Ucciso da un malore a 7 anni, polemica su soccorsi e assenza del defibrillatore

All'arrivo dei soccorritori la situazione era già disperata, neanche le manovre salvavita con la defibrillazione hanno dato esito positivo

Accertamenti sanitari scrupolosi e approfonditi: è quanto ha ordinato la Direzione sanitaria dell'Ausl sul decesso di Diego Marisi, morto sabato sera all'età di 7 anni, mentre giocava ad una festa di compleanno che si teneva ad "Happyland", la grande area giochi con gonfiabili e altre attrazioni nel retro della fiera di via Punta di Ferro, meta di migliaia di famiglie specialmente in inverno. I carabinieri, dopo un primo intervento sul posto, assieme al 118, non procederanno ad ulteriori indagini in quanto il tragico episodio al momento non viene ritenuto di rilevanza giudiziaria, mentre l'autopsia che sarà eseguita nel pomeriggio di lunedì è di natura sanitaria, senza periti legali, indirizzata cioé ad individuare le cause esatte della morte, sebbene sia abbastanza evidente la natura cardiaca del problema. Il piccolo Diego aveva una situazione pregressa particolarmente delicata e complessa, fin dalla nascita, tanto che aveva già subito due interventi chirurgici ed era monitorato costantemente da medici specializzati. Proprio per questo non poteva fare sport, ma ad essergli stato fatale è stata una normale attività ludica, dove inevitabilmente i bambini corrono e si dimenano.

Il tutto si è verificato intorno alle 22,30 di sabato. In quel momento ad "Happyland" c'erano diversi compleanni in programma, e circa un centinaio di persone, tra bambini e genitori accompagnatori. Al malore del bambino le telefonate al 118 sono iniziate ad arrivare numerose e sempre più concitate: "Fate presto, un bambino sta morendo". All'arrivo dei soccorritori la situazione era già disperata, neanche le manovre salvavita con la defibrillazione hanno dato esito positivo e, come ultimo tentativo per strapparlo ad una morte che di fatto era già sopraggiunta, il personale dell'ambulanza ha tentato un'ultima disperata corsa in ospedale, dove però è rimasto poco altro da fare se non dichiarare il decesso. La notizia del piccolo Diego  ha suscitato un vasto cordoglio in città, visto che la famiglia del bambino è molto conosciuta a Forlì per la sua attività nel basket locale: il nonno Adolfo Marisi è stato un giocatore ed allenatore e anche il padre Francesco ha giocato a lungo. 

Polemica sui soccorsi

Di fronte alla tragica morte di un bambino di 7 anni inevitabile è il pensiero se si sia fatto tutto l'indispensabile per salvarlo, partendo con domande "e se?" a cui ora, col senno del poi, è difficile dare risposte. Molti dei presenti hanno lamentato un ritardo dei soccorsi, parlando di 15-20 minuti di attesa prima dell'arrivo del 118, troppo per un intervento in città. A testimonianza di questa tensione crescente all'interno di Happyland ci sono anche le numerose telefonate alla centrale del 118, che sollecitavano l'urgenza dell'intervento, dopo la prima chiamata. Un'attesa, col bambino esanime sotto le manovre di rianimazione praticate da qualcuno dei presenti, che in quel contesto, con oltre cento persone ammutolite nel dramma, è apparsa infinita. Per questo, anzi, sarebbero stati anche chiamati i carabinieri, al fine di constatare un supposto ritardo dei soccorsi. Tuttavia dall'Ausl fanno sapere che dal momento della telefonata all'arrivo dei sanitari sul paziente sono passati 10-12 minuti, che è un tempo definito congruo. L'auto medicalizzata, col medico di pronto soccorso a bordo, invece è arrivata successivamente, proveniente direttamente da un altro intervento. Anzi, nell'esasperazione del momento - rilevano dall'ospedale - qualcuno dei presenti (non i genitori e i parenti) ha indirizzato ai sanitari del 118 delle parole di critica, senza tuttavia ritardare il soccorso, ma facendo operare il personale in un clima di ostilità. In ogni caso, per casi analoghi a questi, esistono riscontri fattuali dal momento che telefonate e movimenti delle ambulanze sono continuamente tracciati e ad essi bisogna guardare perché in tali circostanze non è rara una percezione di tempo più dilatata.

Assenza del defibrillatore

Purtroppo, con problemi di natura cardiaca anche quella manciata di minuti necessaria per l'arrivo dell'ambulanza sono spesso un fattore determinante e tra le principali cause di morte. Per questo ormai una moltitudine di impianti sportivi sono dotati di defibrillatore semi-automatico, facilmente utilizzabile dal personale interno dopo un corso di formazione. Anche l'adiacente palafiera è ovviamente dotato di defibrillatore. E il secondo "E se?" è proprio "E' se nell'area giochi ci fosse stato un defibrillatore?". La defibrillazione è stata operata dal personale del 118 quando ormai erano passati oltre dieci minuti dal malore che ha stroncato il piccolo. Tali defibrillatori, per quanto utili, non sono obbligatori. Numerosi programmi di associazioni di volontariato e operatori del settore hanno portato sul territorio ormai decine di defibrillatori semi-automatici (nelle scuole, negli impianti sportivi, nei locali e negli enti pubblici). Ma ad Happyland non c'era. Altra domanda, a cui solo l'autopsia potrà dare risposta, è se anche un eventuale uso di un defibrilaltore automatico avrebbe potuto cambiare qualcosa, data la complessità dei problemi cardiaci del bambino.

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