a picchiarla. Non sarebbero mancate minacce di morte, oltre a "sequestrarle" il telefono cellulare per impedirle di richiedere aiuto. Nella struttura, nell'entroterra, i due, sono rimasti per due giorni, per poi spostarsi in un altro albergo di Forli, dove il marocchino ha continuato con le minacce.

La svolta

Sabato, viste le condizioni fisiche precarie della ragazza ed in ragione del  fatto che il polso destro era fratturato, il 29enne si è visto costretto ad accompagnarla in pronto soccorso a Forli, ma non prima di averle imposto di non rivelare a nessuno, soprattutto ai medici, l’origine di quelle lesioni, minacciandola che se non avesse mantenuto il segreto, l’avrebbe uccisa.

Le indagini

Le indagini condotte dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile, hanno fatto emergere come le violenze andassero in realtà avanti da circa due anni. Per le aggressioni subite, la donna non aveva mai sporto denuncia e mai prima si era rivolta alle forze dell’ordine. Gli uomini dell'Arma hanno analizzato la vettura dell'uomo, trovando conferme al racconto della vittima: tracce di sangue sul cruscotto, sul freno a mano, ma anche ciocche di capelli. Anche i vestiti presentavano i fori dei colpi inferti con l'arma improvvisata. E' stato trovato il cacciavite utilizzato per torturare la ragazza, le pinze per colpirla ed un grosso coltello con lama lunga 20 centimetri. L’autovettura è stata sequestrata.

La liberazione

Dimessa dall'ospedale con 40 giorni di progsni, i Carabinieri hanno attivato subito i servizi sociali – centro donna del Comune di Forlì. Ora si trova in una casa protetta. Per l'uomo il giudice Monica Galassi, su richiesta del sostituto procuratore Sara Posa, ha disposto il carcere dopo la convalida dell'arresto. Le accuse che l'hanno portato alla Rocca sono di maltrattamenti in famiglia, lesioni pluriaggravate e porto abusivo di oggetti atti ad offendere.

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