Azione Cattolica, Edoardo Russo confermato presidente: "Investiamo su relazioni e formazione"

Intervista a Edoardo Russo, classe 1988, confermato presidente dell’Azione Cattolica diocesana di Forlì-Bertinoro per il secondo triennio 2020 - 2023

Ha già compiuto un primo mandato, raccogliendo ovunque ampi consensi per capacità relazionale e operativa. Il 30 maggio scorso, il vescovo di Forlì Bertinoro mons. Livio Corazza ha confermato Edoardo Russo, classe 1988, presidente dell'Azione Cattolica diocesana per il secondo triennio 2020 - 2023. “Sono grato al nostro vescovo – esordisce - per aver riposto in me rinnovata fiducia. Poter vivere questa esperienza di servizio è un dono grande e sono determinato a continuare a fare del mio meglio. Ho scelto di proseguire, in particolare per le relazioni che si sono create e che sono le fondamenta per generare processi di bene nella Chiesa e nella società”. 

Cosa trova di nuovo nell’Ac diocesana al termine del tuo primo mandato triennale?
Vedo un’Azione Cattolica promotrice di alleanze dentro e fuori la Chiesa, capace di unire e di farsi trovare pronta sapendo cogliere il bisogno che c’è. Lo dimostra l’impegno di tanti giovani e adulti, che, durante l’emergenza Covid, hanno saputo dar vita ad una serie di iniziative di solidarietà in collaborazione con il Comune, la Caritas e con l’Agesci: il servizio di “spesa a domicilio”, il “pasto gratis a casa” e la preparazione e consegna dei pacchi alimentari, ecc. Questo è stato possibile, sin da subito, grazie al grande spirito di collaborazione, coordinamento, ma soprattutto di amicizia che c’è tra AC e Agesci. L’Azione cattolica sta mostrando grandi capacità e senso di responsabilità.

Come pensa di incidere nella lotta per un mondo più vero e giusto, all’interno della chiesa ma anche nella società attuale?
Formando le menti e seminando le idee. Fornendo strumenti, spazi e luoghi che aiutino a maturare un pensiero critico, ma anche favorendo forti confronti che aprano ad una politica corretta e sensibile alla costruzione del bene comune.

Cosa è stato compiuto e cosa rimane da fare del suo progetto iniziale alla guida dell’Ac diocesana?
Giuseppe Lazzati diceva “contribuiamo al compimento”. Sono stati fatti tanti passi importanti e i progetti continuano a guardare ad una visione/modello di Chiesa e di testimonianza nella società che non si esaurisce in uno o due mandati di presidenza. All’inizio di questa esperienza di servizio, tre anni fa, mi ero prefissato di favorire alleanze e di maturare una più forte consapevolezza associativa e cristiana: andiamo avanti così.

Quali sfide si prefigge per il futuro dell’Ac e della chiesa forlivese?
Confido in un’Azione Cattolica in prima linea che abbia come casa la Chiesa e come strada il Mondo e che sia tessitrice di alleanze dentro e fuori la Chiesa. La pandemia ci ha costretto, finalmente, ad eliminare il “abbiamo sempre fatto così” e ci chiede piuttosto di essere “luce” tangibile nelle comunità e nelle realtà che abitiamo con una buona dose di creatività. Occorre concentrarsi sul modello evangelizzatore della Chiesa e sulla consapevolezza profonda di essere cristiani. Inoltre occorre uscire dal “campanilismo futile e disgregativo” per percorrere davvero un cammino pastorale condiviso, fatto di proposte ecclesiali mirate. La posta in gioco è molto alta.

Cosa propone per riavvicinare i giovani alla fede e più in generale all’impegno sociale?
I giovani hanno bisogno di vedere nei “più grandi” persone appassionate di vita. È fondamentale metterci in testa che, per “trattenerli”, non esiste solo il servizio educativo. Continuare a forzare la mano avendo in testa il modello di appartenenza ecclesiale che funzionava in passato, li farebbe scappare sempre più. Ecco allora la necessità di una formazione, anche sotto il profilo dell’educazione al bene comune, sempre più legata ai valori e ai principi essenziali.

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Quali nuovi gesti o parole crede si debbano usare per comunicare adeguatamente la grande verità, l’annuncio di cui siamo portatori?
Questo tempo di pandemia ci ha costretto a rivedere i linguaggi, gli approcci e le modalità per camminare insieme. Le piattaforme social, gli ambienti “online”, le mail e le chat non sono un mondo irreale, staccato dalla vita, ma ambienti in cui avvengono conversazioni reali, interazioni tra persone reali che producono conseguenze nella quotidianità delle relazioni e degli stili di vita. Sono pienamente convinto che sia importante formarci per saper stare dentro questi spazi ed educare ragazzi, giovani e adulti ad abitare questa dimensione con responsabilità. Detto ciò, sarebbe un passo falso dimenticare il primato della persona, lo scambio di relazioni, oltre che di informazioni, che passano da una chiamata telefonica, da un “andare a trovare a casa”, da un contatto visivo con genitori e adulti, ragazzi e studenti che danno sapore di autenticità e che fanno la differenza.

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