Cronaca

Badante di un disabile costretta a separarsi dal figlioletto per andare al Covid Hotel, oltre il danno la beffa

Attualmente ospitata presso l'hotel Covid perché dal 3 novembre è stata messa in quarantena obbligata e, dopo un primo tampone risultato fortunatamente negativo, ora è in attesa del secondo

Preoccupata e confusa. Si sente così Laura Tedaldi, 31enne di Forli, attualmente ospitata presso l'hotel Covid perché dal 3 novembre è stata messa in quarantena obbligata e, dopo un primo tampone risultato fortunatamente negativo, ora è in attesa del secondo a cui verrà sottoposta il 12 novembre. "Abito con mio figlio, due genitori di salute cagionevole e uno zio disabile - spiega Laura - per questo motivo quando è emerso che il ragazzo disabile a cui faccio la badante era positivo l'Ausl mi ha subito contattata per la quarantena. E non potendola trascorrere a casa per motivi logistici sono dovuta entrare nell'hotel. Da un momento all'altro mi è cambiata la vita. Ho dovuto abbandonare la casa, il figlio piccolo, i genitori. E fortunatamente non sono positiva. Quello che spesso non si dice è la solitudine di tante famiglie e i disagi che provoca questo maledetto virus".

Ma oltre al disagio c'è anche molta confusione e preoccupazione nella testa di Laura. Alcuni giorni fa infatti quando ha chiamato il Caf per chiedere se la quarantena venisse paragonata alla malattia e, quindi, essendo una colf assunta a tempo indeterminato, in questo lasso di tempo fosse retribuita regolarmente, ha ricevuto una risposta che mai si sarebbe aspettata. "No purtroppo se resta negativa non c'è il diritto a essere retribuita per la quarantena" mi hanno risposto dal Caf  - spiega Laura - Praticamente ero in malattia solo se mi ammalavo, altrimenti ferie. Ma non l'ho mica voluto io mettermi in quarantena. E' stato l'Ausl che, giustamente, mi ha obbligato. Quello che posso provare è la richiesta di un indennizzo alla cassa Colf. Devo dire che tutto questo, se è vero e confermato, non mi pare affatto giusto". 
 

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