Cronaca

Azione cattolica, Edoardo Russo: "Un dovere accogliere i profughi afgani e non, l'alternativa è il caos"

"Nell’Unione europea vivono mezzo miliardo e più di anime che possono e devono prepararsi e attrezzarsi per riceverne nel tempo un milione e anche più, distribuendo concordemente lo sforzo sulle spalle di ciascun Paese"

"Oggi è l’Afghanistan ieri era la Siria, da sempre l’Africa e in particolare il Sahel. Forse dovremmo accettare, una volta per tutte, per noi e per le generazioni a venire che migrare non è un fenomeno passeggero, un incidente nella storia umana, ma qualcosa con cui convivere, certo da gestire e magari meglio di come si è fatto, che non può essere risolto con la forza. Per non dire del fatto che sempre più di frequente ad alzare muri e stendere filo spinato sono Stati che solo qualche ora prima hanno celebrato i “valori europei”. E' quanto afferma il Presidente di Azione Cattolica Diocesi Forlì-Bertinoro Edoardo Russo.

"Per nostra fortuna la storia ci dice che prima o poi anche i muri crollano e i confini impenetrabili si svelano porosi e che non esiste tecnologia al mondo che possa impedire ad un essere umano di cercare un luogo migliore dove poter vivere e dare un futuro a sé e ai propri figli. E dunque, ora che ci troviamo ad affrontare la tragedia afghana, l’ennesimo fallimento della politica estera americana e di tutti coloro che non hanno compreso che la democrazia non si esporta come una lattina di Coca-Cola, ma si costruisce nel tempo e con pazienza, nel dialogo con tutti e nella condivisione di principi e regole, dobbiamo partire dall’esperienza storica e almeno questa volta provare a gestire - e a investire - su questa massa di uomini, donne e bambini in cerca di libertà e speranza. Farlo non è solo un atto di misericordia e tener fede ai “valori europei” che si predicano ma un atto di pura convenienza. Costa meno gestire l’integrazione dei migranti, specie in paesi che misurano tra l'altro tassi di natalità bassi e impoverimento demografico, che gestire blocchi navali, aerei e terrestri".

"Se l’Europa è ancora quella di Spinelli e Schuman, De Gasperi, Monnet e Adenauer, - prosegue Russo - se l’Unione non è solo una parola vuota, e se la vecchia (in più sensi) Europa vuole avere un posto nel mondo, noi i profughi, afghani e non, li dobbiamo accogliere. Trattandoli come si deve a chi soffre anche per causa delle nostre incursioni armate in terre che non ci appartengono più, ma verso le quali esibiamo talvolta languide riflessi neocoloniali, ribattezzati “guerra al terrorismo” o “esportazione della democrazia”. Nell’Unione europea vivono mezzo miliardo e più di anime che possono e devono prepararsi e attrezzarsi per riceverne nel tempo un milione e anche più, distribuendo concordemente lo sforzo sulle spalle di ciascun Paese in proporzione alle sue risorse. L’alternativa è un caos crescente e la coscienza sporca".

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