Assemblea infuocata, il sindaco: "Da rivedere il piano del commercio". I commercianti: "Pronti ad andare in tribunale"

Circa 30-40 persone sono state lasciate fuori per le norme sul distanziamento, ma la diretta Facebook ha comunque permesso la partecipazione di un altro centinaio di cittadini interessati

La delibera per la variante del polo commerciale di via Bertini non pare incontrerà uno stop dopo la serata in salone comunale di confronto con il comitato del 'No' alla struttura di vendita. L'amministrazione comunale - con l'intervento del sindaco Gian Luca Zattini e del vicesindaco Daniele Mezzacapo - giovedì sera ha infatti spiegato l'origine della variante e le sue finalità, puntando principalmente sul fatto che la superficie commerciale è già stata autorizzata dal Piano del Commercio del 2017 firmato dall'allora sindaco Davide Drei. E' stato detto davanti a circa cento persone presenti in Salone Comunale, con capienza ridotta a causa del distanziamento sociale. Circa 30-40 persone sono state lasciate fuori per le norme sul distanziamento, ma la diretta Facebook ha comunque permesso la partecipazione di un altro centinaio di cittadini interessati.

La posizione del Comune

“Da quel piano del 2017 sono usciti 96 siti commerciali, con un impatto di 150mila mq di superficie di vendita in totale – spiega il primo cittadino –. Quello è stato il momento clou, il momento in cui la città si sarebbe dovuta confrontare. E invece? Non c'è stata nessuna assemblea, nessun momento di confronto con la città, se non a livello politico. L'area commerciale lì in via Bertini c'è già, 10.000 mq commerciali e 3.500 mq di produttivo. Nel momento in cui si poteva intervenire non c'è stata presa di coscienza. All'epoca le parole chiave erano 'apertura della città a tutti', 'occupazione', 'liberalizzazione', argomenti che vogliono dire tutto e niente”. Quindi dal primo cittadino nessun ripensamento o marcia indietro, ma la promessa: “Non mi innamoro di nessuna idea. Abbiamo scelto la strada di ponderare, siamo ancora all'adozione e ci sono i tempi per la verifica e le controdeduzioni”. “Sono qui per ascoltare, non c'è una decisione già presa”, conferma Zattini  

Ed infine il sindaco: “Quando prenderemo la decisione definitiva, questa comporterà un esame della tematica nel suo complesso, perché prevedere quasi 100 siti commerciali fino a 1.500 mq a Forlì è tanta roba. Quanto deve mangiare Forlì per sostenere tanti proponenti di aree commerciali? Bisogna aprire un dibattito più ampio su una pianificazione commerciale che necessita un aggiornamento”. Molto più tecnico, invece, l'assessore all'Urbanistica Daniele Mezzacapo, che traccia l'origine del polo commerciale di via Bertini per come è adesso, partendo dal 2013 “quando in quell'area la previsione di superfici commerciali era zero per poi passare a 10mila mq nel piano del 2017”. E assieme al piano del commercio, nel dicembre 2017, “furono approvati due piani urbanistici, quello dell'area commerciale Conad al Ronco e questa area commerciale”. Si toglie qualche sassolino dalla scarpe, Mezzacapo, quando elencando le aree commerciali che sono state ingrandite con strumenti urbanistici indica quella di Pieve Acquedotto “di Cia-Conad portata da 1.500 mq a 13mila”. 

I contenuti della variante urbanistica

E parlando delle attuali autorizzazioni su quel campo verde tra via Bertini, via Balzella e via Correcchio il vicesindaco ricorda che “già ora l'area ha 5 comparti indipendenti autorizzati. Ad oggi potrebbero aprire 5 supermercati lì, con l'unica condizioni di realizzare come prima opera la strada mediana”. La variante in discussione, invece, “è una richiesta di accorpare due comparti per realizzarne uno da 2.500 mq, rinunciando a realizzare gallerie commerciali e diminuendo la superficie di vendita totale da 10.000 a 8.500 mq, togliendo anche il polo produttivo da 3.500”. Mezzacapo fa il confronto di metrature con l'iper Punta di Ferro che ha 21.500 mq di superficie di vendita di cui 7.500 mq nell'iper Conad: “Per questo con 2.500 mq quello di via Bertini non si può definire un megastore”. I tecnici hanno anche ricordato che supermercati delle stesse dimensioni sono in corso di costruzione al Ronco (Conad) e sono previsti come ampliamento del supermercato Coop dei Portici e nell'area tra viale Risorgimento e viale dell'Appennino (ex Centrale Avicola Romagnola). 

I sostenitori del 'No' al progetto 

A rintuzzare il ragionamento dell'amministrazione Zattini è stata per prima Elisabetta Silvieto, che guida il comitato del 'No' al polo commerciale di via Bertini: “Se un'amministrazione precedente ha fatto  degli atti sbagliati, non vuol dire che non si possa rivalutare le conseguenze sulla popolazione, dato che questa è un'altra amministrazione”. Ruggero Ridolfi, referente dell'Isde (Medici per l'ambiente) ha ricordato che “in Italia ci sono 80mila morti premature all'anno per inquinamento atmosferico, una pandemia ogni anno” e il polo commerciale viene ipotizzato “un un'area della città già provata dall'inquinamento, data la presenza di due inceneritori, dell'autostrada e del traffico veicolare in via Bertini e in tangenziale”.

Molto duro l'intervento di Giancarlo Corzani, direttore di Confesercenti, che si riferisce al progetto come ad “una grande speculazione immobiliare che parte dal 2013”. Ricostruisce  Corzani: “Quell'area viene inizialmente esclusa dalla programmazione delle medie superfici commerciale, il proprietario fa ricorso al Tar con richiesta di danni patrimoniali. Il comune si costituisce in giudizio, e contemporaneamente dice che è valutabile la richiesta. Alla fine vengono previste 5 strutture commerciali come variante e il proprietario ritira il ricorso al Tar”. Secondo Corzani, quindi, “il Comune prevedeva di perdere”. Se la variante sarà approvata, in quella superficie da 2.500 mq probabilmente si insedierà Esselunga, insegna che a Forlì non è presente. Per Corzani, però, “il tema non è Esselunga, a Forlì ci sono autorizzate 96 aree commerciali e può venire quando vuole”.

Corzani non manca, infine, di valutare l'azione legale: “Se la delibera andrà avanti ci porremo il problema di legittimità anche del provvedimento del 2017, in parte riguardante anche la Conad al Ronco”. Confesercenti ha anche prodotto e consegnato al sindaco un parere pro-veritate chiesto a Franco Mastragostino, docente di Diritto all'Università di Bologna in cui emergerebbero problemi nell'iter di approvazione dell'ara “perché un'area commerciale di queste dimensioni dovrebbe trovarsi nella programmazione provinciale e non c'è, non poteva essere autorizzata ma saranno i giudici a valutare”. Poi sciorina una serie di problemi ambientali, dal carico di traffico alle aree di carico e scarico a ridosso delle case, con movimenti di camion di notte. Il sindaco da parte sua comunica di aver preso in carico l'autorevole parere di Confesercenti: “Ho già chiesto gli uffici approfondimento sui temi posti dal documento Corzani”, spiega.

Sulla stessa linea Alberto Zattini, direttore di Confcommercio: “E' un'operazione sbagliata e non si deve fare per motivi economici  e ambientali. Nel 2007-2008 Confcommercio si oppose duramente al passaggio da 14mila a 21.500 mq per il Puntadiferro. Eravamo contrari a quell'ampliamento per le stesse ragioni per cui lo siamo oggi, siamo coerenti. All'epoca dicemmo che si sarebbero persi mille negozi e tremila posti di lavoro, oggi possiamo dire che siamo andati oltre quella previsione per quella scelta e altri motivi”. Fa quindi un po' di conti Zattini: “Una struttura da 2.500 mq non può avere meno di 40 milioni di euro di fatturato circa. E' evidente che è fatturato sottratto alla rete distributiva esistente, e grava sulle piccole e piccolissime imprese commerciali, ma dato che ha un'attrattività che va ben oltre il comune, questa è una programmazione che metterà a rischio i posti di lavoro anche nella media e grande distribuzione di tutto il territorio”.

Le repliche del sindaco e di Mezzacapo

A questa e altre obiezioni il primo cittadino ha risposto lapidario: “Al Ronco si sta costruendo un supermercato da 2.500 mq e mi colpisce che non ci sia la stessa sollevazione popolare”. E precisa sullo stesso punto: “Conad è una realtà forlivese e una grande ricchezza per la città”. A suggerire che dietro la petizione e la mobilitazione del 'No' ci sia la Conad, senza citarla, è il capogruppo di Forza Italia Lauro Biondi: “Questa protesta è del tutto legittima, ma ha un altro nome e cognome”.  

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Tensione nel finale della serata quando una domanda dal pubblico ha chiesto a Mezzacapo di rendere conto di una registrazione fatta durante una riunione della Lega in cui illustrando la delibera Mezzacapo spiega ai consiglieri del suo partito spiega che questa permetterà l'ingresso di Esselunga a Forlì. La registrazione è finita pubblicata sul Fatto Quotidiano. Si è andati allo scontro frontale quando la domanda ha insinuato che la delibera serva “a pagare un debito”. Netto Mezzacapo nella sua risposta: “Nel mio anno di assessore all'Urbanistica ho ricevuto 300-400 persone, tra cui rappresentanti di molte catene alimentari, tante volte i rappresentanti di Conad mentre non ho mai viato rappresentanti di Esselunga. Si possono criticare tutte le mie scelte urbanistiche, ma non mettere in dubbio la mia onestà, che è il mio vessillo, non devo pagare debiti a nessuno”.

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