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Quanto costano le operazioni chirurgiche? L’Ausl 'indaga'

Quanto costa ogni seduta di sala operatoria? Qual è l'impatto di una singola procedura chirurgica in termini di tempo e risorse impiegate? Il nuovo studio "e-Health Cost Management" mira a scoprirlo

Quanto costa ogni seduta di sala operatoria? Qual è l’impatto di una singola procedura chirurgica in termini di tempo e risorse impiegate? Il nuovo studio “e-Health Cost Management”, lanciato dall’Ausl di Forlì, in collaborazione con la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna, mira a scoprirlo. L’obiettivo, infatti, è offrire al management aziendale tutti i dati utili per una gestione più efficace del blocco operatorio, risparmiando tempo e risorse.

Per riuscirci si partirà da un’analisi mirata della mole di informazioni ricavate attraverso l’informatizzazione del percorso chirurgico dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, selezionata fra le 5 le migliori best practises a livello europeo nel campo delle pubbliche amministrazioni nell’ambito di Epsa 2011 (European Public Sector Award). Sulla scia di tale riconoscimento, l’Azienda ha deciso di andare avanti, sviluppando le potenzialità del progetto soprattutto in termini di analisi dei costi e controllo di gestione.

Proprio per questo, ci si avvarrà del prestigioso contributo del prof. David W. Young, professore emerito di Mangement alla Boston University School of Mangement, fra i maggiori esperti mondiali in Health Care Management, chiamato a presiedere il comitato scientifico, di cui fanno parte anche il dott. Giorgio Gambale, direttore dell’U.O. di Anestesia-Rianimazione e del Dipartimento dell’Emergenza, il dott. Vanni Agnoletti, della stessa unità, il prof. Emanuele Padovani, docente di Economia Aziendale dell’Università di Bologna, e la prof.ssa Rebecca Orelli.

«La nostra intenzione è aprire una nuova era, cercando di capire come vengono effettivamente impiegate le risorse all’interno del blocco operatorio che, in ospedale, rappresenta la maggior voce di spesa – illustra il dott. Giorgio Gambale – alla fine, attraverso una lettura in chiave economica delle informazioni già in nostro possesso grazie alla completa tracciabilità del percorso chirurgico, dovremmo essere in grado di stabilire quanto costa ogni intervento o procedura. Ed è esattamente per tale ragione che è stata coinvolta la Facoltà di Economia di Bologna». Condizione sine qua non per un’analisi di questo tipo è la disponibilità dei dati. «Sono fondamentali – sottolinea il prof. David W. Young – La tecnologia è importante, ma non basta». A Forlì, in virtù dell’impegno profuso in questi anni da tutto il personale del blocco operatorio, la mole di parametri monitorati e misurati è rilevante: durata dell’intervento, durata totale, durata media, numero di procedure, numero di procedure programmate e non, luogo in cui viene effettuata l’anestesia, destinazione del paziente una volta uscito dal blocco chirurgico, ecc. .

«Vogliamo cogliere le opportunità offerte da una simile banca dati che, al momento, si presta a una lettura clinica piuttosto che manageriale – spiega il prof. Emanuele Padovani –. L’obiettivo è migliorare il sistema informativo affinché anche i vertici aziendali possano trovarvi elementi utili, in particolare sotto l’aspetto economico e finanziario, per assumere decisioni che assicurino un uso sempre più razionale ed efficiente delle risorse». Proprio questo, d’altronde, è l’auspicio del direttore generale Licia Petropulacos. «Il nostro compito è far funzionare al meglio l’ospedale in un quadro economico generale difficile – dichiara – dal momento che il blocco operatorio ha un forte impatto in termini di costi, guardiamo con favore a tutte le iniziative che possono migliorarne il lavoro».

Contemporaneamente, lo studio cercherà di indagare, attraverso questionari e interviste a tutto il personale del blocco e alla direzione aziendale, i fattori alla base della riuscita del progetto d’informatizzazione del percorso chirurgico, così da capire meglio come sfruttarne le potenzialità nell’ottica di un’analisi dei costi e di controllo di gestione.

Da sottolineare, infine, che il progetto, dopo aver partecipato a Epsa 2011, è attualmente in gara al concorso UNPAS promosso dalle Nazioni Unite per riconoscere le pratiche più innovative a livello internazionale nel campo delle pubbliche amministrazioni.

 

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